Il Decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 febbraio 2025 destina 10 milioni di euro “una tantum” a favore degli apicoltori italiani, per contrastare le difficoltà economiche causate da eventi climatici estremi e altri fattori esterni. I fondi sono destinati alle aziende apistiche che, al 31 dicembre 2023, possedevano almeno 105 alveari registrati nell’Anagrafe Apistica e che sono attualmente operative con almeno 100 alveari.
Il contributo varia in base al numero di alveari, con importi che vanno da 1.206,47 euro per le aziende con 105-199 alveari, fino a 18.553,81 euro per quelle con 1.000 alveari o più. Le risorse complessive sono ripartite tra le diverse categorie in base alla quantità di aziende che rientrano in ciascuna fascia.
• Da 105 a 199 alveari: 1.206,47 euro per azienda.
• Da 200 a 299 alveari: 2.268,59 euro per azienda.
• Da 300 a 499 alveari: 4.248,92 euro per azienda.
• Da 500 a 699 alveari: 6.738,17 euro per azienda.
• Da 700 a 999 alveari: 9.693,58 euro per azienda.
• Da 1.000 alveari in su: 18.553,81 euro per azienda.
Per accedere al contributo, le aziende devono essere iscritte al registro delle imprese, all’anagrafe delle aziende agricole e avere il fascicolo aziendale aggiornato. La domanda deve essere presentata entro il termine del 18 febbraio 2025.
Questo provvedimento risponde alle richieste di Coldiretti e mira a sostenere gli apicoltori professionisti, che fanno dell’apicoltura la loro principale fonte di reddito, in un contesto di crescente attenzione alle problematiche ambientali e climatiche. Le api sono fondamentali per l’impollinazione e per la biodiversità, influenzando la qualità e la quantità di numerose colture agricole, come mele, pere, fragole e meloni.
La Coldiretti segnala che, nonostante le difficoltà, il settore apistico in Puglia è in forte crescita, con un aumento del 167% del numero di alveari e un incremento del 363% delle aziende apistiche. Le produzioni locali comprendono varietà di miele come quelli di mandorle, agrumi, rosmarino, timo, eucalipto e millefiori.
Tuttavia, il miele Made in Italy è minacciato dalle importazioni sleali, in particolare da Paesi extra UE, che spesso utilizzano pratiche di adulterazione, come l’aggiunta di sciroppi zuccherini. Nel 2024, le importazioni sono aumentate dell’11%, mettendo a rischio la qualità del prodotto italiano.
Per difendere l’apicoltura italiana e garantire la qualità del miele, è consigliato acquistare direttamente dai produttori locali, come nelle aziende agricole o nei mercati di Campagna Amica. Questo supporta non solo l’economia locale, ma anche la tutela della biodiversità e la salute dell’ambiente.
Articolo a cura della redazione
Apicoltore Moderno