Il protossido d’azoto (N₂O), più comunemente noto come “gas esilarante” per i suoi effetti sull’umore umano, è un composto chimico che, pur non essendo molto utilizzato in apicoltura, ha trovato applicazioni specifiche per agevolare il lavoro degli apicoltori. Nonostante il suo impiego sia ancora marginale, quando le api vengono sottoposte a questo gas si verifica una temporanea inibizione della loro attività, facilitando operazioni complesse e potenzialmente pericolose. Tuttavia, come accade con ogni strumento chimico, è importante utilizzarlo con cautela e consapevolezza delle sue implicazioni.
Usi pratici del protossido d’azoto in apicoltura
In alcune situazioni, l’utilizzo del protossido d’azoto in apicoltura può facilitare diverse operazioni cruciali. Gli apicoltori ricorrono a questo gas principalmente quando le api sono particolarmente nervose o aggressive, o quando è necessario compiere operazioni delicate senza mettere a rischio la salute dell’intera colonia.
Ad esempio, il protossido d’azoto può essere impiegato per spostare le api in qualsiasi parte dell’apiario o nel raggio di volo delle stesse. L’anestesia temporanea provoca una perdita parziale di memoria nelle api, impedendo loro di ritrovare immediatamente la via del ritorno all’alveare e di orientarsi correttamente. Questo principio si applica anche al recupero di sciami selvatici che si disperdono o si trovano in posizioni difficili da raggiungere: la sedazione temporanea consente di recuperarli senza danneggiarli. Lo sciame, sebbene apparentemente “addormentato”, non subisce alcun danno permanente.

Inoltre, il protossido d’azoto facilita l’inserimento di una regina feconda o di una cella reale matura, rendendo l’operazione più agevole e sicura in alveari orfani di regina o quando è necessario sostituirla. Allo stesso modo, è utile nella costituzione di nuclei o mini nuclei di fecondazione, permettendo la creazione di nuovi sciami senza preoccupazioni che le api ritornino all’alveare originario, riducendo il rischio di disorientamento o conflitto. Infine, nelle operazioni di riunione di famiglie o di rinforzo delle colonie, il protossido d’azoto rende l’intervento meno rischioso, diminuendo l’aggressività tra le diverse famiglie di api.
Le proprietà chimiche e fisiche del protossido d’azoto
Il protossido d’azoto è un gas incolore e inodore, noto per le sue proprietà sedative e anestetiche. Viene spesso utilizzato in medicina come anestetico per interventi chirurgici di minore entità e in odontoiatria per la sedazione dei pazienti. Fu isolato per la prima volta dal chimico inglese Sir Humphry Davy nel 1799, che lo descrisse come un gas capace di indurre euforia, da cui il termine “gas esilarante”. Le sue proprietà narcotiche sono state successivamente sfruttate anche in ambito chirurgico, dove si è rivelato utile come anestetico.
in apicoltura, il protossido d’azoto viene impiegato principalmente per la sua capacità di indurre una sedazione temporanea efficace senza provocare danni permanenti. Agisce sul sistema nervoso delle api, riducendo l’attività motoria e la reattività e portandole a uno stato di immobilità temporanea, ideale per operazioni delicate.
Come ottenere il protossido d’azoto in apicoltura
Sebbene il protossido d’azoto sia acquistabile da fornitori specializzati di materiale apistico, un apicoltore può produrlo in modo relativamente semplice utilizzando il nitrato d’ammonio (NH₄NO₃), un composto chimico impiegato anche come fertilizzante in agricoltura e facilmente reperibile sotto forma di cristalli incolori e inodori presso tutti i consorzi agrari, a basso costo. Questo composto è molto solubile in acqua (1920 g/l a 20 °C), il che significa che 1 litro d’acqua a 20 °C può sciogliere fino a 1920 grammi di sostanza, ed è mediamente solubile in etanolo (38 g/l a 20 °C). Inoltre, è stabile a temperature ordinarie. La decomposizione termica di questo composto, che avviene a temperature elevate, produce protossido d’azoto e acqua.

