sabato , 14 Febbraio 2026
Preparazione delle api a novembre
Apiario protetto dai rigori invernal. Foto di Pasquale Angrisani

Accorgimenti per un corretto invernamento degli alveari

Tutti gli apicoltori sanno che l’annata apistica comincia in autunno con la messa a riposo delle famiglie, la buona riuscita di tale operazione è infatti fondamentale per un rapido sviluppo delle colonie nella primavera successiva.
Il momento più adatto per procedere all’invernamento dipende ovviamente dalla zona in cui è situato l’apiario; nel nostro paese sarà tanto più anticipato quanto più si procede verso nord e si sale in altitudine. In ogni caso tale operazione deve essere preceduta da una visita accurata allo scopo di verificare la forza della famiglia, il suo stato sanitario e l’entità delle scorte.

Conoscendo questi dati, ogni apicoltore sarà in grado di organizzare le proprie colonie in modo che esse trascorrano i mesi freddi senza particolari inconvenienti e al ritorno della primavera siano nelle migliori condizioni per una nuova stagione di raccolta.

Condizioni ambientali
Grazie alle condizioni che si creano nel glomere (nel centro si può arrivare intorno ai 30°C ed in periferia non si scende mai sotto gli 8°C) le api sono in grado di affrontare temperature estremamente basse senza subire particolari danni. Per evitare inutili perdite di calore è importante assicurarsi che il coprifavo sia ben chiuso e il tetto sia fissato solidamente. Nelle zone più fredde si può favorire il mantenimento del calore ponendo sopra il coprifavo uno strato di fogli di giornale o di stracci di lana. Sono assolutamente da evitare le coperture impermeabili, che non permettono la traspirazione del nido e favoriscono quindi la creazione di condensa.

Durante l’inverno il vero nemico delle api è rappresentato dall’umidità il cui eccesso favorisce fra l’altro l’insorgenza di svariate malattie fungine. Per risolvere o per lo meno limitare tale problema è necessario prendere prima dell’ invernamento alcuni semplici provvedimenti, che riguardano soprattutto la sistemazione delle arnie.

Vediamo sinteticamente quali sono questi accorgimenti:

  1. I nidi, che vanno orientati preferibilmente verso sud o sud-est e protetti dai venti freddi, devono essere sollevati da terra almeno 30 cm e posti su un supporto adeguato (travi, mattoni).
  2. La vegetazione sottostante ed immediatamente circostante gli alveari va eliminata.
  3. Le arnie devono essere leggermente inclinate in avanti; in questo modo si ottiene infatti una rapida eliminazione delle piccole quantità d’acqua, che in certe condizioni si formano comunque all’interno del nido.

Alcuni autori consigliano l’uso di una griglia (bastano anche 10xl0 cm) sul fondo dell’arnia; questa apertura consente una maggior circolazione d’aria e favorisce quindi una più rapida eliminazione del vapore acqueo. Prove fatte hanno messo in evidenza che quando si utilizzano pavimenti di questo tipo le colonie rivelano una covata leggermente più ridotta alla fine di marzo, ma recuperano con uno sviluppo più rapido non appena la temperatura comincia a salire.
Durante l’inverno l’alveare rappresenta una forte attrazione per molti piccoli animali in quanto costituisce un ambiente riparato, relativamente caldo e fornito di scorte alimentari. Per evitare la penetrazione di questi «intrusi», che sono sempre causa di disturbo per la famiglia, può essere utile restringere l’entrata del nido o porre una griglia di dimensioni adeguate davanti alla porticina.

Forza e stato sanitario delle famiglie
Per superare senza danni l’inverno le api devono essere abbastanza numerose da formare un glomere nel cui interno la temperatura non scenda mai sotto i 15°C. Nel caso di famiglie deboli (si considerano tali quelle in cui le api non occupano almeno 6-7 spazi tra i favi), prima dell’invernamento, è quindi opportuno procedere alla riunione. Benché sia possibile mettere insieme a due a due le famiglie meno numerose, si ottengono risultati migliori riunendo una colonia debole con una più forte. Per rendere tranquillo l’incontro fra le api dei due alveari si può mettere un giornale come barriera temporanea fra le due famiglie oppure irrorare i favi coperti di insetti con una soluzione di citronella o di melissa. In ogni caso uno dei problemi principali che si pongono all’apicoltore è quello della scelta della regina da eliminare. Le alternative sono due: o si sopprime quella dell’alveare più debole, oppure si lascia che sia la lotta diretta tra le due sovrane a decidere. Se si opta per questa seconda possibilità bisogna ricordarsi che la regina più forte può non essere la migliore dal punto di vista dell’ ovideposizione.

La visita pre-invernamento deve anche servire ad evidenziare eventuali stati patologici delle famiglie e, nel caso sia possibile, ad apprestare le cure più adeguate.

Scorte
L’entità delle scorte dipende dalla forza della famiglia e dalla zona in cui si trovano gli alveari dato che, al variare di questa, cambiano le condizioni di durata e di intensità dell’inverno. Nei nostri ambienti 12-18 kg di provviste sono generalmente sufficienti per superare la stagione fredda. Oltre al miele, che deve costituire l’alimento principale delle colonie, è possibile mettere a disposizione delle api la quantità di candito necessaria per completare le riserve. È sempre da evitare l’uso dello sciroppo zuccherino il cui alto contenuto d’acqua può favorire la creazione di pericolosi ristagni di umidità.

Una volta effettuate tutte le operazioni d’invernamento per far trascorrere alle api un inverno tranquillo, è importante non disturbare più le famiglie, perché anche la più piccola perturbazione crea scompiglio all’interno del nido. Quando vengono importunate, le api si disaggregano dal glomere e immagazzinano un po’ di miele, mentre le guardiane si dirigono verso l’ingresso per far fronte al pericolo. A causa di ciò si ha non solo un’inutile consumo delle scorte, ma anche un dannoso abbassamento della temperatura. Durante i mesi freddi è sufficiente osservare con attenzione le arnie dall’esterno e controllare che non si manifestino situazioni anomale. Se verso la fine dell’inverno si teme che le riserve alimentari siano sul punto di finire, non si deve assolutamente aprire gli alveari, ma bisogna limitarsi a porre delicatamente del candito in corrispondenza dell’ apposita apertura posta sul coprifavo. .

Terminate le operazioni d’invernamento, gli allevatori possono dedicarsi al riordino delle attrezzature, avendo cura di riparare quelle danneggiate e di sostituire quelle obsolete. I favi vanno controllati uno per uno: si eliminano quelli vecchi, scuri o deformati (per un buon rinnovamento si consiglia la sostituzione di 2 favi su 10 ogni anno) e si conservano gli altri al riparo dagli attacchi delle tignole della cera. Questa protezione può essere effettuata trattando i favi con apposite sostanze insetticide, oppure conservandoli in armadi ben chiusi, dopo aver accertato l’assenza di infestazioni.

I mesi invernali costituiscono un periodo di relativo riposo per gli apicoltori, che possono approfittare del tempo disponibile per aggiornarsi leggendo o frequentando uno dei molti corsi che ogni anno vengono organizzati da tutte le maggiori associazioni apistiche.

Rossana Tonesi

Info Redazione

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