(L’articolo che segue è tratto da Info reines n. 100, e ringraziamo il presidente dell’Anercea Thierry Fedon per la gentile concessione). La semplicità veramente esemplare con la quale viene illustrata quest’esperienza di selezione testimonia una conoscenza pratica dell’animale non comune; e segnaliamo alcuni passaggi particolarmente significativi:
L’ape Buckfast è un’ape che deriva da un incrocio tra una regina italiana e maschi di ceppo inglese. Questo incrocio è stato realizzato da padre Adam, un monaco dell’abbazia benedettina di Buckfast nel Devon, che si occupava degli alveari del monastero. Egli ha passato la sua vita a provare d’introdurre dei caratteri che giudicava interessanti per la sua pratica di apicoltore. Si vede, è un’ape che richiede una selezione permanente per rimanere interessante e noi abbiamo scelto di andare a interrogare Paul Jungels per parlarne. Paul è un selezionatore dell’ape Buckfast da più di trent’anni. Vive in un piccolo villaggio, alla fine di una valle stretta, dominata dalle rovine di un castello a nord di Grand-Duché di Lussemburgo.
Queste azioni hanno bisogno di un metodo apistico unico per tutte le famiglie gestite, affinché tutte le misurazioni siano corrette e non equivoche. Le colonie devono essere condotte in modo rigorosamente identico per tutto l’anno, in caso contrario tutti i risultati si alterano. Lui parimenti pensa che debba essere la stessa persona a condurre la stessa operazione dall’inizio alla fine (per esempio la raccolta di primavera). Jungles lavora quasi sempre solo, raramente con suo figlio, così tutte le annotazioni non rappresentano che il suo giudizio.
Questo metodo di conduzione dell’alveare deve di sicuro evitare al massimo gli interventi che turbino in modo profondo le colonie e alterino le annotazioni realizzate da allora in poi. Lui interviene a volte nelle sue colonie, ma allo stesso tempo per tutte ( per esempio, quando sposta i favi brutti dal centro delle colonie verso i bordi, lo fa durante la stessa settimana per tutte le colonie, affinché questo intervento rappresenti lo stesso turbamento per tutte).
Gli altri turbamenti come il prelievo di api e di covata per prevenire la sciamatura sono banditi oppure comportano una nota squalificante. Dunque è il fattore tempo che diventa importante: Paul deve attribuire una o più note ad ognuna delle sue colonie in poco tempo e in un periodo nel quale i lavori sono già molto pesanti. Questo è il perché fra i suoi criteri di selezione ne include numerosi che rinforzano l’aspetto pratico del suo metodo di apicoltura: docilità e tenuta del favo, né false costruzioni né propoli eccessiva, non tendenza alla sciamatura mentre la deposizione rimane forte…
Per lui i più importanti criteri di selezione riguardano la vitalità dell’ape ( come individuo) e della colonia. L’aspetto rendimento del raccolto è secondario e se sono osservati gli altri criteri il raccolto non può essere cattivo, sarà almeno medio. Paul utilizza una classificazione (tipo Excel di Microsoft) nel quale attribuisce sistematicamente una nota da 1 ( tre media) a 6 (eccezionale) a ogni colonia per ognuno dei suoi criteri.
L’ultima colonna è utilizzata per sommare le ultime tredici annotazioni. Solo le migliori colonie di una linea saranno conservate sia per fare alveari per la produzione di maschi, sia per le linee materne. Nella primavera successiva sono raggruppate: le prime in un apiario di alveari da maschi, le seconde nell’apiario dell’allevamento.
Il fattore tempo è per lui fondamentale, perciò il funzionamento del suo apiario d’allevamento deve essere ottimizzato. Sposta abbastanza facilmente alcune operazioni dell’allevamento in periodi meno carichi di lavoro. Di colpo lui ha optato per dei nuclei di fecondazione abbastanza grandi poiché “loro possono attendere”.
