Sono tre nemici delle api che, nelle primavere troppo tardive provocano gravissimi danni all’apicoltura di montagna e di mezza montagna.
Il freddo continuato fa ritardare di un mese lo sviluppo della covata. Le api vecchie, ai primi voli rimangono fuori, la covata manca perché mancano le api per riscaldarla; anche le migliori famiglie si spopolano e si riducono a 3 – 4 telaini coperti di api.
Si trovano nidi con abbondanti provviste e pochissime api. Per fortuna ci saranno zone a temperatura più mite in condizioni migliori. Per tali zone fortunate tempo di melari, per la montagna è tempo di nutritori. » Vale anche qui l’antico proverbio « Melius abundare quam deficere! ».Cercherò di suggerire quanto mi pare utile nelle varie situazioni.
Gli alveari indeboliti, se sono sani, possono essere rinforzati con nutrizione stimolante, fornita ogni sera in quantità che sia assorbita nella giornata. Se la famiglia è talmente debole da non riuscire a consumare mezzo litro di sciroppo, conviene prendere un favo di miele da un alveare più forte, graffiarlo con la forchetta e metterlo vicino alla covata; dopo due giorni, si controlla ed eventualmente si completa con sciroppo zuccherino lo stesso favo. Così pure, mancando il favo di miele da fornire, come detto sopra, si può dare un favo di sciroppo. E’ prudenza dare un favo di miele graffiato dopo il tramonto del sole, per evitare pericoli di saccheggio.
Invece il favo con sciroppo zuccherino si può dare in qualunque momento, evitando spargimenti e aperture prolungate dell’alveare.
In primavera manca spesso il calore necessario per lo sviluppo della covata. Perciò bisogna levare dal nido i favi vuoti, riempire gli spazi con polistirolo o altro materiale che non disperda il calore; la porticina dev’essere proporzionata alla forza dell’alveare e cioè larga poco più della covata, pressapoco come d’inverno.
Melari e smelature
Quando dalla zona della vite a quella del castagno è tempo di melari, disponendo di favi con manna si può anticipare di circa una settimana la posa dei melari, graffiando gli opercoli e spruzzando acqua nelle celle vuote. Alcuni tipi di manna, come quella dei larici è molto dura, e la fornitura di acqua per scioglierla, può essere ripetuta. In ogni caso i favi di manna non devono essere più di quattro e la porticina va ristretta e controllata.
Nei casi normali il melario va posato quando il nido è totalmente abitato, con covata che arriva al penultimo favo dei fianchi. I nidi che vanno crescendo sono nelle migliori condizioni per costruire i favi. Il segno che si può aggiungere fogli cerei è dato dalle api quando allungano le celle con cera nuova, cioè imbianchiscono. Se la stagione è favorevole, il foglio in un giorno viene trasformato in favo. Sono momenti in cui il controllo è utile che sia fatto da un giorno all’altro. Se dopo consegnato il foglio, il tempo dovesse farsi piovoso e freddo, necessario nutrire, altrimenti il foglio non viene lavorato e può essere deteriorato con rosicatura lungo i fili delle armature.
An
che i favi dei melari da posare vanno controllati: devono essere costruiti regolarmente a celle femminili, senza chiazze di celle maschili, senza fori o rotture che le api completerebbero a loro modo irregolarmente. Si usano anche i favi a « celle imperiali» che sono quelli che hanno celle maschili allungate, tanto che la regina non riesce a deporvi le uova. Ma il metodo non dà sempre risultati eccellenti; perciò consiglio anche per il melario favi con celle femminili.
Il primo melario, talvolta non viene subito abitato dalle api. Per indurle ad occuparlo subito è utile spruzzare con sciroppo di zucchero i favi, oppure immettendo in ogni favetto un mezzo bicchiere di sciroppo. Prima di dare il melario ad un alveare è necessario accertarsi che non stia allevando regine per la sciamatura. In questo caso il melario non verrebbe occupato e servirebbe solo per complicare il lavoro di controllo. Se si trovano celle reali in allevamento in preparazione alla sciamatura, non mettere il melario.
