mercoledì , 11 Febbraio 2026
Le distanze tra gli alveari
Disegno di Pasquale Angrisani

Analisi dei tre chilometri, negli spostamenti degli alveari

Numerosi manuali e trattati di apicoltura affermano che, in caso di spostamento degli alveari o di formazione di sciami artificiali, per evitare la dispersione delle bottinatrici, sia necessario trasferire gli alveari ad almeno 2–3 chilometri dal sito originario e mantenerli in tale posizione per alcune settimane. Tale indicazione viene ripetuta con insistenza, spesso in modo dogmatico, nella letteratura tecnica e divulgativa.

In un mio precedente contributo, ho già messo in discussione la fondatezza di questa prescrizione, sottolineandone l’approccio acritico. Con il presente articolo, intendo approfondire il tema alla luce delle attuali conoscenze sul comportamento di orientamento e navigazione dell’Apis mellifera, con l’obiettivo di promuovere un approccio più scientificamente fondato e consapevole. Il fine non è quello di rottamare prassi consolidate, ma di distinguere tra ciò che è tradizione operativa e ciò che costituisce una reale necessità biologica, favorendo pratiche apistiche flessibili e contestualizzate, basate su dati osservativi ed evidenze sperimentali (Seeley, 2010; Tautz, 2008).

Premessa etologica: la danza dell’addome e il raggio di bottinamento

Ape che indica la posizione del cibo tamite la danza delle api
Un’ape esegue la danza sul favo, un comportamento di comunicazione per indicare la posizione delle fonti di cibo.

L’etologo Karl von Frisch, Premio Nobel per la fisiologia e la medicina nel 1973, fu il primo a decifrare il significato della  danza dell’addome con cui le bottinatrici comunicano la posizione delle risorse alle compagne (von Frisch, 1967). Dai suoi studi emerge che le api sono in grado di spingersi fino a circa 3 chilometri dall’alveare durante la raccolta di nettare e polline, definendo così un raggio di bottinamento che si sviluppa in forma circolare attorno all’alveare, con estensione crescente all’aumentare della distanza.

Tuttavia, tale raggio non è fisso e può variare sensibilmente in funzione della morfologia del territorio e della distribuzione delle risorse. In ambienti ricchi di fioriture, le bottinatrici tendono a lavorare in prossimità dell’alveare. In aree meno favorevoli, possono spingersi fino a 5 km o oltre, pur con una riduzione significativa dell’efficienza energetica del volo (Beekman & Ratnieks, 2000).

Durante la danza dell’addome, l’ape esploratrice trasmette informazioni sulla distanza della fonte tramite la durata e la frequenza della sezione rettilinea della danza. Più la fonte è distante, minore sarà il numero di percorsi rettilinei effettuati in un dato intervallo temporale. Ad esempio, per una sorgente a 100 metri, l’ape può eseguire 9–10 danze rettilinee in 15 secondi; per 500 metri, circa 6; per 1000 metri, 4–5; per 2000 metri, 3; e solo 2 per 3000 metri (von Frisch, 1967; Seeley, 1995).

Considerazioni sullo spostamento degli alveari

Quando una colonia viene trasferita in una nuova località completamente sconosciuta alle bottinatrici, le api non sono più in grado di tornare alla precedente postazione. All’apertura dell’alveare, esse eseguono voli di orientamento  caratterizzati da brevi traiettorie circolari davanti all’ingresso, tramite le quali acquisiscono riferimenti visivi locali come erba, alberi, edifici e altri elementi distintivi (Capaldi & Dyer, 1999).

Successivamente, i voli diventano progressivamente più ampi, permettendo alle api di costruire una mappa cognitiva del nuovo ambiente, basata sull’identificazione di un punto di riferimento e sulla posizione del sole, che funge da bussola celeste (Collett & Collett, 2002).

Al contrario, se gli alveari vengono spostati entro il raggio di bottinamento preesistente – ossia entro circa 3 chilometri – è altamente probabile che una parte significativa delle bottinatrici continui a orientarsi verso la vecchia ubicazione. In particolare, nelle zone di sovrapposizione tra la nuova e la vecchia area di foraggiamento, le api ritrovano elementi familiari del paesaggio, che fungono da stimolo per il ritorno alla precedente postazione.

Questo comportamento, basato su un sistema sofisticato di orientamento spaziale, può causare un indebolimento progressivo della colonia spostata, a causa della perdita di bottinatrici.

Verso un ripensamento tecnico

Alla luce delle attuali conoscenze sul comportamento delle api, appare necessario rivedere in modo critico il tradizionale ‘principio dei tre chilometri’. Per garantire una reale discontinuità ambientale e impedire il ritorno delle bottinatrici agli alveari precedenti, lo spostamento dovrebbe avvenire ad almeno 5–6 km di distanza, in base alla topografia e alla densità degli elementi di orientamento presenti.

A tali distanze, le bottinatrici si troveranno in un ambiente completamente nuovo e, non potendo più riconoscere la vecchia area, saranno costrette a riorientarsi e ad integrarsi stabilmente nella nuova posizione, contribuendo così alla ripresa e allo sviluppo della colonia (Seeley, 2010).

Pasquale Angrisani

Fonte: Api & Flora n.181/2016. Aggiornato il: 18/04/2025
Facebook

<strong>Riferimenti Bibliografici</strong>

1. Beekman, M., & Ratnieks, F. L. W. (2000). Long‐range foraging by the honey‐bee, Apis mellifera L. Functional Ecology, 14(4), 490–496.

2. Capaldi, E. A., & Dyer, F. C. (1999). The role of orientation flights on homing performance in honeybees. Journal of Experimental Biology, 202(12), 1655–1666.

3. Collett, T. S., & Collett, M. (2002). Memory use in insect visual navigation. Nature Reviews Neuroscience, 3(7), 542–552.

4. Seeley, T. D. (1995). The Wisdom of the Hive: The Social Physiology of Honey Bee Colonies. Harvard University Press.

5. Seeley, T. D. (2010). Honeybee Democracy. Princeton University Press.

6. Tautz, J. (2008). The Buzz about Bees: Biology of a Superorganism. Springer.

7. von Frisch, K. (1967). The Dance Language and Orientation of Bees. Harvard University Press.

Info Pasquale Angrisani

Guarda anche

Alveari ad alta efficienza energetica

Alveari ad alta efficienza energetica

Il nido delle api è un esempio straordinario di ingegneria biologica, capace di sfruttare principi …

Un commento

  1. Luigi Marcovecchio

    Salve, io non ho possibilità di spostamenti così lontani quindi quando sciamano e riesco a recuperarlo, le tengo chiuse nell’ arnia per circa quattro giorni naturalmente con candito e tiretto aperto per circolazione aria , vicino alle altre e ha sempre funzionato….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.