Così fine aprile, giusto prima delle visite di primavera e la posa dei melari, realizza un primo allevamento in fecondazione naturale. In questa epoca ancora fresca, i maschi non volano molto lontano e la sua stazione è sufficientemente isolata per garantire il controllo. In giugno e in luglio, fa altri cicli d’allevamento questa volta usando l’inseminazione artificiale. Paul utilizza solo due linee come alveari da maschi. Questo procura già molto lavoro, ed è sufficiente per cercare di fissare un carattere. Lui guarda le regine nei nuclei per tutta la stagione: per questo gli servono grandi nuclei e lavora sia con quelli del modello di padre Adam ( un alveare diviso in 4 compartimenti, dunque 5 mezzi telaini Dadant) sia con Maniplus ®.
Questo gli permette di introdurre le sue regine alla fine della stagione, quando loro ormai hanno deposto da più di 8 settimane. Lui vuole un metodo di introduzione delle regine affidabile, poiché è probabile che alcune regine un po’ strapazzate durante l’accettazione non possano esprimere più pienamente il loro potenziale. Allo stesso modo questo gli permette di realizzare una preselezione sui suoi cicli d’allevamento. Alla fine delle 8 settimane, lui segna le più difettose per eliminarle. Per le inseminazioni artificiali generalmente procede per lotti di 25 regine sorelle. Ha bisogno di una mezza giornata per il prelievo dello sperma, poi l’indomani realizza le inseminazioni. Arriva a invernare 22 regine sorelle per lotto ( su 25 inseminate) e a testarle per mantenere solo quelle migliori per i suoi criteri. Occorrerebbe che fossero più, ma non può fare dei lotti più grandi poiché manca il tempo…
Questa visita resterà per me un grande momento di apicoltura. Ancora grazie a Paul per la sua accoglienza molto calorosa e le sue confidenze su quest’ape Buckfast che lui alleva e seleziona da quando ha ricevuto due regine dell’abbazia (molto tempo fa). Ma è inutile ordinargli delle regine: le sue madri migliori sono destinate a colleghi che faranno moltiplicazione per servire il più grande numero di apicoltori possibile.
Terminologia apistica semplificata.
Abbiano notato che alcuni termini come sottospecie, razza, ecc., vengono usati nella cultura apistica con una certa confusione. Abbiamo chiesto al Dr. Giovanni Formato dell’IZS Lazio Toscana di farci una piccola nomenclatura in proposito, e lo ringraziamo del contributo.
Sottospecie
La sottospecie rappresenta la categoria tassonomica costituita da una o più popolazioni di api differenziate dalle altre, della stessa specie, per un insieme di caratteri diagnostici ereditari formatesi per l’azione selettiva di vari fattori. Nella classificazione, la sottospecie è riconosciuta dai rispettivi codici internazionali di nomenclatura e indicata aggiungendo ai nomi del genere e della specie un terzo nome (per es., Apis mellifera ligustica).
Razza
Da un punto di vista sistematico, la razza si identifica con la sottospecie (razza geografica) ed in base alle principali caratteristiche discriminanti si parla di razza ecologica (ecotipo) quando esistono evidenti adattamenti specifici a condizioni ambientali locali.
Ecotipo
L’ecotipo rappresenta, specie in animali come le famiglie delle api che presentano decine di generazioni all’anno, il prodotto naturale di adattamento alle condizioni ambientali (microclima) dei diversi territori ed è un’espressione della risposta genetica ad un determinato ambiente.
Ibrido
In biologia l’ibrido rappresenta un individuo animale o vegetale proveniente da un incrocio di genitori appartenenti o a diverse sottospecie all’interno di una specie (incrocio intraspecifico), o a specie diverse specie all’interno dello stesso genere (ibrido interspecifico), o, addirittura, a generi diversi (incrocio intergenerico).
Traduzione italiana dal francese di Celeste Milli.
Apicoltore Moderno