mercoledì , 29 Giugno 2022
Miele raccolto con un cucchiaino da un barattolo
Miele, nel mondo se ne consumano 1,9 milioni di tonnellate all’anno. Più di quanto le api ne possano produrre

Gli Alveari, La Fabbrica Del Miele

Le api vivono nelle cavità degli alberi, nelle grotte ed in altri luoghi dove possono costruirsi un alveare: le api allevate vivono in arnie di legno costruite dall’uomo in modo che i telai contenenti i favi possano essere rimossi senza disturbare troppo le laboriose inquiline; ciascuna di queste arnie possono contenere fino a 60.000 individui.

L’attività all’interno di un alveare sembra caotica, ma in realtà è organizzata come il lancio di una navetta spaziale, le due categorie di api che lo abitano, cioè quelle che stanno in casa e quelle che vanno fuori, eseguono le più svariate incombenze.

Fra le prime ci sono le api casalinghe, che sgombrano i rifiuti, poi ci sono le api ventilatrici, che stanno vicino all’ingresso ed agitano le ali per forzare l’aria all’interno, le api becchine, che provvedono alla rimozione delle api morte dall’arnia. Vengono quindi le api operaie, il cui compito principale consiste nel costruire nuovi favi per immagazzinare il miele.

Le ghiandole ciripare, che hanno nella parte inferiore dell’addome, secernono la cera, una specie di sostanza grassa. Dopo essersi tolte la cera dal zampe, le api la masticano riducendola in minuscole palline che serviranno alla costruzione di una meraviglia della tecnica: il favo, costituito da celle a sezione esagonale in duplice serie destinate all’allevamento dei piccoli ed all’immagazzinamento del miele. Le api riparatrici aggiustano i favi vecchi, mentre altre spalmano la cera sui favi nuovi. Fra le api che escono dall’alveare ci sono le api esploratrici e le api bottinatrici.

Le api esploratrici vanno ronzando alla ricerca di nuove fonti di nettare. Orientandosi in base al sole, riferiscono le proprie scoperte alle colleghe rimaste a casa mediante una danza con la quale indicano esattamente distanza e direzione del bottino. Anche il profumo che si sprigiona dall’addome dell’esploratrice quando passa su una nuova fonte di nettare, e la fragranza di fiori del suo corpo contribuiscono a guidare le altre api. Una volta scoperti il nettare ed il polline, entrano in azione le api bottinatrici. Impolverate di polline, si pettinano rapidamente il pelo con le spazzole per raccogliere i granuli di polline nelle minuscole cestelle che hanno sulla superfice esterna delle zampe posteriori.

Per il nettare hanno uno speciale stomaco, la cosidetta borsa mellifera, non più grossa di una capocchia di uno spillo. Per raccogliierne una piccolissima quantità l’ape deve riempire, svuotare e riempire di nuovo questa borsa cisca 60 volte e visitare più di mille fiori. Nonostante le api bottinatrici di un solo alveare possono raccogliere fino a sette chili di nettare in un giorno.

Quando la ape bottinatrice raggiunge l’alveare, rigurgita il nettare; due api ricevitrici lo prelevano e lo trasformano in miele, ventilandolo per ridurne l’umidità ed usando due enzimi da loro prodotti: poi immagazzinano il miele nel favo. La riserva di miele viene custodita da api che stazionano presso l’ingresso dell’arnia e che useranno le mandibole, antenne, zampe e pungigloni per difendere il loro tesoro da mosche, tignole della cera ed api rivali.

Non tutte le api però hanno tanto da fare: i fuchi, cioè i maschi dell’alveare, che costituiscono solo il 5% della popolazione, hanno come unico compito l’accopiamento con la regina, e sono tanto pigri che devono essere alimentati da sollecite sorelle che fungono da nutrici. Solo la regina, la femmina più grossa, può deporre le uova ed aumentare quindi la popolazione. Viene nutrita con la pappa reale, una sostanza prodotta da una speciale ghiandola presente nel capo delle nutrici, ed è costantemente acudita da una squadra, sempre nuova, di dame di compagnia, che però non esitano ad abbandonarla se non svolge le proprie regali funzioni come si deve.

La regina è quasi prigioniera nell’alveare, adulta a poco più di due settimane di vita, farà da due a quattro voli nunziali. A qualche chilometro dall’alveare si eleva ad un altezza variabile dai sei ai trenta metri, ed il profumo che lascia dietro di se attira i fuchi della colonia, che si lanciano in un impetuoso nseguimento. Accoppiandosi con diversi maschi, che in parte muoiono traumatizzati dall’amplesso, la regina riceve fino a cinque milioni di spermatozoi, e benchè possa vivere anche cinque anni, durante i quali continua a generare api operaie, non farà altri voli nunziali. Dopo l’accopiamento, i maschi sopravvissuti vengono trascinati fuori dell’alveare e lasciati morire di fame a qualche metro di distanza.

Le larve reali, potenziali regine, vengono subito eliminate dalla stessa sovrana regnante. La regina depone le sue uova in una zona a loro destinata dell’alveare, dove le celle sono state accuratamente ripulite. Nel giro di due o tre giorni queste uova diventano minuscole larve, bianche e vermiformi. Le nutrici alimentano le neonate con pappa reale per due giorni, poi passano ad una mistura di miele e polline. Per nutrire una sola larva ci vogliono circa 2.000 visite da parte di una nutrice.

Circa sei giorni dopo l’uscita dell’uovo, le larve si tessono addosso il bozzolo trasformandosi in pupe. Dodici giorni dopo emergono le api operaie dotate di ali. L’intera metamorfosi dura solo 21 giorni.

Oltre a miele e cera, le api danno alla nostra economia un contributo molto più importante. Mentre raccolgono il nettare, si strofinano contro gli organi riproduttivi dei fiori, attuandone così l’impollinazione. E’ stato calcolato che per ogni dollaro di miele le api producono un valore superiore ai 100 dollari per effetto dell’impollinazione.

by  kekere

Info Redazione

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