La lotta contro il calabrone asiatico (Vespa velutina) è implacabile. Ogni stagione, gli apicoltori sperimentano nuove soluzioni, trappole e tecniche per proteggere i loro alveari senza compromettere l’intero ecosistema. Tra gli strumenti più discussi, ci sono le trappole e i “trojan”. Ma quali sono davvero efficaci?
Quali trappole funzionano meglio?

Molti apicoltori concordano su una cosa: le catture dovrebbero avvenire durante la stagione delle regine (da marzo a giugno), quando l’impatto sulle altre specie è ridotto e l’efficacia maggiore.
- Trappole commerciali: Tra le trappole più selettive, la BeeVital è una delle più apprezzate. Consente la cattura di esemplari vivi, che possono poi essere utilizzati per distribuire i trojan. Sebbene siano costose (circa 45 euro), alcuni apicoltori stanno cercando di replicarle a casa con materiali fai-da-te.
- Ricette fatte in casa: Per attirare le velutine senza danneggiare le api, ci sono alcune soluzioni casalinghe che continuano a funzionare:
- Birra + succo zuccherato + aceto. L’aceto aiuta a tenere lontane le api.
- Altri apicoltori utilizzano proteine animali (carne, pesce), soprattutto in autunno, quando le operaie sono alla ricerca di proteine per la covata.
Attenzione: le velutine imparano in fretta. Alcuni apicoltori, ad esempio, modificano continuamente la posizione e il design delle loro trappole elettriche, posizionando ostacoli davanti agli ingressi e sfruttando la superiore capacità di volo verticale delle api.
E i “Trojan”?
I “trojan” sono velutine vive catturate, ricoperte di insetticida (solitamente in polvere, come cipermetrina o fipronil in dosi minime). Vengono poi rilasciate nella speranza che tornino al nido, contaminando altre operaie, larve o addirittura la regina.
Tuttavia, questo metodo presenta dei rischi:
- Non è ufficialmente autorizzato come tecnica di controllo.
- L’uso di biocidi deve essere estremamente cautelato per evitare danni alle altre specie.
- Non dovrebbe essere applicato senza un’adeguata conoscenza, e soprattutto non vicino a fonti d’acqua o in aree sensibili.
Nonostante queste problematiche, diversi apicoltori affermano che nelle aree dove vengono usati trappole e trojan, la pressione della Vespa velutina diminuisce, permettendo di preservare la biodiversità. Dove non si interviene, invece, la situazione è dominata solo dalle velutine.
Preparare e applicare correttamente i “Trojan” per Vespa velutina

Introduzione La lotta contro il calabrone asiatico è una delle sfide più importanti per gli apicoltori. In questo articolo, spieghiamo come applicare correttamente il metodo del “Cavallo di Troia” (ossia, inviare esemplari contaminati al nido nemico) per ridurre la pressione delle velutine, con istruzioni pratiche basate sull’esperienza degli apicoltori.
- Materiali, tempi e precauzioni
- Materiale necessario: Utilizzare una piccola bottiglia con ago o contagocce (ad esempio, acquistato in negozi generici o cinesi) per applicare una goccia precisa di insetticida sulla velutina che si intende utilizzare come Trojan.
- Tempistica: Effettuare l’operazione al crepuscolo. In questo modo, si garantisce che la velutina ritorni al nido e vi rimanga durante la notte, aumentando la contaminazione del resto del nido.
- Precauzioni: Utilizzare guanti specifici per questa operazione, etichettandoli come “guanti Cavallo di Troia”. Non devono essere utilizzati per toccare gli alveari. Inoltre, lavorare separatamente dall’apiario: mai tra gli alveari o in presenza di api, per non compromettere la salute delle proprie colonie.
- Quale prodotto utilizzare e risultati effettivi
- Insetticidi: Alcuni apicoltori utilizzano il fipronil, ma risultati migliori sono stati ottenuti con insetticidi ad azione più rapida come l’imidacloprid al 2% o più. Uno studio ha evidenziato che l’imidacloprid provoca la morte della velutina entro 40 minuti, mentre il fipronil impiega fino a 100 minuti.
- Esperienza pratica: Un apicoltore ha testato un gel con lo 0,1% di imidacloprid (destinato al controllo delle formiche) e ha osservato che dopo l’ingestione, la velutina moriva entro 20 minuti.
- È importante che il prodotto utilizzato sia legalmente autorizzato nell’ambito dell’apicoltura. La tecnica del “Cavallo di Troia” è promettente, ma necessita ancora di un quadro normativo chiaro.
- Frequenza, aspettative e coordinamento
- Frequenza: Nel primo anno, potrebbe essere necessario ripetere l’operazione ogni 15 giorni, da metà luglio a fine settembre.
- Esperienza: Con il tempo, molti apicoltori sono riusciti a limitarsi a un’unica applicazione (ad esempio, in agosto), ottenendo comunque buoni risultati. Tuttavia, la guerra non si vince con una sola battaglia.
- Coordinamento: L’efficacia della tecnica è amplificata se più apiari vicini agiscono simultaneamente. Curare un apiario può contribuire al benessere degli altri.
- Piano di gestione: La tecnica del “Cavallo di Troia” dovrebbe essere parte di una strategia complessiva di gestione contro la Vespa velutina, che include anche trappole, monitoraggio dei nidi visibili, rinforzo degli alveari, ecc.
Conclusione
Il metodo del “Cavallo di Troia” può essere un valido alleato nella lotta contro la Vespa velutina, ma richiede attenzione, coordinamento e rispetto delle normative. Se applicato correttamente, i risultati possono essere molto positivi, come dimostrato dall’esperienza di numerosi apicoltori. Tuttavia, è fondamentale non dimenticare la gestione sostenibile degli alveari e non mettere a rischio le api.
Santi Cuerda
Fonte: tierrasapicolas
Apicoltore Moderno