mercoledì , 11 Febbraio 2026
Il registro dei trattamenti

Il registro dei trattamenti

Il regolamento relativo alla registrazione dei trattamenti veterinari nel settore apistico, introdotto dall’articolo 108 del Regolamento (UE) 2019/6, stabilisce obblighi chiari e articolati per gli apicoltori, con un focus particolare sulla gestione dei trattamenti contro infestazioni come quella da Varroa destructor. La normativa, in vigore dal 8 luglio 2022, impone che tutte le registrazioni dei trattamenti effettuati sugli animali destinati alla produzione di alimenti, incluse le colonie di api, siano conservate in un registro apposito. Questo obbligo si estende anche ai medicinali veterinari non soggetti a prescrizione veterinaria, e va rispettato indipendentemente dai tempi di attesa, che possono anche essere pari a zero.

Il registro dei trattamenti deve contenere almeno gli elementi stabiliti nel fac-simile fornito dal regolamento, e le pagine destinate alle registrazioni, unitamente a quella delle note, devono essere stampate fronte-retro, in numero proporzionato all’attività svolta. Inoltre, il registro deve essere preventivamente vidimato dal servizio veterinario locale, che ha rilasciato il codice aziendale, un servizio che viene offerto gratuitamente. Le registrazioni devono essere effettuate entro 48 ore dall’applicazione del trattamento, e il registro vidimato deve essere mantenuto a disposizione delle autorità competenti per le ispezioni e i controlli, per un periodo di almeno cinque anni dall’ultima registrazione, unitamente alle prove di acquisto dei medicinali utilizzati.

Tuttavia, per gli allevamenti familiari, che sono definiti come quelli con un massimo di dieci alveari, non è richiesto un registro vidimato, ma devono comunque essere registrati i trattamenti su supporti personalizzati non vidimati, e devono conservare le evidenze di acquisto dei medicinali utilizzati. Se l’attività va oltre l’autoconsumo, e prevede la vendita in qualsiasi sua forma, è obbligatorio utilizzare il registro vidimato.

Il limite di dieci alveari, che separa gli allevamenti familiari da quelli commerciali, è una distinzione normativa che semplifica la gestione burocratica per gli allevatori su piccola scala. Tuttavia, questo limite può risultare problematico per alcuni, in quanto i piccoli apicoltori, non abituati a gestire documentazioni, potrebbero avere difficoltà nel mantenere i registri richiesti. Per supportare questa categoria, sarebbe utile fornire modelli precompilati e formazione adeguata.

Un’altra questione importante riguarda l’uso del formato cartaceo per le registrazioni, che rimane obbligatorio per gli allevamenti commerciali. Sebbene questa deroga risponda a esigenze pratiche specifiche del settore, soprattutto in contesti rurali dove l’accesso alle tecnologie digitali può essere limitato, il sistema cartaceo presenta sfide in termini di sostenibilità e tracciabilità. La transizione verso un sistema digitale, ad esempio attraverso app o piattaforme user-friendly, potrebbe semplificare il processo di registrazione e garantire una maggiore efficienza, riducendo i tempi e i costi associati ai controlli.

La normativa prevede che le registrazioni, insieme alle prove di acquisto, siano conservate per almeno cinque anni. Questa disposizione è in linea con le normative europee per garantire la tracciabilità dei prodotti destinati alla produzione alimentare. Tuttavia, l’onere di conservare manualmente i documenti potrebbe essere gravoso per i piccoli apicoltori. L’introduzione di soluzioni digitali per la conservazione dei dati, accessibili attraverso portali istituzionali, potrebbe ridurre i rischi di smarrimento e semplificare le verifiche delle autorità competenti.

Il ruolo delle associazioni nel settore apistico è un aspetto fondamentale. Le associazioni, infatti, fungono da intermediari per l’acquisto di medicinali veterinari, ma non hanno il ruolo di distributori. Questo approccio favorisce una maggiore efficienza nell’approvvigionamento dei trattamenti e offre un accesso più equo, in particolare per gli allevatori di piccole dimensioni. Le associazioni possono anche essere un punto di riferimento per fornire formazione e supporto tecnico agli apicoltori, migliorando la gestione sanitaria degli alveari e l’utilizzo dei medicinali.

Infine, la lotta contro Varroa destructor rappresenta una delle sfide principali per il settore apistico. Sebbene l’uso di prodotti da banco possa semplificare le procedure, esso potrebbe comportare rischi legati a un uso non corretto o poco informato. Le autorità competenti dovrebbero monitorare l’efficacia di questi trattamenti e promuovere campagne di sensibilizzazione per garantire un uso appropriato dei prodotti.

In conclusione, il regolamento e le normative ad esso collegate mirano a bilanciare l’obbligo di tracciabilità e sicurezza con le necessità operative degli apicoltori. Tuttavia, emergono alcuni punti critici, tra cui la necessità di maggiore supporto per gli allevatori familiari, che potrebbero beneficiare di strumenti più standardizzati e di una formazione adeguata. Inoltre, il settore apistico dovrebbe essere supportato nella transizione verso soluzioni digitali per migliorare la tracciabilità e ridurre i carichi amministrativi. Rafforzare la collaborazione tra associazioni, autorità locali e allevatori potrebbe rappresentare una chiave per garantire un futuro sostenibile per il settore apistico, essenziale per l’ambiente e l’agricoltura.

Articolo a cura della redazione

Info Redazione

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