lunedì , 27 Giugno 2022
Anche le api si curano da sole

Sanificazione dell’alveare da parte delle api

Sareste contenti di sapere che nella cucina del vostro ristorante preferito non fanno mai pulizia prima di preparare i cibi? Lo stesso ragionamento è fatto ogni giorno dalle api che si trovano esattamente nelle condizioni della pubblicità di quel detersivo che dice “adesso sul pavimento della cucina “ ci potreste anche mangiare.
Per le api è proprio così. Le api mangiano sul pavimento della cucina. Perciò cercano di tenere il più pulito possibile e di disinfettare. Il problema è che molto spesso la loro azione non basta più. Non è più sufficiente.
Le api si aiutano molto col propoli, che cercano di mettere il più possibile in ogni dove. E’ una sostanza dotata di capacità disinfettanti anche se si può pensare che, almeno nei paesi “civili “ sia anch’essa sempre più povera in conseguenza dell’impoverimento dell’ecosistema.
Quello dei paesi selvaggi funziona ancora bene: Simone (2010) ha dimostrato che la sua presenza riduce l’attivazione del sistema immunitario delle api. Ovvero, se si disinfetta casa, arrivano meno patogeni nel piatto e la singola ape è meno impegnata contro i patogeni.
Questo non è il solo mezzo che l’ape usa per disinfettare casa. Baracchi D, Francese S, Turillazzi S. di Firenze hanno scoperto che l’ape usa il suo veleno per disinfettare sia il proprio corpo che i favi.
Ovviamente quest’opera di disinfezione è più intensa ed efficace in famiglie geneticamente portate, ma fa capire quanto per le api sia importante la disinfezione.
L’ape considerata come individuo ha difese immunitarie non poco inferiori agli insetti individuali. Essendo diventata sociale (forse anche per questo motivo?), nell’evoluzione l’ape ha puntato molto di più sulle difese (immunità) della società alveare che sulle difese del singolo ( che per la verità nell’alveare è sempre sacrificabile). Ha perciò sviluppato una serie di misure di immunità (di difesa) sociale.
L’alveare deve essere considerato sia una società di elementi specializzati che una fabbrica. La gestione delle risorse alimentari avviene a cura di individui specializzati che lavorano in due distinti “reparti “ mutualmente utili.
Il polline ( elemento base per le necessità proteiche ) viene raccolto da bottinatrici ( specializzate ) e da queste riposto nelle cellette dei favi. Da qui giovani api di casa lo lavorano, arricchendolo di enzimi e batteri che ne producono la fermentazione dando luogo al pane d’api.
Col pane d’api, giovani api di casa nutrici, produrranno la “pappa “ (reale o da operaia) che è il cibo proteico dell’alveare. Questo cibo proteico serve per costruire i corpi che le uova deposte dalla regina si apprestano a realizzare in conseguenza della nutrizione ricevuta, ma anche la base dei sistemi fisiologici dell’ape, non ultimo il sistema immunitario individuale. Sembra che il polline contenga una certa quantità di minerali utili alle funzioni immunitarie, forse utili all’utilizzo immediato più di quanto lo sia la quantità di minerali contenuta nel miele.
Una buona metà della pappa prodotta serve per l’alimentazione delle api vecchie, specializzate a lavorare il nettare dei fiori e non più in grado di digerire il pane d ‘api. Una notevole parte del cibo proteico assunto dalle api vecchie non è utilizzato da loro direttamente, ma serve come base per la produzione di elementi propri del miele. E’ sempre più evidente che il miele non è un elemento neutro, ma è al contrario bioattivo, mediamente dotato di caratteristiche farmacologiche. Nel dettaglio il miele è mediamente in grado di autosterilizzarsi dai patogeni che “vi finiscono dentro “.
Questa caratteristica fa sì che sia inferiore il quantitativo di patogeni che viene ingoiato da un singolo individuo dell’alveare che di conseguenza sarà meno sollecitato dal punto di vista dell’immunità individuale ( stesso discorso del propoli e della disinfezione dei favi col veleno ).
Con la “pappa “ ricevuta dalle nutrici le bottinatrici e le api (vecchie) deputate allo scarico delle bottinatrici riescono a costruire varie sostanze in grado di inattivare i patogeni.
Perossido di idrogeno ad esempio. Poi la cascata della glucosio ossidasi ( enzima denominato GOX – che viene considerato l’elemento base della cosiddetta immunità sociale dell’alveare, ovvero la capacità di disinfettare gli alimenti prima che vengano consumati dal singolo individuo dal quale viene prodotto acido gluconico) e almeno due proteine della famiglia delle defensine.
Tutte queste sostanze presenti nel miele hanno consistenti capacità nei confronti dei patogeni delle api, tanto più quanto più sono presenti e la loro presenza nel miele dipende dalla produzione di pappa da parte delle nutrici nel momento in cui viene prodotto. La produzione di pappa dipende dalla disponibilità pollinica. Nel miele si possono trovare anche sostanze denominate dai nutrizionisti “micronutrienti“ ,sostanze nutritive che devono necessariamente essere assunte, anche in piccola quantità, dall’organismo, in quanto indispensabili ai fini del metabolismo, dove per metabolismo si deve leggere anche sistema immunitario, ovvero capacità di difendersi dai patogeni.
Sono probabilmente questi micronutrienti l’impalcatura del sistema immunitario della singola ape). Vanno citati i fenoli , alla base della catena della penolossidasi, la parte principale della difesa immunitaria della singola ape e microelementi (minerali) indispensabili per la costituzione di altre particolari difese immunitarie.
La così detta bioattività del miele dipenderà dunque dal tipo di nettare da cui è stato prodotto , nonchè da quello che le api vi hanno potuto aggiungere sulla base di quanto loro disponibile dal punto di vista proteico, ovvero dalla pappa che hanno ricevuto.
Se la raccolta di polline viene programmata per i 4 giorni successivi alla deposizione delle uova da parte della regina (sulla base della spinta feromonale proveniente dalla covata), con eventuale stoccaggio di riserve proteiche dentro il corpo delle operaie, il miele viene stoccato nei favi per il consumo nei mesi successivi.
Dunque nel momento in cui l’alveare produce miele crea anche diverse premesse per la sua salute futura dal momento che i patogeni presenti potranno più o meno essere neutralizzati dal miele stesso e finire in quantità più o meno alta nello stomaco delle api che lo consumeranno in futuro.
In aggiunta, anche la presenza di micronutrienti andrà a determinare non poco il livello di funzionalità di diverse componenti del sistema immunitario delle singole api che lo consumeranno , magari in momenti di scarsità o assenza di polline. A corollario si può dire che gli sciroppi di zucchero che l’apicoltore usa non contengono microelementi e perciò quando consumati in maniera prevalente non consentono l’adeguato sostegno di diverse funzioni immunitarie.

Si è già scritto che l’alimento artificiale non possiede neppure le capacità di disinfezione tipiche del miele e che perciò con utilizzo massiccio viene a essere ridotta anche l’immunità sociale dell’alveare.

Savorelli Gianni – Prodotti per apicoltura
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