mercoledì , 11 Febbraio 2026
L'avventura della sciamatura
Foto di M. Roth da Pixabay

L’avventura della sciamatura

La sciamatura, evento specifico della vita delle api che vivono in colonie e producono miele, si può considerare un modo eccezionale e di successo per moltiplicare e protrarre nel tempo le famiglie di queste specie, che in tal modo vivono potenzialmente “in eterno”. Su questo particolare evento molte conoscenze venivano tramandate dalle vecchie generazioni di apicoltori, spesso tramite una trasmissione diretta e personale delle esperienze accumulate in anni di lavoro tra le api. Gli studi scientifici e gli aggiornamenti su questo fenomeno sono comunque via via aumentati ed è più facile accedervi tramite Internet, libri e riviste specializzate, ma non sempre si trova una sintesi chiara e precisa sull’argomento, e si possono leggere ancora notizie inesatte. Cerchiamo allora di analizzare questo particolare e spettacolare momento della vita dell’ape da miele, Apis mellifera L., considerando insieme i diversi momenti della sciamatura!

Fattori che inducono la sciamatura

Negli ambienti a clima temperato-freddo la stagione tipica di questo fenomeno è la primavera, quando l’innalzarsi delle temperature, la disponibilità di fioriture e quindi di abbondanti risorse di nettare e di polline e i conseguenti incrementi dell’ovideposizione della regina, della covata e del numero di giovani api adulte rendono gli alveari sovraffollati (Winston et al. 1981). Le api sono colpite da una certa inquietudine, che veniva comunemente chiamata “febbre sciamatoria”. La mancanza di spazio all’interno dell’alveare è dovuta anche al fatto che molte cellette sono occupate da covata in vari stadi e rimane poco spazio per la deposizione del nettare. Le cause specifiche alla base della sciamatura sono quindi molteplici e concomitanti, ma un ruolo molto importante viene esercitato dalla ridotta quantità di feromone* mandibolare della regina disponibile per ciascuna operaia a causa dell’aumento della popolazione. Questo feromone impedisce l’allevamento di celle reali, ma a tale risultato contribuisce anche un’elevata presenza di covata giovane (Contessi 2016). Quando tutti questi fattori raggiungono i valori di soglia le operaie sono indotte a costruire celle da fuco e quindi celle reali (Fefferman e Starks 2006).

La maggiore o minore predisposizione alla sciamatura è collegata a differenze genetiche ereditabili (Kryger e Moritz 1997); alcune linee genetiche hanno maggiore tendenza alla sciamatura.

In alcuni casi allo sciame primario, formato da molte api che abbandonano l’alveare di origine e dalla loro regina, può seguire uno sciame secondario, che di solito non riesce ad evolvere in una famiglia in quanto la regina è vergine e quindi non è in grado di dar origine a operaie, generate da uova fecondate.

Altre cause che possono indurre la sciamatura sono la presenza di alcune malattie o di parassiti, come la varroa, l’età avanzata della regina, meno fertile e con una produzione di feromone mandibolare ridotta, e problematiche ambientali, come condizioni climatiche non idonee. Tali situazioni di difficoltà della famiglia possono indurre anche tutta la scarsa popolazione residua di un alveare ad abbandonarlo in periodi insoliti, come la tarda estate o l’autunno, dando luogo a casi di difficile interpretazione con famiglie scomparse e alveari rimasti vuoti. Questi piccoli sciami solitamente non hanno futuro.

Api esploratrici

Negli ultimi giorni che precedono la sciamatura alcune api nella fase di bottinatrici, indicate come esploratrici o “scout”, si dedicano alla ricerca di siti idonei a costituire un luogo dove fermarsi dopo l’allontanamento dall’alveare. L’informazione fornita dalle api esploratrici non riguarda solo la posizione e la distanza del sito scelto, ma anche la sua qualità, che viene manifestata tramite una danza più vivace e più lunga.

