sabato , 25 Maggio 2024
Cenni sul fenomeno della sciamatura
Foto di M. Roth da Pixabay

Cenni sul fenomeno della sciamatura

La sciamatura è sicuramente il fenomeno al contempo più complesso, affascinante e misterioso della’vita delle api. Misterioso in quanto le conoscenze di cui disponiamo non escludono nuove scoperte in questo campo e nonostante le diverse tecniche di gestione delle colonie operate dell’uomo, la sciamatura è un fenomeno ricorrente anche nelle aziende professionistiche.

Certo è che il fenomeno rappresenta il metodo di moltiplicazione naturale delle colonie, caratterizzandosi come scopo primario ed essenziale di ogni stagione produttiva; tuttavia non sono ancora conosciuti tutti i fattori che portano la famiglia ad allevare nuove regine in quel determinato momento, che può variare da arnia ad arnia.

La sciamatura ha luogo in primavera (già da marzo nella zona del Mediterraneo, in aprile – maggio o più tardi nella fascia alpina), quando l’aumento della popolazione data dall’importazione nettarifera e dal conseguente aumento di deposizione dell’ape regina, comporta carenza di spazio all’interno dell’alveare. In presenza di queste condizioni le api operaie iniziano ad allevare nuove regine costruendo celle reali con attività frenetica. Senza l’intervento dell’apicoltore la famiglia sciamerà e un grappolo d’api si poserà su di un ramo a poche decine di metri dall’alveare. La propensione della colonia alla sciamatura è un dato variabile e da considerare come un carattere negativo per una gestione, da parte dell’ apicoltore, mirata alla produzione di miele; mentre un tempo la sciamatura era attesa quale unico metodo per aumentare il numero delle famiglie, oggi la si vuole evitare per non incorrere nei rischi e inconvenienti che possono provocare, quali la perdita dello sciame o il difficile recupero della famiglia superstite dato magari da una stagione difficile dal punto di vista meteorologico.
Vorrei analizzare, seppur brevemente, i diversi fattori che portano le famiglie alla cosiddetta “febbre sciamatoria” e i diversi momenti in cui si divide e si compie il fenomeno.

La colonia che si prepara alla sciamatura dimostra un’attività frenetica, la temperatura all’interno dell’arnia aumenta, si notano numerosi fuchi all’interno della famiglia. I fuchi compaiono soltanto nel periodo primavera -estate, quando possono riuscire utili per una eventuale fecondazione, unico compito che loro spetta  e quando il raccolto è copioso. Pigri, fisiologicamente incapaci di qualsiasi attività utile e persino di nutrirsi autonomamente, sono tollerati solo quando il loro intervento può essere necessario: in autunno le operaie li scacciano dall’alveare trafiggendoli col pungiglione o lasciandoli morire di fame.

Cenni sul fenomeno della sciamatura
Operaie che si posano sul ramo prescelto dalla regina

La carenza di spazio è il segno più evidente della probabilità di una sciamatura: la regina non ha spazio per deporre e l’importazione nettarifera è ancora forte pur essendo esaurito lo spazio a disposizione delle operaie per l’immagazzinamento del prodotto. In presenza di queste condizioni, la probabilità di sciamatura può variare da famiglia a famiglia a seconda dei seguenti fattori:

  1. Presenza di una regina “vecchia”, non in grado di sostenere un’estensione di covata femminile sufficientemente sana e compatta. Le api regine sono diverse tra loro e possono differenziarsi in modo evidente per efficienza sin dal secondo anno di vita. Durante la visita primaverile degli alveari è bene sostituire quelle api regine che sembravano efficienti in autunno ma che non riescono a “decollare” nel mese di aprile. Una regina più vecchia, oltre che diminuire gradualmente la propria capacità di deposizione emette poi meno feromone, sostanza chimica che nel complesso meccanismo della comunicazione all’interno dell’alveare inibisce la sciamatura mantenendo la coesione. Questa “sostanza della regina” fra i quali componenti c’è l’acido “(E)-9-ossi-2-d/ecenoico”, è avidamente leccata dalla piccola corte di operaie che sempre l’attorniano, distribuita e dipartita a tutti i membri della comunità rendendoli consci della presenza di una regina idonea ed inibendo l’allevamento di una regina nuova e la comparsa di operaie ovificatrici. E’ quando il rifornimento diminuisce o cessa che le operaie iniziano la produzione di celle reali dando il via a fenomeni quali la sostituzione naturale della regina e la sciamatura.
  2. Presenza di una regina giovane figlia di una sciamata l’anno precedente; quest’ape regina è molto probabilmente dotata di una grande propensione alla sciamatura.
  3. Presenza di una regina giovane ma inefficiente, vuoi perché proveniente da “celle di emergenza”, allevate a partire da larve con età superiore alle 36-48 ore, vuoi perché malfecondata a causa di un qualsiasi inconveniente verificatosi durante il volo nuziale.

