sabato , 13 Aprile 2024
Apicoltura, il 100% della produzione a rischio. Il caldo “dopa” il killer delle arnie
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Apicoltura, il 100% della produzione a rischio. Il caldo “dopa” il killer delle arnie

C’è anche l’apicoltura tra le vittime del cambiamento climatico che negli ultimi anni sta interessando la Sicilia, mettendo in ginocchio interi settori produttivi come l’agricoltura e l’allevamento. L’aumento delle temperature, infatti, ha provocato una recrudescenza nella presenza della Vespa orientalis, comunemente detta cardubbolo, che preda le api provocando gravi danni al comparto. “Questa specie di calabrone vive da sempre nel bacino del Mediterraneo, ma il cambiamento climatico ha portato a un’esplosione demografica, con conseguenze devastanti per l’apicoltura”, spiega a FocuSicilia Giovanni Caronia, già presidente di Aras, Associazione regionale apicoltori siciliani. Se il cardubbolo fosse libero di agire la produzione “sarebbe compromessa al 100 per cento“, mentre con gli interventi a protezione degli alveari “le perdite di api sono limitate a circa il 20 per cento”. L’ennesimo problema per un settore che vive una forte crisi. “Il mercato è invaso da prodotti a basso prezzo, venduti a un euro al chilo. Per rientrare dalle spese, gli apicoltori siciliani devono vendere a più di sette euro. Con questi numeri, le prospettive sono drammatiche”.

Apicoltura, l’impatto del cambiamento climatico

L’incremento della Vespa orientalis, sottolinea Caronia, è noto agli apicoltori già dagli anni Duemila. “I primi segnali sono arrivati dal palermitano, intorno al 2008, ma via via la specie si è diffusa anche nel resto dell’Isola”. Alla base del problema, un aumento della popolazione stimolato proprio dalle temperature più alte. “Un tempo la ‘stagione’ del cardubbolo durava fino a settembre, per poi esaurirsi con i primi freddi. Adesso va avanti fino a novembre inoltrato, con gravi conseguenze per l’apicoltura“. A mutare è anche il tipo di territorio raggiunto dal pericoloso insetto. “Un tempo le arnie situate sopra i 200 metri potevano considerarsi al sicuro. Oggi, con l’aumento delle temperature, il cardubbolo si spinge sopra i 700 metri e anche oltre”. Le api, prosegue l’esperto, si ingegnano a evitare il predatore uscendo a caccia di polline quando dorme, prima dell’alba e dopo il tramonto. “Purtroppo le ultime evidenze ci dicono che il cardubbolo sta iniziando a cacciare anche in questi orari. Sempre più spesso quindi le api sono costrette a rimanere dentro le arnie, a volte anche per più di un mese, senza polline e acqua, indebolendosi notevolmente”.

Produzione a rischio per colpa del cardubbolo

Gli apicoltori, aggiunge Caronia, cercano di evitare questi assedi in molti modi. “Si utilizzano trappole con esche e colle, ma anche griglie metalliche per proteggere gli ingressi ed evitare che i predatori possano penetrare all’interno delle arnie“. Malgrado gli accorgimenti, come detto, ogni anno circa un quinto delle api cade vittima dell’insetto. “Per fortuna il cardubbolo attacca in una stagione in cui si raccoglie poco miele, principalmente di carrubo e nespolo. Da novembre alla primavera, di solito gli alveari riescono a riprendersi”. Al momento il danno alla produzione di miele è relativo, ma molto dipende dalla capacità dell’apicoltore di difendere le arnie. “Non tutti riescono ad adottare rimedi efficaci, con il risultato di perdere la colonia e compromettere l’annata“. Caronia fa notare un altro problema. “La Vespa orientalis è stata avvistata anche nel resto d’Italia, lungo la costa tirrenica. Senza addentrarsi in considerazioni etologiche, questo potrebbe dire che il suo areale si sta allargando, risalendo dal bacino del Mediterraneo verso il Nord Italia“.

Sicilia, la Vespa velutina non c’è (per ora)

Questo sarebbe un problema non da poco, visto che anche le altre regioni italiane devono fare i conti con i predatori delle api. Come la Vespa velutina, i cui avvistamenti si stanno moltiplicando nelle ultime settimane, soprattutto in Toscana. “Questo calabrone di origine orientale è arrivato in Italia attraverso la Francia, estendendosi gradualmente in Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, e da ultimo in Toscana“, spiega Caronia. Per l’esperto, le probabilità che possa scendere lungo lo Stivale e arrivare in Sicilia sono modeste. “Questo tipo di vespa nidifica in zone umide e in prossimità dei corsi d’acqua. Al momento la Sicilia, con la sua siccità, sembrerebbe abbastanza al sicuro“. Nondimeno, la Vespa velutina è stata inserita tra le specie aliene “a rischio introduzione” censite dal Fast – Fight Alien Species Transborder, progetto internazionale guidato dall’Università di Catania. “Al momento non sono stati segnalati avvistamenti, ma non è impossibile che in futuro la Vespa velutina possa arrivare”, avverte lo zoologo Giorgio Sabella, esperto di specie aliene e coordinatore del progetto.

Valerio Musumeci
Fonte: focusicilia

Info Redazione

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