Procedura per la decomposizione del nitrato d’ammonio
Per ottenere il protossido d’azoto in modo sicuro ed efficace, l’apicoltore deve procedere come segue:
- Preparare l’affumicatore: Inserire circa 5 grammi di nitrato d’ammonio (circa un cucchiaino da caffè) nell’affumicatore, sopra il combustibile acceso.
- Riscaldare il composto: Quando il nitrato d’ammonio si decomporrà, si libererà protossido d’azoto insieme a vapore acqueo, creando un fumo bianco e denso.
- Direzionare il fumo sulle api: Il getto di fumo deve essere indirizzato verso l’alveare o il gruppo di api da anestetizzare. Dopo 15-20 secondi di esposizione, le api entreranno in uno stato di sedazione temporanea della durata di circa 15 minuti.
Per ottenere una produzione costante di protossido d’azoto, è consigliabile preparare delle strisce di juta imbevute di una soluzione di acqua e nitrato d’ammonio (rapporto 1:2), lasciarle asciugare al sole e poi conservarle in sacchetti di plastica sigillati per evitare che assorbano umidità. Queste strisce possono poi essere inserite nell’affumicatore per garantire una combustione continua e sicura del nitrato d’ammonio.
Rischi e precauzioni nell’uso del protossido d’azoto

Sebbene il protossido d’azoto sia generalmente sicuro per le api se utilizzato correttamente, ci sono alcuni rischi da tenere in considerazione. Un dosaggio errato può portare a un sovradosaggio di protossido d’azoto, che potrebbe danneggiare le api o addirittura ucciderle; è quindi fondamentale rispettare le dosi raccomandate e monitorare attentamente la reazione delle api. Inoltre, durante la sedazione, le colonie non sono in grado di accudire la covata, con conseguente rischio di raffreddamento e morte della stessa, soprattutto quando le temperature sono basse.
Il rischio di surriscaldamento è un altro fattore da considerare: se l’affumicatore viene utilizzato in condizioni di alta temperatura esterna o se il numero di api nella colonia è elevato, le api potrebbero soffrire di surriscaldamento, con conseguente morte per disidratazione o esaurimento. Anche l’apicoltore deve prendere precauzioni: l’inalazione di protossido d’azoto, anche a basse concentrazioni, può causare vertigini, mal di testa o nausea, mentre esposizioni più elevate possono avere effetti anestetici sugli esseri umani. Per questo motivo è fondamentale lavorare in ambienti ben ventilati e indossare eventualmente dispositivi di protezione personale, come maschere o respiratori.
Conclusioni
Il protossido d’azoto è uno strumento che, se usato correttamente, può semplificare molte operazioni delicate in apicoltura. Tuttavia, la sua applicazione deve essere limitata a situazioni specifiche e gestita con attenzione, per evitare danni sia alle api sia all’apicoltore. L’adozione di buone pratiche, come il rispetto delle dosi e l’osservazione delle reazioni delle api, è essenziale per garantire che l’uso di questo gas rimanga sicuro ed efficace per la gestione delle colonie.
Pasquale Angrisani
Aggiornato il 25 marzo 2026
Apicoltore Moderno


Vorrei avere la certezza di quello che ho letto nell’articolo. Il nitrato di ammonio è quello che si usa in agricoltura come fertilizzante che si vende nei consorzi agrari.
Il nitrato d’ammonio è uno dei più importanti composti azotati, usati come concime in agricoltura, che si vende nei consorzi agrari. È stabile a temperatura ambiente, ma se viene bruciato nella caldaia dell’affumicatore ad una temperatura di 170 – 260°C si decompone producendo il protossido di azoto che è un narcotico sintetico per le api.
Vero ? Grazie e buona giornata
Ho cercato disperatamente nei consorzi agrari il nitrato di ammonio, non lo si trova quasi mai puro. Con una ricerca in internet ho scoperto che è il reagente principale nelle buste di ghiaccio istantaneo, molto più facilmente reperibile in farmacia e in quantità più che sufficiente per scopi apistici (150 gr per busta).