L’apicoltura italiana è un microcosmo in cui ambiente, economia e salute si intrecciano in una relazione sempre più interdipendente. È partendo da questa prospettiva che al ministero della Salute si è svolto il workshop “Sanità e apicoltura: sfide e opportunità”, durante il quale istituzioni, mondo scientifico e associazioni di categoria si sono confrontati su un tema che va ben oltre la produzione di miele: il futuro della salute pubblica nel quadro dell’approccio One Health.
Le api, sempre più riconosciute come sentinelle dell’equilibrio ecologico, sono al centro di un sistema produttivo che garantisce biodiversità, sicurezza alimentare e qualità ambientale. Ma il settore apistico è anche chiamato a fare i conti con le nuove regole europee in materia di tracciabilità e prevenzione sanitaria, con la sfida di integrare la digitalizzazione dei controlli e la biosicurezza degli allevamenti.
I temi al centro del workshop
Il workshop, organizzato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise come Centro servizi nazionale anagrafi degli animali (Csn), ha affrontato i nuovi scenari aperti dall’applicazione del Sistema di identificazione e registrazione (I&R) previsto dall’Animal health law (Regolamento Ue 2016/429), cardine del moderno impianto normativo di sanità animale.
Con oltre 78 mila apicoltori registrati, 190 mila apiari, 1,5 milioni di alveari e una produzione di quasi 22mila tonnellate di miele all’anno in 50 varietà unifloreali, l’Italia si conferma tra i principali Paesi europei per vocazione apistica. Numeri che, come ha ricordato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, “raccontano un comparto produttivo di eccellenza, ma anche un presidio insostituibile per la biodiversità e l’equilibrio degli ecosistemi”. Il miele, ha spiegato, “è un alimento dall’alto valore nutrizionale e con proprietà antibatteriche, che lo rendono una risorsa potenziale anche per il contrasto all’antimicrobico-resistenza”.
Nuove disposizioni
Gemmato ha ricordato come l’introduzione, nel gennaio 2025, delle nuove disposizioni sul Sistema I&R rappresenti “il frutto di un dialogo costruttivo tra il ministero e tutte le organizzazioni nazionali degli apicoltori, volto a semplificare il lavoro degli operatori nel rispetto delle regole di biosicurezza e sorveglianza”. L’obiettivo è chiaro: migliorare la tracciabilità degli apiari, rendere più efficiente il controllo delle movimentazioni e garantire una risposta rapida a eventuali emergenze sanitarie.
In Italia, il sistema è gestito attraverso una Banca dati nazionale (Bdn), che registra ogni apiario e attribuisce un Numero unico di registrazione (Nur), strumento indispensabile per monitorare la salute degli alveari e assicurare la trasparenza delle filiere.
“La qualità dei dati è la base della biosicurezza”, ha ricordato Anna Sorgente del ministero della Salute, sottolineando che la corretta compilazione delle informazioni da parte degli operatori è fondamentale per rendere la Bdn uno specchio fedele della realtà produttiva.
Governance One health: la visione del ministero
Nel suo intervento, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha ribadito il valore strategico dell’apicoltura come strumento di sanità pubblica veterinaria. “Le api rivestono un ruolo essenziale per l’equilibrio degli ecosistemi, per la sicurezza alimentare e per la salute animale. Rappresentano, a pieno titolo, indicatori biologici della qualità ambientale e contribuiscono, attraverso l’impollinazione, alla conservazione della biodiversità e alla produttività agricola. La loro tutela si inserisce pienamente nell’approccio One Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale. Solo a partire dall’idea di una sola salute e adottando un approccio olistico integrato, possiamo costruire un futuro più sano e sostenibile”.
Schillaci ha ricordato che il ministero è “impegnato nell’adozione di politiche integrate che valorizzino il settore apistico e promuovano modelli di produzione sostenibili, in grado di garantire la qualità degli alimenti, la salute degli animali e la salvaguardia dell’ambiente”. “L’Italia – ha ricordato il ministro della Salute – è una nazione che ha sempre guardato alla salute con una visione globale. Lo testimonia il fatto che fin dalla sua istituzione, nel 1958, questo ministero ha incluso tra le sue competenze chiave proprio la sanità animale”.
