I cambiamenti climatici hanno effetti diretti ed indiretti sugli insetti.
Quelli diretti comprendono l’influenza sul livello di attività sia delle larve che degli adulti, la distribuzione geografica, la durata dei cicli vitali e l’accrescimento. Gli effetti indiretti causano alterazioni della fenologia delle piante, della qualità delle risorse trofiche, degli equilibri predatori-parassiti/preda e piante/impollinatori.
Nel corso del secolo passato le temperature medie sono aumentate di circa 0.6 gradi. Il surriscaldamento globale attuale potrebbe ulteriormente aumentarle di diversi gradi, si stima fra 1.5 e 5.8 nel corso del ventunesimo secolo.
Numerosi studi, nel tempo, hanno valutato l’impatto dei cambiamenti climatici sugli impollinatori focalizzandosi tuttavia soprattutto sulle api da miele e prendendo in considerazione solamente zone geografiche circoscritte. Tutti i risultati hanno rilevato come le temperature in aumento spingano gli insetti a migrare verso latitudini più elevate. Le api infatti sono esseri ectotermici, e come tali presentano una notevole dipendenza dalla temperatura dell’habitat per quanto attiene le proprie funzioni vitali.
E’ noto come api e bombi visitino più del 90% delle colture a livello mondiale, ma non essendo presenti dati completi in letteratura relativi alla loro distribuzione futura su scala globale, lo studio di Rahimi et al. si è proposto di stimare la potenziale influenza del clima su questi insetti.
Con l’ausilio del programma di statistica “BeeBDC” il lavoro ha analizzato gli effetti dei cambiamenti climatici su 1365 specie di api appartenenti a 7 differenti famiglie distribuite in tutto il mondo, in un ipotetico scenario nell’anno 2070. I risultati hanno dimostrato che circa il 65% delle specie sono destinate a diminuire la propria distribuzione, con cali compresi tra il 28% in Australia e il 56% in Europa. L’impatto è risultato essere maggiore in Africa ed Europa, mente in Nord America ci si aspetta l’espansione della distribuzione di ben 336 specie, a motivo dell’aumento delle temperature in aree oggi troppo fredde, che diventerebbero quindi idonee alla vita degli impollinatori.
Questo dato tuttavia non deve essere letto come confortante o vantaggioso per le specie in espansione, perché le modifiche delle temperature alterano inevitabilmente anche le tempistiche degli eventi naturali, come la fioritura delle piante e l’emergenza delle api, che si potrebbero quindi trovare facilmente sfasate. Inoltre si verrebbero a creare dinamiche di competizione con le specie native e l’esposizione a nuovi predatori e malattie.
E’ importante sottolineare come le alterazioni degli habitat, al pari dei cambiamenti climatici, siano il primo fattore di declino degli impollinatori. Un calo simile a quello analizzato in questo studio è stato anche osservato su altri tipi di pronubi, come farfalle, falene e sirfidi.
I cambiamenti climatici e i loro effetti attesi sulla distribuzione delle api potrebbero interrompere o alterare pesantemente i delicati equilibri pianta/impollinatore. E se è vero che niente si può fare per agire sul sole e i suoi cambiamenti, siamo comunque nella necessità di mettere in atto tutto quanto in nostro potere per mirare alla salvaguardia della biodiversità e degli habitat, mediante costruttive sfide ecologiche e importanti sforzi di conservazione.
Serena Alessandrini
Fonte: mieleinforma
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