La ricerca è stata condotta da un team guidato da Manuela Martano del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzione Animale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Insects, una delle principali pubblicazioni scientifiche internazionali nel campo dell’entomologia.
Lo studio si inserisce nel contesto della crescente diffusione del calabrone orientale, Vespa orientalis, diventato un grave problema per molti apicoltori europei. In Spagna, ad esempio, la specie occupa vaste aree del sud ed è in rapida espansione in gran parte dell’Andalusia. Anche in Italia rappresenta un serio problema ed è ormai stabilmente insediata, soprattutto nelle regioni meridionali.
Di fronte a questa diffusione, gli apicoltori cercano soluzioni per limitarne l’impatto e proteggere gli alveari. Una delle strategie più utilizzate consiste nell’installazione di trappole con diversi tipi di esche, in grado di catturare numerosi esemplari. Tuttavia, non tutte le esche risultano ugualmente efficaci e i risultati di cattura sono spesso variabili.
Per migliorare l’efficacia delle trappole, lo studio ha testato diverse tipologie di esche per il calabrone orientale, concludendo che questa specie mostra una chiara preferenza per le esche proteiche.
Esca per calabroni: efficace con le proteine
Il gruppo di ricerca ha valutato l’efficacia di diversi attrattivi su due specie di vespe: Vespa crabro (autoctona europea) e Vespa orientalis, o calabrone orientale, una specie invasiva arrivata in Europa negli ultimi anni.
A tal fine è stato progettato un esperimento semplice ma efficace, condotto tra settembre e ottobre 2025. Le trappole sono state posizionate in 15 apiari situati in Campania, nel sud Italia, una regione nota sia per la produzione di mozzarella di bufala sia per l’attività apistica. Inoltre, dispositivi di cattura sono stati installati anche in 10 aree urbane di Napoli, capoluogo regionale.
Il periodo di campionamento è stato scelto in base ai picchi di presenza registrati negli anni precedenti. Per la realizzazione delle trappole è stato utilizzato un modello ampiamente diffuso in Italia, la Tap Trap, distribuita dall’azienda Roberto Carello di Pianezza. Si tratta di un tappo di plastica giallo brillante che si adatta a una bottiglia standard da 1,5 litri. L’esca viene inserita all’interno della bottiglia, mentre il tappo consente agli insetti di entrare ma non di uscire.
L’articolo specifica che “in ogni sito sono stati posizionati gruppi di tre trappole, distanziate di tre metri l’una dall’altra lungo tutta l’area di campionamento (141 gruppi di tre trappole, per un totale di 423 bottiglie)”.

Preparazione delle esche
I ricercatori hanno utilizzato tre diverse esche: due a base di carboidrati (zuccheri), una composta da pesche sciroppate e l’altra da birra, e una esca proteica costituita da cibo commerciale per gatti.
Per le esche a base di carboidrati, gli autori riportano che “80–100 grammi di pesche sciroppate sono stati tagliati e immersi in 250 ml di acqua. Inoltre, 12–15 grammi di zucchero bianco sono stati mescolati con 250 ml di birra lager (5% di alcol)”.
Per l’esca proteica, invece, “40–50 g di cibo umido per gatti al gusto di salmone sono stati omogeneizzati in 250 ml di acqua”.
Una volta installate, le trappole sono state ispezionate settimanalmente per otto settimane. A ogni controllo, le bottiglie venivano svuotate su carta assorbente e le esche sostituite con materiale fresco dello stesso tipo. I calabroni catturati sono stati identificati morfologicamente e solo gli individui appartenenti a Vespa orientalis e Vespa crabro sono stati inclusi nell’analisi.
Risultati: le proteine sono l’esca preferita
Nel complesso sono stati catturati 419 calabroni, di cui 268 (64%) V. crabro e 151 (36%) V. orientalis.
Come previsto, negli apiari si è registrato il numero più elevato di catture, pari a 295 individui. Di questi, 69 erano V. orientalis e 226 V. crabro.
Il risultato più rilevante riguarda la distribuzione delle catture: dei 69 esemplari di V. orientalis, 62 sono stati attratti dalle esche proteiche (cibo per gatti), 4 dalle pesche sciroppate e solo 3 dalla birra.