Una visione rafforzata dall’istituzione, all’interno del ministero, del Dipartimento One Health, struttura unica in Europa dedicata al coordinamento delle politiche sanitarie e ambientali. Accanto al ministro, Giovanni Leonardi, capo del Dipartimento della salute umana, animale e dell’ecosistema, ha sottolineato come “l’apicoltura rappresenti un laboratorio concreto di One Health, perché unisce ambiente, animali e uomo in un modello produttivo sostenibile e di equilibrio. Un apiario sano è lo specchio di un ecosistema sano e di un territorio che funziona”.
La difesa delle produzioni italiane
A difendere il valore del miele italiano e la sua autenticità è stato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di “proteggere le produzioni europee e italiane da concorrenza sleale e sofisticazioni”.
In Europa, ha osservato, si dà spesso risalto “all’elemento quantitativo che poi determina un abbattimento dei prezzi, impedendo ai nostri apicoltori di avere il giusto riconoscimento dei costi di produzione e del valore aggiunto che deriva da un elemento intrinseco del prodotto che deve essere riconosciuto dal mercato”, ha sottolineato il ministro.
“Il problema ovviamente è ancor più forte quando si guarda ad est del mondo, con produzioni molto impattanti sui mercati. Non sempre le regole nei Paesi fuori dall’Unione europea che noi imponiamo ai nostri agricoltori, ai nostri allevatori, ai nostri pescatori e ai nostri agricoltori vengono rispettati”. Lollobrigida ha anche annunciato un impegno del Governo sulla direttiva Breakfast, per rendere più trasparenti le etichette e specificare con chiarezza la provenienza dei mieli. “Solo un’informazione completa – ha dichiarato – permette al consumatore di scegliere consapevolmente”.
Lollobrigida ha inoltre ribadito la necessità di educare le nuove generazioni a un’alimentazione consapevole, anche attraverso progetti formativi nelle scuole, per rafforzare il legame tra benessere alimentare e salute pubblica.
“Noi abbiamo una società che sta mutando e alla quale dobbiamo andare incontro con soluzioni a quelle che sono le problematiche che emergono. Abbiamo sempre più problemi, per esempio, nell’educazione alimentare delle giovani generazioni, non solo con la crescita di patologie collegate a una cattiva alimentazione. E allora, se è meno impattante oggi l’educazione familiare rispetto all’alimentazione, ed è un problema che comunque segnaliamo, dobbiamo contribuire con un’azione all’interno delle scuole e anche utilizzando tutti i nuovi canali che arrivino a convincere che mangiare bene è l’unica soluzione per vivere bene”.
Dal regolamento europeo alla pratica: tracciabilità e prevenzione
Il Regolamento (Ue) 2016/429, noto come Animal Health Law, ha introdotto un nuovo approccio alla gestione della salute animale, fondato su prevenzione, sorveglianza, biosicurezza e responsabilizzazione degli operatori. Il dlgs 136/2022 ne ha recepito i principi nel sistema italiano, estendendo per la prima volta la normativa anche agli insetti allevati, come le api, e prevedendo un testo unico nazionale per tutte le specie detenute.
Come ha spiegato Andrea Maroni Ponti, dirigente del ministero della Salute, “le gravi epidemie degli anni Duemila hanno dimostrato quanto fosse limitata la capacità di prevenzione del sistema. L’obiettivo del nuovo impianto normativo è accrescere l’attività di prevenzione a tutti i livelli”.
L’Animal Health Law stabilisce inoltre la classificazione delle malattie in cinque categorie (da A a E), con misure di controllo specifiche. Per l’apicoltura, l’attenzione si concentra su patologie come la peste americana e la varroasi, per le quali il regolamento impone obblighi di certificazione, sorveglianza e tempestiva notifica dei focolai. “In caso di mortalità anomala o cali produttivi inspiegabili – ha ricordato Maroni Ponti – l’apicoltore deve notificare l’evento al veterinario ufficiale entro 12 ore, avviando immediatamente le indagini. La tempestività è la chiave, perché la prevenzione è più efficace della cura”.
Digitalizzazione sul campo
La Banca dati nazionale (Bdn), ha detto Walter Di Donato, referente del Centro servizi nazionale Anagrafi, sta diventando uno strumento operativo capace di semplificare la vita degli apicoltori. Attraverso casi pratici, Di Donato, nel corso del workshop, ha ricostruito il percorso che porta dalla registrazione di un apiario alla gestione del Documento di accompagnamento elettronico (Dda), cuore del sistema di identificazione e registrazione. Ogni spostamento — che si tratti di nomadismo, vendita o cessione di alveari — viene ora tracciato automaticamente entro sette giorni, garantendo una fotografia costante e aggiornata delle movimentazioni sul territorio. Un’innovazione che non solo migliora la trasparenza, ma permette anche una risposta più rapida in caso di emergenze sanitarie.