Lindauer (1975) ha analizzato attentamente il comportamento delle esploratrici. Alcune api lasciano l’alveare prima ancora dell’uscita dello sciame ed esplorano attentamente luoghi di vario tipo, tornano senza aver raccolto nulla ma segnalano con la danza scodinzolante, detta anche danza dell’addome, un luogo che ritengono idoneo, “reclutando” altre api. Altre operaie vengono così convinte a visitare il luogo segnalato, lo esplorano e, se concordano nella scelta, si uniscono alle danze per segnalarlo a loro volta. Si formano quindi nello sciame varie fazioni, ciascuna favorevole a un determinato sito, finché non viene raggiunto un consenso comune. In un primo tempo la scelta è per lo più un sito provvisorio vicino all’alveare, come un albero (Figura 1); meno frequentemente la scelta si orienta subito su un sito definitivo. Per facilitare la cattura degli sciami può esser utile tenere vicino presso le postazioni di alveari alberi bassi o arbusti, che possano essere utilizzati dagli sciami come prima tappa nella ricerca di un nuovo insediamento (Figura 2).

L’avventura della sciamatura
Figura 1. Sovente gli sciami si fermano dapprima in un sito provvisorio vicino all’alveare da cui provengono, prediligendo alberi bassi o arbusti. Foto Pasquale Angrisani.
L’avventura della sciamatura
Figura 2. Può succedere! In questi casi l’introduzione dello sciame in una cassetta portasciami non richiede molta fatica! Foto Pasquale Angrisani.

Per comprendere a fondo il comportamento degli sciami Lindauer (1975), allievo del celebre professore Karl von Frisch*, che aveva decifrato il codice delle danze delle api (Von Frisch 1950), mise in atto una precisa sperimentazione analizzando in totale 19 sciami. La prima fase consisteva nel marcare ogni ape danzatrice di uno sciame con una vernice colorata e nel registrarne i movimenti. Alla prima prova constatò che all’inizio le diverse danzatrici segnalavano direzioni differenti, 21 in totale; col passare dei giorni aumentava il numero di api che indicava un medesimo sito fino all’accordo raggiunto dopo il quarto giorno, con la partenza dello sciame verso un luogo esposto a sud-est a 350 m dall’apiario di origine. La scelta definitiva fu la cavità di un edificio in rovina, che continuò ad essere abitata per anni, fino alla demolizione della struttura. La precisione delle osservazioni di von Frisch è tale che Lindauer e i suoi collaboratori riuscirono a interpretare esattamente la posizione scelta per il futuro nido arrivando sul posto prima dello sciame stesso.

Dei 19 sciami presi in esame solo due non raggiunsero un accordo. Uno si divise in due gruppi; dopo spostamenti irregolari i due gruppi, di cui uno ovviamente senza regina e quindi anomalo, si ricomposero, e finalmente giunsero a una decisione comune. Il secondo sciame, che non trovò l’accordo su un sito soddisfacente per tutte le api, alla fine si decise a costruire il nido nel cespuglio dove si era fermato fin dall’inizio.

Comportamenti tipici delle api prima della sciamatura

In prossimità della sciamatura avvengono vari mutamenti nel comportamento delle operaie, che si dedicano meno alla ricerca di cibo e sovente si situano attorno alla porticina di ingresso dell’alveare, formando la cosiddetta barba. Oltre alla comparsa delle api esploratrici e al loro frenetico operato si verificano altri importanti fatti: la regina viene alimentata in misura inferiore al solito, per rendere più agevole il suo volo (Allen 1956). Le api che intendono sciamare si nutrono abbondantemente di miele già parecchi giorni prima della partenza (Combs 1972), tanto che uno sciame “stilla” numerose goccioline di questo prodotto. Il carico di miele, effettuato in previsione del tempo necessario a insediarsi in una nuova sede e quindi a riprendere le normali attività di bottinatura, rende le api più pesanti e più calme, in quanto abbondantemente nutrite e con l’interesse dominante della ricerca e dell’insediamento in un nuovo nido. Per queste ragioni le api di uno sciame non pungono (Figura 3). È stato però osservato che uno sciame, rimasto diversi giorni in attesa di trovare un accordo per la nuova sede, diventa “irascibile” e le api che lo costituiscono possono pungere una volta esaurite le loro provviste (Morse 1976).

L’avventura della sciamatura
Figura 3. Le api di uno sciame, ben approvvigionate di miele, non pungono e si possono maneggiare senza problemi. Foto Pasquale Angrisani.

