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Legalità e professione veterinaria

È l’incipit della relazione presentata al Consiglio Nazionale Fnovi di Firenze con la quale la Fnovi ha informato i 100 Presidenti su quello che sta accadendo in Italia e in Europa nel settore apistico. Non ci vogliono perché siamo l’Ordine, rappresentiamo la legalità e la esercitiamo. E fanno di tutto per ostacolare l’esercizio della nostra professione in questo settore

Si vuole impedire che l’autorità sanitaria pubblica faccia chiarezza sulla reale entità del comparto, sull’ubicazione degli allevamenti, sulla loro movimentazione, sullo stato sanitario degli alveari, sull’entità effettiva delle morie e sulle loro cause, sull’uso e la tracciabilità del farmaco veterinario, sul livello d’inquinamento della cera e dei prodotti dell’alveare da residui da farmaci.

Ognuna delle voci menzionate è spina nel fianco per chi ha assunto come regola quella di disattendere le norme.

Nell’ambito dell’attività liberoprofessionale è tempo che l’esperto apistico, figura laica, istituita nel 1925, poi dismessa in quasi tutte le regioni d’Italia, non svolga le attività che non gli competono per formazione e diritto, lasciando la medicina delle api al Medico Veterinario. Le stime e i monitoraggi non sono sinonimo di “dato ufficiale” e di “accertamento”, ma metodo costoso per procrastinare i tempi della verità. 

NON CI VOGLIONO IN APICOLTURA

La categoria deve essere cosciente dell’ostruzionismo che viene esercitato, sopratutto da qualche associazione di apicoltori, per impedire l’ingresso della professione veterinaria nel settore apistico.

INVITANO A SMETTERE I CONTROLLI

È ora che escano allo scoperto gli allevatori e le malattie. Chi non vuole farsi trovare si sta spostando verso quelle “zone franche” nelle quali le norme non sembrano essere ancora applicate, o lo sono “in modo costruttivo”. Il virgolettato è in una lettera inviata il 16 novembre 2010 dalle associazioni toscane Aapt, Arpat, Asga, Toscanamiele e non toscane Conapi, all’Assessore all’Agricoltura di Siena, dove si esorta la Provincia a far cessare i controlli ufficiali svolti dalle autorità sanitarie locali, perché creano un “clima pesante con aspetti intimidatori che sta allontanando molti apicoltori dall’area senese e/o portando l’apicoltura nel sommerso, come sembrano dimostrare anche i dati ufficiali”. Questa diaspora, annunciata da quelle associazioni che sanno, ma non dicono, sarebbe auspicabile si compisse nell’interesse di tutti i consumatori italiani. Espelleremmo dal nostro paese quelli che hanno inteso allevare le api fuori da ogni regola e ogni controllo sanitario.

MIELE CONTAMINATO

Proprio questo è accaduto a quel miele contaminato da tetracicline prodotto da allevatori spregiudicati, invendibile in Italia e che ha preso il largo verso le Americhe. Al contrario, le istituzioni devono tutelare, promuovere e sostenere l’attività non facile di tanti apicoltori responsabili, capaci di smarcarsi da coloro che rappresentano la mala-apicoltura, per allevare rispettando la vita delle api, la salute dei produttori, dei consumatori e dell’ambiente.

Vogliamo qui distinguere tra chi ci vuole fuori dai tavoli di lavoro, dai luoghi decisionali e pateticamente dalla Sanità Veterinaria pubblica e privata, da chi è disposto a ripensare l’apicoltura in un contesto di legalità, dove ognuno svolga legittimamente la sua parte. Una apicoltura senza medici veterinari non fa l’interesse del cittadino.

Chiunque con attività e finanziamenti invada competenze altrui provoca confusione negli operatori, indebolisce lo Stato, produce le aberrazioni che possono essere facilmente individuabili nell’articolo edito dalla rivista Lapis n. 9 di dicembre 2010 (www.fnovi.it), in cui l’autore, presidente dell’Unaapi e vice presidente del Copa-Cogeca, urla la sua arringa disperata contro chi intende ricondurlo al dovere.

Personaggi che affermano in pubblico che le iniziative del Ministero della Salute sono delle “buffonate” e “le leggi dello stato demenziali”, che disattendono quanto convenuto ai tavoli di lavoro e vengono meno alla parola data per procrastinare la vita di certa apicoltura”, dovranno rendere conto delle loro azioni e degli effetti delle loro alla sanità pubblica veterinaria, ai consumatori (che sono i nostri primi alleati), ai cittadini. Coloro che professano illegalità non potranno essere sostenuti e finanziati.

Vogliamo che la coscienza di ogni veterinario, quella che qualcuno intende minare e intimorire, si costruisca solida attorno al proprio ruolo e si rafforzi in competenza.

INTERROGAZIONE ALLA CAMERA

L’On. Gianni Mancuso ha presentato una interrogazione parlamentare per sapere se il Ministro delle politiche agricole ”intenda intervenire per riorganizzare in modo efficace ed efficiente il settore apistico” e se il Ministro della salute “intenda assumere iniziative per disciplinare il settore farmacologico legato al settore apistico, mettendo freno all’indiscriminato utilizzo di farmaci e pratiche farmacologiche illeciti”.

Mancuso fa notare che il progetto Apenet, teso a indagare le cause della moria di api di questi anni e finanziato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali con 2.300.000 euro all’anno per un triennio, non tiene conto della professionalità veterinaria e non agisce in maniera efficiente: dispone monitoraggi alveari in luoghi mai notificati alle Asl, confonde o sovrappone le attività di monitoraggio del progetto con le segnalazioni di moria, imbastisce sistemi di pronto soccorso apistico completamente svincolati dai servizi sanitari e fuori da ogni controllo veterinario. L’interrogazione denuncia che l’uso illecito di molecole farmacologicamente attive nel settore apistico sembra ormai essere divenuto la regola. Anche la cera, scheletro degli alveari, risulta oggi essere pregna di inquinamento, con il conseguente indebolimento delle colonie e riduzione della vita media dell’ape. Inoltre, l’industria farmaceutica non procede alla registrazione dei farmaci specifici, a causa del predominio del mercato di farmaci non registrati.

Gaetano Pennocchio

Info Redazione

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