sabato , 24 Febbraio 2024
Sciamatura

La riproduzione delle colonie e i misteri della sciamatura

Descriviamo le differenti situazioni che si possono verificare in un’arnia all’ avvicinarsi della sciamatura e al tempo dell’allevamento delle regine.
La varietà degli aspetti di questi fenomeni ci porta ben lontano da uno schema di svolgimento semplice e ben delineato.
Vedremo infatti che le cause e le spiegazioni possibili sono molteplici e come spesso avviene nei fenomeni biologici è probabile che tutti i fattori predisponenti intervengano anche se in diversa misura.

I FATTORI DEL DISTACCO
Tra le cause probabili della sciamatura, le due principali sembrano essere la mancanza di spazio e la diminuzione del ferormone reale. In piena stagione una famiglia in buona salute aumenta ogni giorno il numero dei suoi membri.
Avviene spesso che questa esuberanza sia tale che la colonia si ritrovi sovrappopolata in rapporto allo spazio di cui essa dispone. In questo caso, le api addossate le une contro le altre rallentano considerevolmente la loro attività, fino a diventare immobili allorché la densità raggiunga tre volte tanto ciò che i telaini possono normalmente sopportare.

Spesso, una parte di api si raggruppa allora fuori dall’arnia, in prossimità dell’entrata, in una sorta di «barba» pendente segno per l’apicoltore di una prossima sciamatura. La mancanza di spazio sembra dunque determinante per la divisione della famiglia tanto che si può provocare artificialmente il fenomeno costringendo una famiglia in una arnia troppo piccola.

Tuttavia questo non chiarisce appieno le cause della sciamatura. È qui che interviene il fattore ormonale e si può così spiegare l’allevamento delle regine. Da molto tempo è stata accertata l’esistenza di un ferormone prodotto a livello delle ghiandole mandibolari della regina, che viene diffuso all’interno della famiglia tramite lo scambio costante di nutrimento tra gli individui (trofallassi), dalle nutrici alle bottinatrici. Uno dei ruoli principali di questa sostanza sembra essere quello di inibire nelle operaie il bisogno istintivo di costruire celle reali e di intraprendere l’allevamento delle regine.

Quando però la famiglia diventa troppo numerosa, il tasso di diluizione dell’ ormone diventa troppo basso e non è più in grado di svolgere la sua funzione. Inizia così l’allevamento reale con le conseguenze del caso. Questo meccanismo permette di spiegare la messa in moto delle fasi di allevamento della regina nell’eventualità di perdita accidentale della stessa.
Ugualmente si verifica questa sequenza nel caso di una regina troppo vecchia che non emette più ormoni inibitori o nel caso una regina giovane i cui ferormoni fossero poco efficaci.
Riduzione di spazio e diluizione della sostanza reale sembrano dunque correlati non consentono di spiegare tutto. Infatti succede che le api possano abbandonare repentinamente l’allevamento in caso di brusco abbassamento della temperatura.

Entra quindi in gioco il fattore climatico che ha un suo ruolo specifico e determinante. Si è potuto constatare effettivamente che la sciamatura o la sciamatura multipla si realizzano in estate o in primavera, in entrambi i casi, in modo analogo e hanno inizio allo stesso modo.

È molto probabile che esista nell’ ape un orologio fisiologico che regola il suo ciclo in funzione dell’ alternanza delle stagioni. Infine le abbondanti raccolte di nettare e il conseguente immagazzinamento di miele, riducendo lo spazio disponibile per la covata, limiterebbero le sciamature.

IL FINALE: L’USCITA DELLO SCIAME
Qualche giorno prima della nascita delle nuove regine l’ape regina lascia la colonia madre trascinando con sé il suo sciame. Schema classico che è ben lontano dal riflettere ogni volta la reale complessità del fenomeno.
Più autori testimoniano infatti che la regina «sembra» allontanarsi controvoglia ed è frequente che siano le operaie stesse a trascinare la loro regina verso l’uscita sforzandola ad abbandonare l’alveare.

Qui il vecchio mito della regina che conduce lo sciame subisce un grosso contraccolpo. Pertanto si può ben affermare che sia la regina responsabile della coesione dello sciame (per via del già citato ferormone reale), ma sembra che siano soprattutto le operaie ad essere protagoniste del movimento di uscita. Parecchi giorni prima della sciamatura le esploratrici sono partite alla ricerca di nuove cavità per lo stabilirsi della futura colonia.
Si può quindi osservare qualche volta partenze di sciami senza regina non avendo questa lasciato l’alveare nel medesimo tempo. In questo caso lo sciame si accorge presto della sua assenza e torna subito indietro per recuperare la sua indispensabile regina.

