sabato , 7 Marzo 2026
Api e fungicidi: quando le dosi “sicure” mettono alla prova memoria e orientamento
Controllo dei NAS dei Carabinieri sui prodotti farmaceutici presenti negli alveari.

Api e fungicidi: quando le dosi “sicure” mettono alla prova memoria e orientamento

Nelle pratiche agricole contemporanee, i fungicidi rivestono un ruolo centrale nel controllo delle patologie fungine e nella salvaguardia di resa e qualità delle produzioni. Tra le molecole più utilizzate figurano il propiconazolo e il carbendazim, spesso applicati anche in fase di fioritura. Alle dosi raccomandate non determinano generalmente mortalità acuta nelle api, ma questo non equivale a innocuità biologica. La loro combinazione aumenta l’efficacia fitosanitaria e contribuisce a limitare l’insorgenza di resistenze.

Tuttavia, la questione apistica non riguarda soltanto la tossicità acuta, ma soprattutto gli effetti subletali, anche durante la fioritura. Proprio quando l’attività di bottinamento raggiunge il suo picco, le api possono essere esposte a trattamenti fitosanitari effettuati in campo, inclusi fungicidi generalmente classificati come a “bassa tossicità”.

Uno studio recente ha valutato gli effetti di un formulato commerciale (Chunmanchun®, contenente 7% di propiconazolo e 28% di carbendazim) sulle funzioni cognitive di Apis mellifera. L’obiettivo era verificare se concentrazioni raccomandate in campo, subletali (LD10) e semi-letali (LD50) potessero alterare parametri chiave per l’efficienza di bottinamento: sensibilità al saccarosio, apprendimento associativo e memoria.

Attraverso il saggio del riflesso di estensione della ligula (PER), che sfrutta la reazione automatica per cui l’ape allunga la ligula quando percepisce qualcosa di dolce in quanto possibile fonte di cibo, è emerso che:

  • la sensibilità al saccarosio si riduce significativamente a tutte le concentrazioni testate (0,1%, 1%, 3%), con effetti più marcati ai livelli LD10 e LD50;
  • l’apprendimento associativo olfattivo non risulta significativamente compromesso;
  • la memoria a breve termine (1–6 ore) mostra un deterioramento significativo nei gruppi LD10 e LD50.

Ciò significa che le api esposte a questi fungicidi rispondono meno efficacemente allo stimolo zuccherino e presentano una ridotta capacità di elaborazione delle informazioni apprese.

Dal punto di vista della colonia, le implicazioni sono rilevanti. Le bottinatrici dipendono da sensibilità gustativa, apprendimento e memoria per:

  • discriminare fiori più ricchi di nettare,
  • memorizzarne posizione e qualità,
  • comunicare l’informazione attraverso la danza di reclutamento.

Una riduzione della sensibilità al saccarosio può quindi compromettere la valutazione delle risorse e un deficit mnemonico. Questo può tradursi in minore apporto di risorse, rallentamento dello sviluppo della covata e maggiore vulnerabilità a stress ambientali.

In altre parole, essendo insetti sociali, nelle api l’effetto sull’individuo si riflette inevitabilmente sulla colonia. La compromissione della sensibilità alimentare e della memoria può ridurre l’efficienza di approvvigionamento e incidere indirettamente su crescita, successo riproduttivo e resilienza complessiva dell’intera famiglia.

È importante sottolineare che la concentrazione raccomandata in campo non ha mostrato effetti significativi sui parametri cognitivi testati. Tuttavia, in condizioni reali le api non sono esposte a una singola molecola, bensì a miscele di pesticidi, con possibili interazioni sinergiche, additive o antagoniste.

Studi di tossicità combinata indicano che la maggior parte delle formulazioni può manifestare effetti sinergici. Inoltre, molti fungicidi presentano tempi di persistenza prolungati in suolo e acqua. L’accumulo ambientale può quindi portare a esposizioni croniche a basse dosi, con effetti che emergono solo quando viene superata una soglia critica (teoria del vaso traboccante).

Va inoltre ricordato che ricerche precedenti a questo studio avevano già evidenziato che:

  • il propiconazolo può indurre iperattività e alterazioni della coordinazione nelle operaie;
  • il carbendazim può ridurre l’assunzione di polline in modo dose-dipendente, suggerendo un possibile effetto repellente;
  • la co-applicazione di fungicidi può ridurre la capacità complessiva di raccolta della colonia e modificare le preferenze di bottinamento.

E’ quindi chiaro che non è sufficiente chiedersi se un prodotto sia classificato come tossico per le api, ma è fondamentale capire quando e come viene usato e in quale contesto, considerando il anche il periodo di fioritura e conseguentemente se le api stanno bottinando in quel momento.

Il messaggio che emerge da questo studio non è però un rifiuto aprioristico dei fungicidi, ma un monito alla gestione razionale del rischio, in particolare durante la fioritura e in prossimità degli apiari.

Questi risultati sottolineano i rischi che tali prodotti chimici agricoli rappresentano per la salute degli impollinatori. Proteggere le api dagli effetti nocivi dei fungicidi non solo tutela la loro salute, ma garantisce anche la sostenibilità dei sistemi agricoli e della produzione alimentare. Questa ricerca costituisce un importante richiamo per agricoltori e decisori politici a considerare le implicazioni dell’uso di sostanze chimiche sugli impollinatori, promuovendo pratiche che proteggano questi insetti fondamentali.

Elisa Monterastelli
Fonte: mieleinforma

Info Pasquale Angrisani

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