Il Team di ricerca composto principalmente da membri dell’Università di Pisa e dell’Università di Firenze, ha indagato l’impatto della convivenza tra gli impollinatori selvatici, naturalmente presenti sull’isola di Giannutri, e le api mellifere introdotte.
La ricerca, è stata condotta per valutare la sovrapposizione nell’utilizzo delle risorse trofiche disponibili nel territorio tra le specie di api (gestite e selvatiche) e le alterazioni del comportamento, come ad esempio le dinamiche di raccolta di polline e nettare, delle specie selvatiche in presenza e in assenza di api gestite.
La piccola isola, appartenente all’Arcipelago Toscano, è stata utilizzata come un laboratorio a cielo aperto, permettendo ai ricercatori, in accordo con gli apicoltori, di regolare il flusso delle api allevate, gestendo le aperture e le chiusure delle arnie. In questo modo è stato possibile valutare gli effetti dell’assenza (HB-) di Apis mellifera, forzando le api a rimanere all’interno delle arnie, e di quelli in loro presenza (HB+). L’areale in cui sono stati eseguiti gli studi è risultato ideale per le prove, in quanto è uno dei pochissimi luoghi d’Italia in cui non vi è la presenza di sciami selvatici di api mellifere; un’opportunità unica per studiare gli impatti sui pronubi selvatici, potendole escludere totalmente durante i test. Caratteristica importante anche per gli apicoltori che, dal 2018, portano sull’isola le famiglie per gestire fecondazioni controllate tra regine e fuchi selezionati. Le dimensioni limitate dell’isola (2,6 km2), molto inferiori all’area tipica di foraggiamento delle api mellifere (indicata in circa 7 km2), hanno garantito che la loro influenza si estendesse su tutto il territorio. Nello studio si sottolinea che sull’isola la pressione esercitata da A. mellifera verso le specie di api selvatiche è piuttosto elevata, a causa della densità di alveari che è di circa 7 per km², superiore alla media europea che si attesta a 4,2 per km².
L’esperimento ha comportato la rimozione temporanea delle api da miele, bloccando gli ingressi delle arnie prima dell’alba per 11 ore nei giorni selezionati. Tra il 2022 e il 2024, sono stati esaminati gli effetti a breve termine della rimozione di A. mellifera sulla disponibilità di risorse (nettare e polline) in particolare nelle due specie vegetali più abbondanti (Teucrium fruticans e Salvia rosmarinus). Sono stati anche studiati il comportamento e le modalità di foraggiamento delle due specie di api selvatiche maggiormente presenti (Anthophora dispar e Bombus terrestris). La loro abbondanza è stata monitorata attraverso sei transetti (percorsi) dislocati in tutta l’isola, utilizzati per le osservazioni durante il periodo sperimentale nei 4 anni (2021-2024).
I ricercatori, con i rilievi lungo i transetti e nelle parcelle di osservazione, hanno studiato e registrato i comportamenti delle tre specie e calcolato il grado di sovrapposizione sulle risorse trofiche. I dati sono stati raccolti sia quando gli alveari erano aperti (HB+) sia quando erano chiusi (HB-). In condizioni di HB+, A. mellifera è risultata la principale visitatrice di T. fruticans, S. rosmarinus ed Euphorbia dendroides con circa il 60% delle visite totali. Tra le api selvatiche, A. dispar ha mostrato una preferenza per T. fruticans, mentre B. terrestris ha visitato soprattutto Borago officinalis. La rimozione di A. mellifera ha aumentato la specializzazione delle interazioni e ha favorito le due specie selvatiche suggerendo una maggiore ripartizione delle risorse, soprattutto per A. dispar, migliorandone il ruolo ecologico e riducendo la competizione apparente.