Il coordinamento necessario per la partenza contemporanea di tutte le api dello sciame è assicurato da un insieme di segnali fisici, visivi e uditivi. Uno di questi, utilizzato tuttavia in molteplici situazioni, è lo scuotimento dell’addome in senso dorso-ventrale da parte di un’ape che si appoggia con le zampe posteriori a un’ape “ricevente” (Seeley et al. 1998): sembra accelerare o far variare le attività delle operaie riceventi. Tale comportamento si verifica nei confronti della regina solo prima della sciamatura (Schneider 1991).

Il ronzio delle api si manifesta con diverse frequenze a seconda delle varie fasi della vita dell’alveare e delle attività delle operaie. Anche l’approssimarsi della sciamatura è annunciato da un aumento della frequenza di vibrazioni delle ali e da un suono acuto che può essere avvertito dagli apicoltori, e avviene in parallelo con un incremento della temperatura delle api stesse (Grozinger et al. 2014). Le operaie stimolano la regina per prepararla alla sciamatura spingendola e morsicandola su ali e zampe, e la sospingono fuori dall’alveare al momento di uscita dello sciame.

Gli sciami volanti occupano un notevole spazio. Uno sciame di 11.000 api può raggiungere 8-12 m di lunghezza, 6-8 m di larghezza e 3-4 m di altezza (Beekman et al. 2006).

Le operaie sciamatrici producono feromone della ghiandola di Nasonov* (Figura 4) e lo utilizzano anche per marcare l’ingresso del nuovo nido; ciò rende più rapido l’ingresso dello sciame una volta raggiunto il nuovo sito. A sua volta la regina regola, con l’emissione dei suoi feromoni, il comportamento dello sciame.

Figura 4. Alcune api sul predellino stanno nella tipica posizione che permette la fuoriuscita del feromone della ghiandola di Nasonov, cioè con l’addome rivolto verso l’alto e la parte terminale in basso, in modo da esporre la membrana intersegmentale da cui sboccano all’esterno le sostanze volatili prodotte. Foto Monica Vercelli

Età delle operaie dello sciame

Le api che abbandonano la vecchia dimora sono più di metà della sua popolazione, arrivando, secondo alcuni ricercatori, ai tre quarti dei suoi componenti, con circa 11.000-16.000 api di cui l’età media è di circa 15 giorni (Winston e Taylor 1980). La maggior parte, circa il 70%, è quindi rappresentata da api giovani con meno di 10 giorni, ancora nella fase di api nutrici e idonee alle funzioni di costruzione del nuovo nido, destinate comunque a una vita più lunga delle bottinatrici. La longevità potenziale delle api sciamatrici è importante, visto che devono trascorrere almeno 21 giorni prima che nascano nuove api da quando lo sciame trova una sistemazione definitiva. Entra a far parte dello sciame un esiguo numero di maschi, l’1% del totale delle api che lo costituiscono (Avitabile e Kasinkas 1977).

Riassumiamo in questo schema le attività delle api operaie in funzione dell’età (Figura 5). È tuttavia ben nota la plasticità di questo insetto, che in caso di necessità, ad esempio dopo la sciamatura, è in grado di riprendere funzioni che compiva nella sua vita adulta precedente o svolgere funzioni comunemente non ancora esercitate alla sua età.

Figura 5. Attività delle operaie. Grafica da Lindauer 1975. Nella parte destra dell’immagine è rappresentato lo sviluppo delle ghiandole ipofaringee (nel capo) e delle ghiandole della cera (nell’addome) in rapporto all’età. Testo di Ferrazzi.

Età delle esploratrici

Gilley (1988) si è posto il problema di valutare l’età delle api esploratrici, che nell’alveare di provenienza erano bottinatrici secondo le indagini di Lindauer (1975), per mezzo di un complesso esperimento realizzato nello stato di New York. In primavera, a inizio maggio, il ricercatore aveva allestito 5 alveari da osservazione con due favi ciascuno e 2000 operaie, regina e covata. A ciascuno aggiungeva, ogni 3 giorni da fine maggio a inizio luglio (periodo locale della sciamatura), 100 api appena sfarfallate marcate con colori diversi a seconda del giorno di sfarfallamento. Le api entravano negli alveari attraverso un tunnel trasparente che terminava con una piattaforma per le danze.