Se abbiamo melari con favi già costruiti, ne mettiamo nove al posto di dieci, oppure undici invece che dodici. Il metodo di mettere i favi dei melari più distanti di quelli da nido dà un buon risultato pratico, in quanto i favi vengono ingrossati, si risparmia sul numero dei favi, e in più diventano più adatti ad essere disopercolati.
Messo il melario, le nostre visite saranno eseguite secondo quanto suggerirà l’andamento stagionale. Con tempo favorevole potremo visitare dopo una settimana o poco più. Quando i favi centrali saranno quasi pieni e quelli ai lati saranno circa a metà, è opportuno spostare i pieni verso i lati e mettere i semivuoti al centro. Dopo 4-5 giorni si controlla ancora. Se il melario è stato riempito per circa 4/5 è opportuno mettere il secondo melario. Questa operazione è necessario farla tempestivamente perché altrimenti le api depositano il miele fresco nel nido, occupando le celle necessarie alla deposizione delle uova, causando così un indebolimento dell’alveare perché se non c’è covata non ci sono api. Il secondo melario va posto fra il primo e il nido per i seguenti motivi:
1. Sarà più facilmente accessibile alle bottinatrici che altrimenti dovrebbero attraversare il primo melario per giungere al secondo.
2. Ci sarà più facile controllare il momento in cui il miele del primo melario sarà maturo per la smelatura.
Tale controllo è necessario, ma non è difficile: si prende a due mani un favo che abbia miele non ancora opercolato e si scuote dall’alto in basso: se non escono goccioline di miele, vuol dire ch’è maturo e si può smelare. Questa prova dev’essere ripetuta con tutti i favi che contengono angoli non opercolati, si può smielare tranquillamente ogni favo opercolato.
Tuttavia insisto sulla necessità di eseguire il controllo consigliato perché i casi di smelatura anzitempo sono piuttosto frequenti. Il miele non maturato subisce presto delle fermentazioni che lo guastano. Il momento della posa del secondo melario è il più opportuno per fare costruire i favi. Il melario con fogli cerei armati va messo sotto il primo, mettendo ai due fianchi due favi costruiti. Anche per la costruzione dei favi da nido, è il momento opportuno, ma in questo caso è necessario sorvegliare i favi costruiti, levandoli prima che le api li riempiano di miele, altrimenti il peso del miele agevolato dal calore estivo dei forti alveari, causerebbe lo stiramento delle celle nella parte superiore dei favi. Tale stiramento renderebbe i favi inadatti alla covata femminile. Anche nei nidi ben curati è frequente la visione d’una larga striscia di celle maschili: sono quelle stirate dal peso del miele prima che siano state usate per la covata. Infatti i favi che appena costruiti vengono usati per la covata hanno pareti rinforzate dai bozzoli delle api allevatevi: non si stirano più!
Qui è necessario un’altra avvertenza: i bozzoli ingrossano le pareti e diminuiscono lo spazio interno della cella. Si arriva al punto che lo spazio ridotto dà vita a piccole api degenerate. Anche qui ripeto il consiglio di sempre: se il favo, messo di fronte al sole, ha perduto ogni trasparenza, è necessario cambiarlo, e non potendo subito, si mette verso le pareti dove sarà riempito di miele e polline. Non ricevendo covata il vecchio favo non danneggia l’alveare. Tuttavia, appena possibile, va eliminato, graffiando la superficie e mettendolo oltre il diaframma, affinché le api lo svuotino. Se per caso contiene manna, per scioglierla è necessario riempire le celle vuote con acqua.
Anche questa operazione va eseguita dopo il tramonto per evitare il pericolo del saccheggio.
Abramo Andreatta
Apicoltore Moderno