venerdì , 30 Settembre 2022
Api sopra i telaini

Il ritorno dell’ape nera: un progetto di reintroduzione riporta negli alveari siciliani l’antica razza autoctona

Non è vero che tutte le api sono gialle e nere. La livrea che normalmente associamo all’ape è in realtà tipica della razza ligustica, una delle più diffuse al mondo e autoctona della penisola italica, tanto da essere nota nel mondo come “ape italiana”.

Ma esistono anche in Italia api scure, anche nerissime, vicine filogeneticamente alle api nere africane (dalle quali differiscono però per la minore aggressività). L’ape nera sicula (Apis mellifera siciliana) ha popolato per millenni la Sicilia e poi è stata abbandonata negli anni ’70 quando gli apicoltori siciliani sostituirono i bugni di legno di ferula (le casse a forma di parallelepipedo usate come arnie) e iniziarono a importare api ligustiche dal nord Italia.

L’ape sicula rischiò in quegli anni la totale estinzione, evitata grazie agli studi e alle ricerche di un entomologo siciliano, Pietro Genduso, che la studiò per anni dopo la classificazione avvenuta ad opera di Dalla Torre nel 1896.

Genduso trasmise questa passione a uno studente, Carlo Amodeo, tuttora l’unico l’allevatore di api regine siciliane pure iscritto all’Albo Nazionale degli Allevatori di Api Regine. Gli ultimi bugni di api nere sicule furono ritrovati in un baglio di Carini dove un vecchio massaro apicoltore produceva miele con quel sistema antico. I bugni contenevano alcune famiglie di api che Carlo Amodeo, dopo aver deciso di praticare l’apicoltura professionale, conservò in isolamento sulle isole di Vulcano, Filicudi e Ustica.

Negli anni Amodeo è stato seguito dal Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, Unità di ricerca di Apicoltura e Bachicoltura (CRA-API) che ha monitorato e seguito la conservazione supportando, con analisi e studi, la ricerca sull’ape nera.

Il Presidio Slow Food

Nel 2008 Slow Food istituisce un Presidio per segnalare il rischio di estinzione di questa razza autoctona di cui era presente un solo apicoltore a riprodurre le api regine.

Negli anni successivi altri apicoltori hanno iniziato a interessarsi a questa razza e oggi il Presidio è composto da otto allevatori che hanno recuperato le regine da Carlo Amodeo; alcuni di loro producono miele, altri invece sono solo appassionati allevatori interessati a conservare la razza autoctona della loro terra.

Il disciplinare del Presidio prevede che gli aderenti si impegnino ad allevare esclusivamente ape nera sicula, a realizzare e mantenere stazioni di fecondazione, a non praticare trattamenti oltre quelli indispensabili nel caso di grave rischio per gli apiari, a non utilizzare sostanze antibiotiche.

Il progetto di reintroduzione

Un passo molto importante e sostanziale per favorire la reintroduzione dell’ape nera è stato, nel gennaio 2012, l’avvio del “Progetto di reintroduzione e di conservazione della sottospecie a rischio di estinzione Apis mellifera siciliana” finanziato dalla Regione Siciliana e coordinato dal CRA-API in collaborazione con l’Università di Catania e di Palermo, l’Istituto Zooprofilattico della Sicilia, la Soat di Collesano, Apicoltura Amodeo e la Fondazione Slow Food per la Biodiversità.

Il progetto prevede la ricerca di nuove linee genetiche, indispensabili per combattere il problema più grave di questa razza (la consanguineità), l’istituzione di stazioni di fecondazione in luoghi isolati sull’isola, poiché i costi per la conservazione sulle isole minori sono troppo elevati e scoraggiano gli apicoltori, la valutazione delle prestazioni della nera sicula a paragone con la ligustica.

I dati che emergeranno dal progetto potranno stabilire se le qualità di questa razza autoctona, acclimatata nei secoli su un territorio caldo e difficile, può essere competitiva con la ligustica. L’area di reintroduzione sarà prevalentemente nell’areale occidentale della Sicilia (le province di Palermo, Trapani e Agrigento) dove ricerche effettuate in passato hanno riscontrato una maggiore conservazione del patrimonio genetico di questa razza..

La speranza è che al termine del progetto, fra tre anni, gli apicoltori che l’avranno adottata siano molti di più degli attuali, e il rischio di estinzione sia scongiurato.

Estratto dal depliant redatto da Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus e da Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, Unità di ricerca di Apicoltura e Bachicoltura (CRA-API), in occasione del Salone del Gusto, Torino, Ottobre 2012

Info Redazione

Guarda anche

Miele bio contaminato dal glifosato

Miele bio contaminato dal glifosato

Lo scorso giugno, per la prima volta in Europa, un’azienda agricola è stata condannata a …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.