Lo studio si è anche concentrato sugli effetti a breve termine della rimozione di A. mellifera sulla disponibilità di polline e nettare in T. fruticans e solo di nettare per S. rosmarinus. La disponibilità di polline è stata valutata per 9 giorni (4 HB+ e 5 HB-) in 20 siti, contando le antere di oltre 8.000 fiori. Poche ore dopo la rimozione delle api (HB-) è stato riscontrato un aumento significativo del polline disponibile: 35,7% nei siti vicini agli alveari e 16,8% nelle aree più distanti. La disponibilità di nettare è stata misurata per 25 giorni (13 HB+ e 12 HB-), su fiori sia insacchettati (per escludere il consumo) sia non insacchettati. I fiori accessibili agli impollinatori hanno mostrato un aumento significativo del volume di nettare in assenza di A. mellifera (+52,5% in T. fruticans e +71,1% in S. rosmarinus), mentre i fiori insacchettati non hanno mostrato variazioni, indicando che l’effetto è legato al consumo da parte delle api. La concentrazione di saccarosio non è variata tra le condizioni, ma è risultata inferiore nei fiori non insacchettati, probabilmente per processi fisiologici legati alla secrezione. I ricercatori sostengono che nel complesso, la rimozione di A. mellifera ha comportato un aumento rapido e misurabile delle risorse floreali, evidenziando il ruolo dominante di questa specie nel consumo di nettare e polline.
È stata inoltre studiata la relazione tra le diverse specie sul comportamento di ricerca di cibo, effettuando 2.076 osservazioni in 51 giorni a diverse condizioni (35 HB+ e 16 HB-). Durante le ore centrali della giornata, nei pressi degli alveari, A. mellifera è stata osservata con maggior frequenza, influenzando in questo modo i ritmi di attività giornaliera delle due specie selvatiche; in particolare queste ultime hanno trascorso meno tempo nelle aree fiorite quando l’ape da miele era presente. L’attività di A. dispar nelle parcelle è risultata correlata negativamente con l’attività di A. mellifera. Sebbene la rimozione di A. mellifera non abbia influenzato l’abbondanza complessiva degli impollinatori nelle aree fiorite, in condizione HB+, A. dispar ha concentrato la sua attività nelle prime ore del giorno, evitando la sovrapposizione con A. mellifera. Le osservazioni complessive (transetti e comportamento sui fiori) hanno mostrato come in condizione HB+ vi sia una relazione significativa per entrambe le specie selvatiche tra la distanza dall’apiario e il tempo di suzione, risultati più brevi vicino all’apiario. Mentre in condizione HB− questa relazione è risultata assente.
Durante queste operazioni i ricercatori hanno osservato che i tassi di visita ai fiori e il numero di impollinatori selvatici nei transetti sono diminuiti durante gli anni in cui è stato condotto lo studio, indicando un potenziale declino delle popolazioni selvatiche. In conclusione, gli autori sottolineano come il presente studio, condotto in un ecosistema confinato e di ridotte dimensioni, mostri che la competizione tra api allevate e api selvatiche può causare gravi danni alla biodiversità. L’elevata presenza di api domestiche ha contribuito a un calo dell’80% delle due specie di api selvatiche in soli 4 anni. Questo effetto negativo può essere aggravato da altri fattori, come il cambiamento climatico, che risulta particolarmente pericoloso in ecosistemi fragili come le piccole isole, o l’abbondanza fiorale che ha avuto un drastico declino durante i 4 anni dello studio. I ricercatori evidenziano anche l’impiego sull’isola di insetticidi piretroidi per il controllo delle zanzare, anche se affermano che il prodotto non ha effetti sulle specie selvatiche. Infine, raccomandano di vietare l’apicoltura nelle aree protette, a meno che non si dimostri che non arrechi danni alle specie locali, ed evidenziano la necessità di ulteriori ricerche per comprendere e gestire al meglio questi tipi di meccanismi naturali. Clicca qui per leggere l’allegato
Alberto Contessi
Fonte: mieleinforma
Apicoltore Moderno