martedì , 18 Giugno 2024
Apicoltori lucani in ginocchio
Favi collassati dalle elevate temperature

Apicoltura. Nel Sud della Sardegna è allarme: il clima distrugge l’annata

“È stata una pessima annata per il Sud Sardegna – sottolinea Franco Anedda, apicoltore di Villaputzu e responsabile del comparto per Coldiretti – siamo abituati alle ondate di calore, ma quest’anno gli eventi estremi che si sono prolungati per troppo tempo, con picchi di oltre 50 gradi nei territori, hanno messo in ginocchio la produzione in molte aree del meridione dell’isola – spiega – nella mia azienda rischiano la mancata produzione di un anno intero”. Una perdita delle famiglie di api che costa cara anche dal lato economico e sulla produzione anche per il futuro. “Queste conseguenze ci saranno anche a lungo termine, con effetti negativi anche per i prossimi mesi, non solo sulle api, ma anche per la vegetazione – aggiunge Anedda – da anni le condizioni meteorologiche si fanno sempre peggiori e oggi questi estremi stanno facendo morire il settore: Lavorare così è dura”.

“Dobbiamo seriamente porre in campo un serio dibattito sul fronte del cambiamento climatico che sta spingendo questi eventi estremi a ripetersi con sempre maggiore frequenza e violenza – sottolinea Giorgio Demurtas, presidente di Coldiretti Cagliari – la moria delle api non solo crea gravi danni all’economia del miele in Sardegna, ma anche agli stessi ecosistemi della nostra isola. L’ape, è uno dei maggiori impollinatori presenti in natura e la moria di un insetto che già è in via di estinzione rischia di compromettere ulteriormente la stessa sopravvivenza di molte specie vegetali e arboree – conclude – dobbiamo riflettere seriamente sulle politiche di difesa del nostro ecosistema”.

Una situazione “drammatica”, vissuta anche da un altro produttore del Sud Sardegna, Romano Meloni dell’azienda Le Tre Api. “Dal 19 al 24 luglio non abbiamo avuto pause con le ondate di calore e la più forte, quella del primo giorno, ha creato una bolla d’aria anomala che ha soffocato la maggior parte delle famiglie che abbiamo facendo fondere il miele alla cera nelle arnie, creando danni enormi – sottolinea – le seguenti altre ondate di calore estremo, hanno fatto il resto togliendo le speranze di salvare qualcosa, con le poche famiglie sopravvissute che non ce l’hanno fatta”. Una situazione in divenire. “Valutiamo i danni giorno per giorno, man mano che riusciamo ad aprire le arnie -ammette – ma abbiamo perso più del 50% con danni che si ripercuoteranno nei prossimi anni, dovendo ripartire quasi da zero il prossimo anno – conclude – in oltre 40 anni di attività non abbiamo mai vissuto una situazione simile”.
Fonte: www.agricultura.it

Info Redazione

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