È bene sottolineare che, nonostante le espresse richieste di partecipazione ai tavoli di confronto organizzati per Apenet, mai la Fnovi era stata invitata a partecipare ai progetti di monitoraggio sulla salute delle api.
Anzi, nonostante la fitta corrispondenza intrapresa col Mipaaf, avente per oggetto la segnalazione di disarmonie con il SSN e richieste di chiarimento sulle professionalità impiegate, le sollecitazioni della Fnovi sono state in molti casi addirittura eluse.
È bene sottolineare anche che alla riunione, svoltasi lo scorso 21 febbraio a Roma, presso il Ministero delle Politiche Agricole ed avente per oggetto “Beenet – Apicoltura e Ambiente in rete”, non era presente alcun rappresentante del Ministero della Salute.
Preso atto del resoconto sui risultati ottenuti dalla rete di monitoraggio (www.reterurale.it), il confronto tra i vari stakeholders ha messo in evidenza i limiti organizzativi presenti in Apenet e poi in Beenet. Il comitato di gestione ha chiarito che Apenet è nato in piena emergenza, sulla base del provvedimento di sospensiva all’uso del mais conciato con 4 nicotinoidi (clothianidin, tiametoxan, fipronil, imidacloprid), atto che prevedeva la realizzazione di un’indagine sperimentale della durata di un anno, utile a confermare o meno la proroga della sospensiva.
In particolare si studiò la dispersione delle polveri dalle seminatrici automatiche del mais conciato e l’interlocutore, individuato dal Mipaaf fu il CRA-Api. In quell’ambito, si sottolineò che le morie potevano non esser dovute soltanto ai pesticidi, pertanto furono aggiunte altre indagini a quelle originarie. Già in prima battuta le competenze erano del Ministero della Salute, la sospensiva portava la sua firma, ma il Mipaaf assunse l’onere finanziario delle ricerche.
Apenet istituì una rete di monitoraggio per verificare se la sospensiva ai nicotinoidi aveva dato o meno degli effetti. Questa rete fu affidata agli Istituti zooprofilattici. I risultati di Apenet sono stati portati per due anni consecutivi nei luoghi istituzionali, pubblicati e inviati all’Efsa.
Beenet nasce invece dall’esigenza di avere una rete di monitoraggio stabile su base nazionale. La Rete Rurale ha le risorse per farlo. Beenet non è un progetto di ricerca, ma è un programma operativo e non si avvale più dell’Izs per la base dati, ma del SIN, sistema informatico a cui tutte le istituzioni competenti hanno accesso. Evidente il disagio dovuto alla mancanza di una stabile collaborazione tra assetti organizzativi afferenti a due amministrazioni riferite alla Salute ed alle Politiche agricole, tra i responsabili di modulo e le Asl competenti, talora addirittura ignare di ospitare sul proprio territorio gli apiari oggetto del monitoraggio.
Il sistema delle segnalazioni delle morie, istituito da Beenet, ha dato adito a critiche per aver messo in opera un sistema parallelo al Ssn e fuorviante la regola che prevede che l’utenza faccia riferimento alle Asl per ogni caso di moria di animali ed a medici veterinari in caso di patologie.
Il servizio offerto da Spia (Squadra di pronto intervento apistico), erogato da personale di cui non sono note le competenze, non è dato di capire come si realizzi senza la competenza di un medico veterinario, per la parte relativa alla diagnostica delle patologie, all’accertamento delle cause di morte, alla prescrizione di terapie e alla disposizione di provvedimenti sanitari o profilattici, al prelievo delle matrici da analizzare; nè si capisce come possa essere considerato regolarmente operativo a seguito della chiamata diretta di un allevatore, senza che questi si rapporti prima coi Servizi veterinari.
Relativamente alla qualità delle ricerche svolte da Beenet, mancano accertamenti utili a rilevare eventuali cause endogene di moria quali, per esempio, la compresenza di antimicrobici e acaricidi nelle matrici dell’alveare. Nulla è noto su come saranno utilizzati i dati relativi alla presenza di vari contaminanti chimici (taluni vietati sia in agricoltura che in apicoltura), rilevati nella cera, nel polline e sulle api, indice talora di trattamenti illeciti sull’alveare.
Ma se per la sicurezza alimentare il Ministero della Salute si adopera per svelare l’uso illecito di farmaci, non può accadere che il MIPAAF taccia positività sospette, accertate nell’ambito di monitoraggi nazionali. Ma i dati raccolti da Beenet sono attendibili e soprattutto, sono ufficiali?
A questo proposito la Fnovi ha chiesto notizie sulla incidenza delle pesti nei 3750 alveari monitorati: il dato non emerge dai bollettini emessi in rete, perché?
La rete di monitoraggio Beenet sarà smantellata se non le sarà riconosciuta utilità pubblica, se i dati sanitari ottenuti non saranno fatti propri dalle istituzioni competenti. È indispensabile perciò che gli organizzatori recuperino i rapporti con ministero della Salute e coinvolgano, oltre agli assessorati all’agricoltura ed alle associazioni apistiche anche gli assessorati alla sanità regionali e le Asl. A queste criticità va aggiunta la necessità di formare servizi veterinari pubblici in modo che questi possano fornire all’utenza una risposta competente di prima istanza e si possa realizzare una fattiva e reciproca collaborazione tra medici veterinari e i referenti dei moduli locali.
Il Mipaaf vuole ristabilire un corretto rapporto con il Ministero della Salute ed in un prossimo incontro al vertice condividere organizzazione, interventi e competenze.
Beenet è uno strumento che può funzionare, ma deve essere istituzionalizzato, reso fruibile da opportune politiche degli accessi e, soprattutto, deve ricondursi al rispetto delle competenze tra agronomi e veterinari ed alle regole stabilite dal Ssn.
Giuliana Bondi
Apicoltore Moderno