venerdì , 24 Settembre 2021
Per chiarificare la cera si può aggiungere 2-3 gr di acido citrico od ossalico in 1litro di acqua per kg. di cera. Foto di Pasquale Angrisani

Il recupero della cera d’api

La cera, il prodotto dell’ alveare più noto alla massa dopo il miele, viene secreta dalle api, prevalentemente dal 16o al 18o giorno di vita, sotto forma di scaglie, da apposite ghiandole poste tra i segmenti dell’addome. Le scaglie prodotte vengono trasferite dall’addome alle mandibole con una delle zampe posteriori e impiegate per la costruzione dei favi.

Tramite fusione è possibile recuperare la cera dei favi sostituiti perché troppo vecchi e scuri, nonché l’opercolo dei favi da melario asportato in fase di smielatura. Gli opercoli asportati tramite coltello o forchetta, vengono ammassati nella vasca per il recupero del miele ancora presente e dopo un periodo di decantazione, possono essere torchiati manualmente o con presse idrauliche.

Il recupero della cera d'api
Foto 1. Sceratrice a vapore

Un semplice procedimento alla portata di tutti, utilizzabile per la fusione della cera d’api, è quello di utilizzare un recipiente, meglio se in acciaio inox, posto su di un bruciatore nel quale collocheremo opercoli e favi in pezzi, accuratamente lavati, con l’aggiunta di molta acqua. Quando tutta la massa sarà liquefatta, la cera salirà in superficie, poiché il suo peso specifico è inferiore a quello dell’ acqua e del miele; a questo punto possiamo prelevarla con un semplice mestolo e travasarla in contenitori, bagnati preventivamente con acqua per semplificare il distaccamento una volta solidificata la cera. In alternativa possiamo utilizzare il recipiente dove è avvenuta la fusione, senza travaso alcuno, semplicemente togliendolo dal fuoco; in ogni caso occorre attendere che la cera solidifichi facendo in modo che il processo avvenga il più lentamente possibile. La rapida solidificazione può provocare grosse crepe e spaccature nella forma e per ovviare a questo inconveniente è opportuno coprire il contenitore con cartoni o stracci e posizionarlo in un luogo riparato. Se abbiamo scelto di non travasare la cera dal contenitore sul fuoco alle bacinelle quando era allo stato liquido e quindi perfettamente pulita, il pane di cera che preleveremo a solidificazione avvenuta andrà accuratamente pulito dalle impurità rimaste intrappolate sul fondo (il cosiddetto “piede”).

Se la cera da fondere è costituita per la maggior parte da vecchi favi da nido, è tuttavia consigliabile utilizzare un procedimento diverso da quello descritto, poiché le esuvie larvali di cui sono costituiti in gran parte i vecchi favi assorbono molta acqua e cera e potrebbero formare un’unica massa pastosa: utilizzando un semplice contenitore con acqua e cera il prodotto che otterremmo, anche dopo molte rifusioni, sarebbe scuro e di scarso pregio.

Foto 2. Fogli cerei di opercolo

Per ottenere buoni risultati o comunque per trattare grosse quantità di cera, è necessario utilizzare una sceratrice (Foto 1) a vapore, costituita da un contenitore in acciaio con doppia parete, con acqua nell’intercapedine. La cera, posta in un contenitore con pareti a griglia posto al di sopra dell’ acqua, viene sciolta dal vapore, le esuvie larvali e altre impurità sono trattenute dalla griglia e la cera liquefatta e pulita scorre in un canale cadendo direttamente nell’apposita bacinella.

Particolare attenzione è da riservare al luogo nel quale effettuare la fusione (attenzione alla funzionalità del bruciatore se utilizzato in ambienti chiusi) e al periodo stagionale, per evitare inopportune visite di massa da parte delle api.

Il miele ottenuto dalle fusioni, che rimane al di sotto delle forme solidificate di cera, non potrà essere utilizzato per preparare alimentazione delle api: sciroppo o candito, non essendo idoneo anche per l’alimentazione umana.

La rifusione delle forme ottenute in fogli cerei può avvenire artigianalmente utilizzando appositi stampi, ma il procedimento è piuttosto lento e difficoltoso, tanto che è consigliabile rivolgersi a cererie dotate di macchinari appositi. E’ possibile effettuare uno scambio fra la cera fusa con fogli cerei già pronti (Foto 2), pagando la differenza per lo scarto e la lavorazione.
Esistono molte cererie in tutto il territorio nazionale, presenti alle principali manifestazioni fieristiche, dove effettuano operazioni di scambio, che sono in grado di offrire anche la certificazione biologica.

Maria Elena Caminada
Tratto da Apinforma, anno XVII n.1

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