Appena le famiglie davano segno di voler sciamare, soprattutto tramite la costruzione di celle reali, le api venivano seguite attentamente durante il loro passaggio nei tunnel. Venivano così registrate le età delle bottinatrici che arrivavano con polline nelle cestelle e delle api prive di polline che compivano danze per indicare la fonte di cibo frequentata. Attraverso rilevamenti successivi, che tenevano conto del numero totale di api dei quattro sciami primari provenienti dai cinque alveari di partenza, Gilley ha osservato che solo il 10% delle componenti era rappresentato da api marcate, quindi in fase di bottinatrici, e che circa la metà di queste erano esploratrici. L’età delle api esploratrici era di 15-37 giorni, a conferma dei risultati ottenuti da Lindauer (1975) e Butler (1940) sull’elevata percentuale di api giovani negli sciami e dell’ipotesi che le esploratrici fossero precedentemente bottinatrici, quindi di maggiore età e dotate di esperienza del territorio.

Considerazioni finali

Il suggestivo fenomeno della sciamatura ha suscitato l’interesse e stimolato le ricerche in merito da parte di un gran numero di ricercatori, tra cui Virgilio, che tra il 37 e il 30 avanti Cristo descrisse diversi momenti della sciamatura nel IV libro delle Georgiche. I loro studi hanno permesso di mettere in evidenza cause e modalità di questa fondamentale tappa della vita delle famiglie di api e conoscenze sulle protagoniste di questo evento, che ha così tanta importanza per la continuità delle famiglie dell’ape da miele, da tempo allevata in tutto il mondo. Sovente gli apicoltori cercano di evitare questo evento, che comporta lavoro e diminuisce la forza della famiglia originaria, ma nel contempo consente di produrre dei nuclei, molto attivi nel costruire nuovi favi e nella produzione di miele. Ma questo argomento sarà oggetto di un altro articolo!

di Paola Ferrazzi1, Giovanni Bosca2, Pasquale Angrisani3
1 Già docente del DISAFA, Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari, Università degli Studi di Torino; 2 Caporedattore di Api & Flora; 3 Ingegnere

Fonte: Api & Flora, gennaio/aprile 1/2025
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<strong>Note</strong>

  1. *Karl von Frisch vinse nel 1973 il premio Nobel in Fisiologia e Medicina nel 1973, per le sue ricerche sul linguaggio delle api, insieme ad altri due importanti etologi, Nikolaas Tinbergen e Konrad Lorenz.
  2. *GHIANDOLA DI NASONOV. Questa ghiandola, situata sulla parte dorsale dell’addome tra il sesto e il settimo segmento, si trova solo nelle operaie e produce un feromone marcatore complesso, costituito da sette componenti volatili che vengono recepiti dalle api attraverso recettori olfattivi presenti soprattutto nelle antenne. Il feromone serve ad aggregare le api durante la sciamatura, a marcare i luoghi di bottinatura e a segnalare l’ingresso dell’alveare o del nido.

Info Pasquale Angrisani

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Un commento

  1. Un grande plauso a Paola Ferrazzi, Giovanni Bosca e Pasquale Angrisani per questo eccellente e affascinante articolo sulla sciamatura!

    Avete saputo combinare saggezza tradizionale e rigore scientifico in modo magistrale, offrendo una sintesi chiara e preziosa su un fenomeno vitale per le api. L’articolo eccelle nel descrivere con precisione le cause della sciamatura (dal sovraffollamento alla genetica), il ruolo cruciale delle api esploratrici e la loro sorprendente capacità di “negoziazione” per il nuovo sito, e i comportamenti pre-sciamatura che rendono lo sciame così docile.

    Le immagini arricchiscono ulteriormente il testo, rendendolo non solo informativo ma anche visivamente coinvolgente.

    Complimenti vivissimi per aver creato un lavoro di così alto valore didattico e scientifico, che celebra l’incredibile biologia delle api e fornisce conoscenze accurate essenziali per ogni apicoltore. Un contributo davvero significativo!

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