venerdì , 19 Luglio 2024
Allarme Xylella
Foto giveback2god.com/

Allarme Xylella: dopo gli ulivi il batterio attacca i mandorli.

Allarme Xylella: dopo gli ulivi il batterio ha attaccato anche i mandorli, in Puglia. “Ma la preoccupazione vera è per la vite”, chiarisce Donato Boscia, fitopatologo, dirigente dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (IPSP) del Cnr a Bari. Ecco cosa dobbiamo sapere di una storia che ci riporta all’invasione di specie aliene.

Che cos’è Xylella e perché ha attaccato i mandorli
“Xylella – spiega Boscia, fitopatologo e dirigente dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (IPSP) del Cnr a Bari è un batterio caratterizzato da una significativa variabilità genetica e biologica, ha una serie di ceppi classificabili in diverse sottospecie. Quella che sta causando problemi nell’olivicoltura salentina è di una sottospecie che si chiama pauca, mentre questa di Triggiano, sempre nella provincia di Bari, è di una sottospecie chiamata fastidiosa”.

Xylella, la mappa degli ultimi attacchi alle viti

“Perché il timore vero è sulla vite”
“Dobbiamo ancora capire le dimensioni del fenomeno – chiarisce l’esperto -. Ma il timore principale è per le viti. Storicamente, negli ultimi decenni dell’Ottocento, questa Xylella ha provocato una strage di vigneti nella California meridionale, nella baia di Los Angeles, ed è causa della malattia di Pierce. Ancora oggi in Messico, in certe zone della California o della Florida la viticoltura non è praticabile per l’azione distruttiva di questo batterio. Il timore dell’Europa era soprattutto per questo. Tanto che da decenni la Ue proibisce l’importazione di piante o parti di viti da paesi terzi, proprio per questo timore”.

La mappa dei paesi con i focolai
Da qualche anno, ricorda Boscia, “focolai di questo ceppo sono stati trovati anche nel Mediterraneo, a Maiorca, in Israele, prima sui mandorli poi sulle viti, l’anno scorso in Portogallo. E adesso abbiamo avuto la sgradita sorpresa qui in Puglia. Non possiamo considerarla una mutazione avvenuta in loco, dall’olivo. La differenziazione genetica va fatta risalire nel tempo, nelle Americhe”.

Xylella e specie aliene invasive
Ma come è arrivata Xylella in Italia? “Con l’importazione di piante dal Costa Rica”, risponde il fitopatologo. Ancora tutta da accertare, invece, la strada percorsa dalla sottospecie del mandorlo. “Il ritrovamento è freschissimo, siamo ai primi passi delle indagini“, è prudente il fitopatologo.

Quali sono le azioni di contrasto?
“Tutto è normato da un regolamento della Ue, il 1201 del 2020 – rammenta Boscia -. Indipendentemente dalla sottospecie, quando si trova Xylella prima di tutto c’è l’obbligo di verificare se ci sono le condizioni per eradicarla. Quindi va fatto un monitoraggio per individuare le piante infette. La misura è davvero drastica, prevede l’abbattimento delle piante malate e di quelle sensibili alle sottospecie nel raggio di 50 metri”.

La sputacchina è l’insetto untore che ha trasferito la Xylella fastidiosa dagli ulivi ai mandorli, in Puglia

Xylella, cosa può accadere
Ed è proprio qui che si nasconde il problema. Perché “nell’elenco delle piante ospiti della sottospecie ci sono anche la vite, il fico, il ciliegio. Se sono nelle vicinanze del mandorlo trovato infetto, vanno abbattute”.

Ed è urgente conoscere le dimensioni di questo focolaio. “Siamo ancora ai primi passi, abbiamo bisogno di capire se Xylella è in grado di infettare anche la vite, come ci aspettiamo. O se invece si tratta di una forma blanda. Il ritrovamento è avvenuto a fine inverno, quando mandorli e viti sono ancora dormienti. I sintomi della malattia si vedono in estate. Oggi non si ha idea di quello che potrà essere l’impatto. Dobbiamo anche capire da quanto tempo è presente”.

Perché c’entra la sputacchina (che è un insetto)
Da quel che risulta ad oggi, è lì da almeno due anni, quando nella stessa zona fu trovato un insetto vettore, la cosiddetta ‘sputacchina’. La spiegazione di Boscia è affascinante. “Xylella è un batterio che da solo non va da nessuna parte. Ci vuole l’untore che lo peschi nelle piante infette per andare a iniettarlo nei vasi della linfa grezza di una pianta sana. La ‘sputacchina’ viene chiamata così perché le ninfe giovanili, che non sono in grado di volare, per proteggersi producono una schiuma che assomiglia proprio a uno sputo”.
Fonte: quotidiano.net

Info Redazione

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