Anche nelle aree urbane i risultati sono stati simili. Le trappole hanno catturato 124 individui, 82 dei quali V. orientalis. Anche in questo caso, la grande maggioranza (77 su 82) è stata catturata con esche proteiche, mentre 3 individui sono stati attratti dallo sciroppo e 2 dalla birra.
Nel frattempo, Vespa crabro ha mostrato una chiara preferenza per l’esca a base di birra. Gli autori concludono quindi che le trappole innescate con birra risultano efficaci per diverse specie di vespe e calabroni europei, mentre quelle con esche proteiche sono le più efficaci per Vespa orientalis.
Secondo i ricercatori, queste differenze potrebbero essere legate allo stadio di sviluppo delle colonie. In particolare, nella fase riproduttiva il fabbisogno di proteine aumenta, rendendo gli adulti più attratti da questo tipo di risorsa. L’autunno potrebbe quindi rappresentare il periodo più efficace per l’impiego di esche proteiche.
Gli autori sottolineano tuttavia che il numero complessivo di catture è relativamente basso, suggerendo che le esche utilizzate non siano ancora ottimali, pur evidenziando tendenze utili per studi futuri. Questo aspetto è risultato particolarmente evidente vicino agli alveari, dove la presenza delle api potrebbe aver ridotto l’efficacia delle trappole.
Maggiore presenza nelle aree urbane
Uno degli aspetti più evidenti dello studio è la differenza di comportamento tra il calabrone orientale e altre specie, come Vespa crabro o Vespa velutina. I dati confermano che Vespa orientalis mostra una netta preferenza per le aree urbane e periurbane.
Ciò non significa che la specie viva esclusivamente in questi ambienti, ma che li frequenta più spesso rispetto ad altre specie. I ricercatori evidenziano che “Vespa orientalis era più comune nelle aree urbane”, confermando la sua forte tendenza a colonizzare habitat sinantropici, cioè ambienti fortemente modificati dall’uomo.

Secondo gli autori, questo comportamento potrebbe dipendere dalla maggiore disponibilità di risorse alimentari di origine antropica e da opportunità di nidificazione tipiche degli ambienti urbani.
Queste osservazioni sono coerenti con studi condotti in Spagna dal CSIC, secondo cui oltre il 75% delle segnalazioni si concentra in aree urbane o periurbane, entro un chilometro dai centri abitati.
Diffusione del calabrone orientale in Europa
La mappa di distribuzione in Spagna evidenzia come questa specie sia in grado di colonizzare rapidamente vaste aree, con un impatto significativo sull’apicoltura.
Lo studio di Martano e colleghi riporta che, negli ultimi anni, Vespa orientalis ha ampliato il proprio areale in diversi territori non autoctoni a causa dell’introduzione accidentale da parte dell’uomo, dei cambiamenti climatici e della riduzione degli habitat disponibili. Questo ha portato la specie a espandersi in diversi Paesi europei, tra cui Spagna, Romania, Francia meridionale e isole greche.
La diffusione è favorita dalla sua adattabilità a temperature elevate e a condizioni aride, caratteristiche che ne facilitano la sopravvivenza nei climi mediterranei e semi-aridi.
In Italia la specie è ormai presente in Sicilia, Calabria e Campania, con segnalazioni in progressiva espansione anche verso il Centro e il Nord. Nel 2021 è stato segnalato un primo esemplare in Sardegna, mentre la presenza è oggi documentata anche in regioni come Lazio, Liguria, Toscana, Marche e nell’area di Trieste.
In Francia l’espansione procede dall’area di Marsiglia, dove la specie è stata osservata per la prima volta nel 2021, con successiva diffusione nei dipartimenti limitrofi.
In Spagna, i primi focolai sono stati individuati nei principali porti marittimi, come Valencia e Algeciras, da cui la specie si è progressivamente diffusa in Andalusia, fino a raggiungere anche la provincia di Granada.
Questa espansione sta destando forte preoccupazione tra gli apicoltori spagnoli, già impegnati da anni nella gestione di altre specie invasive. Nella stagione 2025 sono state segnalate perdite significative di alveari in diverse aree.
Nel complesso, lo studio fornisce indicazioni importanti per la gestione della specie, confermando che le esche proteiche rappresentano l’attrattivo più efficace per il calabrone orientale.
Articolo tradotto e adattato dalla redazione.
Fonte originale: apiculturaymiel
Apicoltore Moderno