“Il Centro servizi nazionale sta lavorando ad una web app che permetterà agli apicoltori di aggiornare in tempo reale i dati del Dda direttamente dal campo”, ha anticipato Di Donato. L’obiettivo è rendere le registrazioni più agili e intuitive, anche per chi opera in aree rurali o in mobilità stagionale. Un passo decisivo verso una gestione digitale e partecipata della biosicurezza, dove la tecnologia diventa un alleato quotidiano del lavoro in apiario.
Numeri dati e sfide della Bdn apistica
Dal versante dei dati, Giulia Joy Jole Manzullo del ministero della Salute ha offerto un quadro dettagliato dello stato della Banca dati nazionale nel 2024. Le cifre raccontano una realtà in evoluzione: 186 mila apiari registrati, ma quasi il 40% ancora privi dell’indicazione del numero di alveari e un quinto senza il censimento annuale.
Numeri che mostrano un sistema in crescita ma che necessita di una maggiore attenzione alla qualità delle informazioni immesse. Accanto alle criticità, non mancano i segnali positivi: l’uso del Dda elettronico ha raggiunto il 99,5% delle movimentazioni, una percentuale quasi totale che segna il successo della transizione digitale. “Per mantenere la Bdn un riflesso fedele della realtà produttiva – ha ricordato Manzullo – è necessario che i Servizi veterinari locali intervengano nei casi di inattività prolungata, segnalando eventuali cessazioni.”
La mappa disegnata dal monitoraggio semestrale del ministero consente di individuare le aree dove la tracciabilità funziona meglio e quelle dove è necessario intensificare la formazione. Spiccano anche oltre 3.400 attività familiari con più di dieci alveari, segno di una realtà sempre più diffusa e strutturata, che richiede strumenti normativi e formativi adeguati. I dati della Bdn, in questo senso, diventano non solo un archivio amministrativo, ma un osservatorio strategico per la programmazione delle politiche sanitarie e agricole.
One welfare e progetti europei
Non solo One Health, il dibattito si è spostato sulla dimensione più ampia del One Welfare, secondo cui benessere animale, salute ambientale e sostenibilità economica convergono in un’unica visione. Le api stanno diventando protagoniste di progetti europei che uniscono ricerca scientifica, innovazione e resilienza.
“Le api non sono solo produttori di miele, ma esseri senzienti, il cui benessere va inteso come equilibrio dinamico dell’alveare”, ha spiegato Giovanni Formato dell’Izs Lazio e Toscana, richiamando i principi della recente New York declaration of consciousness.
Formato ha descritto un mondo apistico che evolve verso un’apicoltura più sostenibile, in base alla quale la riduzione dei farmaci, la gestione mirata della varroa e l’uso di tecniche a basso impatto diventano parte integrante della routine aziendale.
Progetti come Better-B — che ha sviluppato il Varroa Tool, uno strumento digitale per scegliere il trattamento più adatto in base al contesto climatico — o B-thenet, piattaforma europea coordinata dallo stesso Izs Lazio e Toscana, rappresentano l’avanguardia di questa rivoluzione.
Attraverso un approccio “bottom-up”, migliaia di apicoltori europei hanno contribuito a individuare e condividere buone pratiche apistiche poi raccolte in manuali e Digital Booklets consultabili online. Formato ha annunciato, inoltre, progetti in corso per l’integrazione del sistema ClassyFarm in apicoltura e la realizzazione di una mappa nazionale del benessere delle api, in collaborazione con Ispra e gli Istituti zooprofilattici italiani. Un’iniziativa che mira a misurare il livello di salute e sostenibilità degli alveari a livello territoriale, traducendo la filosofia One Welfare in politiche concrete e misurabili.
“L’Italia – ha detto – è oggi un laboratorio avanzato dove salute animale, ambiente e società trovano un punto d’incontro reale”.
Un laboratorio per il futuro
Dalla tracciabilità alla sostenibilità, dalla formazione degli operatori alla cooperazione tra istituzioni, l’Italia si candida, dunque, a diventare un modello europeo di governance sanitaria integrata. Perché, come ha ricordato Schillaci, “la salute delle api è strettamente legata alla salute della nazione. Difenderle significa proteggere il futuro della nostra salute, del nostro ambiente e della nostra economia”.
Fonte: aboutpharma
Apicoltore Moderno