lunedì , 27 Giugno 2022
Particolare di una galla di cinipide del castagno

Lotta biologica al cinipide del castagno

Il cinipide galligeno del castagno, Dryocosmus kuriphilus, si è manifestato in molte aree castanicole della Campania nella primavera del 2008. L’Assessorato Regionale all’Agricoltura e alle Attività Produttive ha subito investito in termini di impegno di personale e di risorse finanziarie per fronteggiare una emergenza fitosanitaria che può essere potenzialmente molto preoccupante.

La castanicoltura in Campania ha senza dubbio una rilevanza sia economica (oltre 4000 aziende che producono frutti di gran pregio: castagne di Serino, Montella, Roccadaspide, Roccamonfina) che ambientale-paesaggistica (oltre 20 mila ettari di castagneti da frutto e circa 60 mila di boschi). L’insetto, che non provoca alcun danno alle castagne, provoca però dei vistosi rigonfiamenti sulle foglie riducendo l’attività fotosintetica degli alberi attaccati.

Una delle strade intraprese dall’Assessorato è stata quella di commissionare una specifica ricerca che affrontasse i vari aspetti della problematica. La ricerca, finanziata con i fondi regionali, ha una durata triennale e vede il coordinamento dell’Istituto della Protezione delle Piante del Consiglio Nazionale delle Ricerche ed il coinvolgimento dell’Università di Torino, dell’Università del Molise, l’Università di Foggia, l’Unità di Ricerca per la Frutticoltura del Consiglio per la Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Uno degli aspetti più rilevanti previsti dal progetto di ricerca è l’introduzione di un antagonista naturale, cioè di un altra piccola vespa che si nutre a spese del cinipide, il cui nome scientifico è Torymus sinensis. Anche il nemico naturale, come il cinipide stesso, è originario dell’estremo oriente. Pertanto, dopo un difficile ciclo di adattamento avvenuto in Piemonte, è stato possibile allestire una sorta di allevamento semi naturale, grazie al Dipartimento di Entomologia e Zoologia applicate all’Ambiente dell’Università degli Studi di Torino, e poi avviare un piano di distribuzione in diverse aree castanicole italiane.

L’8 e il 9 maggio il personale dell’Assessorato Regionale e i ricercatori dell’Istituto per la Protezione delle Piante –CNR della sezione di Portici hanno provveduto ad individuare alcuni siti idonei (5 e precisamente nei comuni di Roccadaspide e Calvanico in provincia di Salerno, Serino e Solofra in provincia di Avellino e Roccamonfina in provincia di Caserta) ed a distribuire nell’ambiente complessivamente 400 coppie del parassitoide Torymus sinsensis. Già nel 2009 vi è stato un lancio di 100 coppie in un castagneto ceduo nel comune di Montoro Superiore (Av).

I siti sono stati scelti in modo che, grazie alla loro ubicazione, siano in grado di assicurare una diffusione naturale “dell’insetto utile” in areali molto ampi già interessati dall’infestazione del cinipide. I lanci dell’insetto utile potranno dare i primi risultati quando il numero degli individui comincerà a salire e ciò avverrà in maniera graduale nel corso degli anni.

Un aspetto assai importante è poi legato al ruolo dei nemici naturali “autoctoni” ovvero tipici della fauna italiana e legati alla vegetazione già presente come le querce. Infatti sulle querce, ma anche su altri alberi ed arbusti, si formano delle galle dovute ad altri imenotteri che a loro volta sono vittime di alcuni parassitoidi. Tali parassitoidi (e la ricerca finanziata dalla Regione Campania lo dimostra) non disdegnano di nutrirsi anche del cinipide del castagno.

Perciò è importante non eliminare le querce nel castagneto; sarebbe auspicabile piantare nuove piante di quercia in ogni castagneto.

Per saperne di più vai alla scheda del fitofago

Info Redazione

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