Notiamo altresì che il numero delle api sciamanti sembra corrispondere in media ai due terzi dell’effettivo della colonia e non alla metà come si dice spesso. Lo sciame che lascia l’alveare non parte a caso, immediatamente dopo il «decollo» cerca generalmente un punto d’attacco, il più sovente un ramo in prossimità dell’alveare d’origine. Quando il tempo è particolarmente caldo le api vi possono intraprendere la costruzione di favi all’aria aperta. Ma abitualmente, lo sciame rimane sul posto il tempo strettamente necessario prima di occupare la dimora definitiva. È sempre in questo periodo, la cui durata è molto variabile, (anche un giorno o più) che le api effettuano le danze dello sciame.

Le informazioni per le api sono codificate entro le movenze stesse della danza, le danze dello sciame sono strutturate con gli stessi principi di quelle che rivelano un pascolo con la differenza che queste portano ai siti di rifugio possibili per la nuova dimora.

Le esploratrici partite alla ricerca di cavità qualche giorno prima dello sciame, sono forse delle bottinatrici che hanno terminato la raccolta del nettare a causa della eccessiva quantità di provviste stipate. Poco dopo la partenza dello sciame, allorché questo si è sistemato in attesa, sono le stesse esploratrici che effettuano la loro danza sulla superficie dello sciame. Con questo mezzo esse indicano alla colonia la direzione e la distanza della cavità che esse hanno scoperto. Se nel territorio non esistono che poche possibilità di stabilirsi, la scelta sarà presto fatta e lo sciame lascerà rapidamente il suo punto di raccolta.

Come si effettua la scelta, se per esempio, le cavità sono numerose e le esploratrici ne segnalano parecchie potenzialmente utilizzabili? In questo caso una sorta di competizione entra in gioco tra le danzatrici. Infatti per essere adatti ai bisogni delle api gli «alloggi» devono avere un certo numero di precise caratteristiche. Le esploratrici mostrano, nel corso delle loro danze, una eccitazione, un dispendio di energie, una perseveranza tanto più forte quanto la qualità del rifugio è grande. Poco a poco, l’attenzione delle danzatrici meno accanite è rivolta verso quelle che difendono la loro scelta con più convinzione. Le differenti direzioni indicate si riducono progressivamente.

Alcune api vanno verso le cavità indicate per rendersi conto della qualità del rifugio, e sono tanto più numerose quanto la danza è persuasiva. Al ritorno, se il sito, corrisponde alle loro attese si mettono anch’esse a danzare per indicare la medesima scelta delle scopritrici e la eccitazione delle danzatrici cresce tanto più quanto il «va e vieni» verso il futuro nido è frequente.

Man mano le possibilità meno interessanti vengono eliminate e dopo un po’ di tempo tutte le esploratrici effettuano la medesima danza. Da allora la scelta è fatta. La partenza dello sciame verso il nuovo rifugio è spesso accompagnata da un forte brusio prodotto dalle vibrazioni del torace e dell’ addome delle operaie. Concludendo non possiamo non sottolineare la complessità dei fenomeni descritti; un allevamento reale può essere seguito tanto da una sciamatura quanto da una sciamatura multipla ben sovente senza che si possa predire quello che sarà l’esito finale.

Delle sciamature semplici o multiple, delle regine che si uccidono tra loro o sono uccise dalle operaie allo stato larvale o adulto, delle colonie con due regine, degli sciami senza regine, la natura sembra ingegnarsi a complicare le cose e a moltiplicare le eccezioni.

QUALI CARATTERISTICHE LE API RICERCANO PER I LORO NIDI?
La scelta del nido operata dalle api nel periodo della sciamatura solleva un’altra questione: con quali criteri le api effettuano questa scelta? Nel 1955 Martin Lindauer aveva potuto dedurre che le api sembrano preferire un paniere ad un arnia di bosco, che esse ricercano i siti al riparo del vento e il più vicino possibile al punto di appoggio dello sciame. Più recentemente Thomas Seeley negli USA, ha scoperto che un nido naturale tipico occupa un cavo d’albero longitudinale di 45 litri circa. Da queste ricerche, i criteri di scelta sono i seguenti:

  •  il volume della cavità deve essere compreso tra i 15 e i 100 litri. Al di sotto non può contenere una riserva sufficiente per l’inverno e al di sopra diventa troppo difficile da riscaldare,
  • la dimensione dell’ apertura di entrata deve essere di almeno 50 cm’ per poter essere sorvegliata facilmente e limitare gli scambi con l’ambiente interno,
  • l’altezza del nido deve essere almeno posta ad almeno 2 metri sopra al suolo per limitare i rischi di distruzione dei predatori,
  • l’esposizione dell’entrata situata a sud offre un’area di decollo calda e soleggiata.

La presenza di favi nella cavità, provenienti da una precedente famiglia dispersa limita il dispendio di energia nella costruzione dei favi cerei.
La conoscenza di questi criteri è utile all’apicoltore che vuole recuperare degli sciami poiché permette di costruire e di disporre delle arniette trappola in modo da offrire il massimo di attrattivi alle api e aumentare le possibilità di cattura.

Nadia Protti
Fonte: L’Ape Nostra Amica Anno XIV n. 2

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