Come si può notare la valutazione dell’ape regina è fondamentale al fine della preparazione delle famiglie sin dalla primavera, se si vogliono evitare fenomeni di “intoppo” quali quello della sciamatura. Una famiglia “è” la sua regina, lo sanno bene gli allevatori che sulla selezione genetica hanno impostato il loro metodo di lavoro.
La puntuale sostituzione delle api regine è quindi tecnica buona per incrementare popolazione e produzione ed efficacie per limitare fenomeni di sciamatura e sostituzione spontanea, che non garantisce certo, vista la madre, la crescita di una valida regina. A parte il controllo e la puntuale eliminazione delle celle reali, lavoro faticoso ed estremamente lungo specie se gli alveari sono tanti, è importante bilanciare correttamente la quantità di covata all’interno delle famiglie (6-7 favi) aggiungendo in caso, al posto del telaino di covata che potremo utilizzare per rinforzare una famiglia più debole, un foglio cereo. Anche la posa del melario nei tempi giusti è importante: meglio prima che poi, quando ormai è troppo tardi per fermare lo sciame.

Nata la nuova regina questa distrugge tutte le altre celle reali presenti e lo sciame è ormai in partenza: in una giornata con le condizioni. climatiche adatte lo si può vedere partire freneticamente dal predellino dell’arnia per trasformarsi in una nube d’api che appare inizialmente senza: meta. L’ape regina si posa poi su di un ramo o in qualsiasi altro luogo a seconda della sua capacità di volo e presto si assiste, nel luogo prescelto, alla formazione di un glomere d’api che la coprirà proteggendola. Si dice comunemente che le api in sciamatura sono mansuete, tanto da rendere superfluo l’uso dell’ affumicatore durante l’operazione di prelievo, consiglio tuttavia, specie se si è allergici alle punture d’api, un’adeguata protezione.

La cattura dello sciame

Se il glomere è esposto alla luce del sole lo sciame può ripartire, anche dopo poche ore, alla ricerca di un luogo più consono per la propria sopravvivenza, fino a percorrere anche alcuni chilometri. Non è raro che vecchie arnie abbandonate, contenenti vecchi favi, vengano occupate dalle nuove inquiline. A volte vengono occupate intercapedine dei muri, vani delle finestre etc…, rendendo particolarmente difficoltoso il recupero da parte dell’ apicoltore.

Non vi è nessuna tecnica ben precisa per attuare la cattura dello sciame: essa varia infatti a seconda della sua ubicazione e del materiale di cui si dispone o che si ha sotto mano. E’ necessario innanzitutto isolare il ramo sul quale si trovano le api, aiutandosi con delle cesoie. Vi si pone sotto un’ arnia o un’arnietta leggera pigliasciami e si taglia con delicatezza il ramo che poi verrà posato sui telaini già pronti e guarniti di foglio cereo. Affumicare poi leggermente, in modo che tutta la popolazione si incammini all’interno della nuova casa. Quando tutte le api vi saranno entrate, di sera, potremo trasportare il tutto al posto definitivamente assegnatogli.

In altre circostanze, a seconda dell’ubicazione dello sciame, è necessario scuoterlo davanti all’entrata dell’arnia su una tavola di legno, facendo poi entrare le api sempre con l’ausilio del fumo.

Generalmente lo sciame recuperato dimostra una straordinaria propensione alla crescita, ma solo con condizioni climatiche ed ambientale particolarmente favorevoli e con più fioriture a disposizione riesce a produrre nella stessa stagione.

“La sciamatura è la festa del miele, la vittoria della razza e dell’ avvenire, è il solo giorno di gioia, d’oblio e di follia, l’unica domenica delle api” dice Maurice Maeterlinck nel suo stupendo libro “La vita delle api”, nel quale più oltre continua: “Nell’alveare c’è un’agitazione incomprensibile e un disordine di cui non si riesce a scoprire il motivo.

Le api ora stanno immobili, ma non inattive, ora impazzite si muovono in cerchi compatti, poi una grande emigrazione, non alla cieca, ma un sacrificio ragionato della generazione presente alla generazione futura.

Lo sciame partirà all’apogeo della prosperità quando l’immenso palazzo delle centoventimila cellette allineate rigurgitano di miele e polline”.

Sara Giorgi
Fonte: Apinforma Anno X n. 2

Info Redazione

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