domenica , 27 Novembre 2022
La formazione di sciami artificiali, dopo la sciamatura naturale
Foto di Antonio Angrisani

La formazione di sciami artificiali, dopo la sciamatura naturale (1° metodo)

Prevenire o controllare la sciamatura naturale è tuttora ancora una pratica difficile che non dà sempre agli apicoltori i risultati sperati.

Quando si verifica, conviene fare delle operazioni sull’alveare che ha sciamato per ridurre al minimo i danni. Perché, in genere, l’alveare che ha sciamato nella stagione apistica non produrrà più miele quindi conviene frazionarlo, realizzando degli sciami artificiali, subito dopo la sciamatura naturale, sfruttando le celle reali di sciamatura, in questo modo si ha la possibilità di salvare il maggior numero di celle reali che sono state allevate dalle api per la sciamatura naturale.

Queste celle reali, che sono costruite in tempo d’importazione o fatte costruire dall’apicoltore, stimolando l’alveare con una nutrizione abbondante, secondo alcuni studiosi sono migliori, rispetto a quelle costruite dalle api quando decidono di rinnovare la regina vecchia, o quando la famiglia diventa orfana sia per motivi naturali sia per causa accidentale.

In seguito è indicato in dettaglio, un procedimento alla portata anche dell’apicoltore principiante per ricavare più sciami dall’alveare  che ha sciamato.

Operando in questo modo

Si procede ispezionando, supponiamo, i telaini dell’alveare n. 7 che ha sciamato, (cfr. disegno 1) per individuare le numerose celle reali che potremmo sfruttare. A secondo di quante celle reali che troviamo nell’alveare, sopprimendo ovviamente le più piccole o malfatte, possiamo realizzare tanti sciami artificiali.

Gli apicoltori più esperti, possono staccare le celle reali dai telaini che ne contengono in sovrappiù e innestarle su altri telaini che non li contengono. Si fraziona l’alveare che ha sciamato in tanti nuclei, contenenti un favo con covata mista e una cella reale, un favo di scorte contenente miele e polline e favi costruiti vuoti o telaini con foglio cereo.

I nuclei sono inseriti nei pigliasciami che occuperanno il posto di altri alveari forti che saranno spostati dalla loro posizione originaria d’alcuni metri, in modo che i nuclei, si arricchiranno delle bottinatrici degli alveari spostati. Sul posto dell’alveare sciamato, si lascerà un pigliasciame, completato come sopra, che raccoglierà tutte le bottinatrici che si trovano sui favi inseriti nei pigliasciami formati che non hanno sciamato e tutte le api del ceppo che si sono alzate in volo durante la formazione degli sciami ( cfr. disegno 2).

  • il nucleo 8 occuperà il posto dell’alveare 7 che ha sciamato;
  • il nucleo 19 occuperà il posto dell’alveare 1 spostato in un altro posto nell’apiario;
  • il nucleo 5 occuperà il posto dell’alveare 2 spostato in un altro posto nell’apiario;
  • il nucleo 20 occuperà il posto dell’alveare 3 spostato in un altro posto nell’apiario;
  • il nucleo 15 occuperà il posto dell’alveare 4 spostato in un altro posto nell’apiario.

Dopo due settimane dalla formazione dei nuclei bisogna accertarsi, delle fecondazioni delle regine e della consistenza dei nuclei. Quelli che hanno raccolto molte bottinatrici, si presenteranno all’apertura dei pigliasciame forti o medi, aiutandoli con la nutrizione li predisponiamo come famiglie per la stagione successiva, quelli deboli saranno aiutati con nutrimento e favi di covata con api, quelli molto deboli con regine fecondate, saranno sfruttati per sostituire le regine vecchie nell’apiario.

Come qualsiasi sistema di formazioni di sciami si presenta sempre il pro e il contro che si può così riassumere:

Vantaggi
  1. si recuperano celle reali di sciamatura che altrimenti andrebbero perse;
  2. si riduce lo stimolo alla sciamatura, nelle famiglie che forniranno le bottinatrici.
Svantaggi
  1. è criticabile dal punto di vista sanitario, poiché è più facile che durante il recupero di bottinatrici da alveari diversi si trasmettano malattie, quindi, occorre essere sicuri della sanità di tutte le famiglie che concorrono nella formazione degli sciami.

Pasquale Angrisani

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