martedì , 21 Aprile 2026
Miele raccolto con un cucchiaino da un barattolo
Miele, nel mondo se ne consumano 1,9 milioni di tonnellate all’anno. Più di quanto le api ne possano produrre

Introduzione di un tenore massimo di piombo nel miele

Il piombo è un elemento ubiquitario, naturalmente presente ma ulteriormente immesso nell’ambiente in massicce quantità in seguito a diverse attività industriali (ad esempio estrazioni minerarie, fusioni, saldature) ed in passato come conseguenza dell’utilizzo di vernici e di benzina al piombo.

Una volta introdotto nell’organismo, si accumula prevalentemente nelle ossa, dalle quali può essere rilasciato nel sangue in seguito a demineralizzazione ossea fisiologica (gravidanza, allattamento) o patologica (osteoporosi) anche dopo che l’esposizione al piombo è cessata.

Diversi studi su modelli animali sono stati effettuati per valutare la cancerogenicità dei composti inorganici contenenti piombo: nel 2006 l’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC, 2006) ha classificato queste sostanze come “potenzialmente cancerogene per l’uomo” (Gruppo 2A).

Già a partire dagli anni ’70, in seguito alle prime evidenze di danni alla salute umana causati da questo metallo, sono state introdotte le prime restrizioni al suo utilizzo, fino alla Direttiva 98/70/CE con la quale si obbligavano gli stati membri a proibire la vendita di carburanti con piombo entro l’1 gennaio 2000.

L’esposizione dell’uomo a questo metallo avviene attraverso molteplici fonti: gli alimenti, l’acqua potabile, l’aria, la terra e la polvere domestica.

Il cibo desta particolare preoccupazione in quanto rappresenta la principale fonte di assunzione di piombo.

A tale proposito nel 2010 il gruppo di esperti scientifici sui contaminanti della catena alimentare (CONTAM Panel) dell’EFSA ha adottato un parere sulla presenza di piombo negli alimenti.

Il CONTAM Panel ha effettuato uno studio di valutazione del rischio, individuando quali potenziali effetti negativi critici del piombo la neurotossicità nella fase di sviluppo dei giovani bambini, nonché gli effetti cardiovascolari e la nefrotossicità negli adulti.

Nell’uomo, la maggiore tossicità si espleta sul sistema nervoso centrale e numerosi dati scientifici dimostrano che un cervello in via di sviluppo è più vulnerabile di un cervello maturo: un elevato livello di piombo nel sangue è infatti associato ad un ridotto quoziente intellettivo e ridotte funzioni cognitive nel bambino fino ad almeno sette anni di età (Canfield et al., 2004; Kordas et al., 2006).

Il gruppo CONTAM ha concluso che, agli attuali livelli di piombo riscontrati negli alimenti, il rischio di effetti clinici importanti nell’adulto è basso o trascurabile; il pericolo di danni neurologici è invece consistente in neonati, bambini e donne in stato di gravidanza.

Lo studio ha inoltre sottolineato che la protezione dei bambini e delle donne in età fertile rispetto a potenziali rischi di conseguenze sullo sviluppo neurologico sarebbe sufficiente a proteggere tutte le popolazioni dagli altri effetti nocivi del piombo.

Il piombo era già considerato come contaminante del miele ed oggetto di attenzione nel Piano nazionale residui (PNR) di ciascuno Stato membro e fin dal 1997 per quanto riguarda l’Italia, pur non prevedendo il piano un limite massimo.

Con lo scopo di garantire un elevato livello di salute pubblica, è stato quindi ritenuto opportuno ridurre l’esposizione alimentare al piombo, abbassandone gli attuali tenori massimi negli alimenti e fissandone di nuovi nei pertinenti prodotti, attraverso il Reg. (UE) n. 2015/1005, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2016.

Questo regolamento modifica il precedente Reg. (CE) n. 1881/2006 per quanto concerne i tenori massimi di piombo in taluni prodotti alimentari, introducendo per il miele un limite massimo di 0,10 mg/kg. L’Unione Europea ha sottolineato anche che “il rilevamento di alti ma irregolari livelli di piombo nel miele ha provocato contromisure degli Stati membri aventi livelli disparati di presenza del piombo.

Le differenze fra le norme adottate dagli Stati membri possono impedire il buon funzionamento del mercato comune: è perciò opportuno fissare un tenore massimo di piombo per il miele”.

Tale decisione pone però un grosso dubbio sull’effettiva possibilità di immissione in commercio del prodotto in quanto il limite fissato, visti i lavori scientifici pubblicati da didiversi centri di ricerca in Europa, potrebbe essere alquanto restrittivo, decretando di fatto la possibilità che una parte del miele prodotto non sia adeguato al consumo umano.

Nello specifico, il nuovo regolamento prevede che tali mieli potranno rimanere in vendita fino alla loro data minima di conservazione o alla data di scadenza solo se immessi sul mercato prima dell’entrata in vigore del nuovo regolamento UE.

Le api durante la loro attività di bottinamento sono esposte a numerosi inquinanti, sia durante il volo, a livello atmosferico, sia durante la loro alimentazione, nel polline, nel nettare e nell’acqua (Lambert et al. 2012).

Infatti, le api stesse ed i loro prodotti sono stati spesso impiegati come bioindicatori per il monitoraggio ambientale di sostanze diverse quali pesticidi e più in generale inquinanti ambientali.

Il piombo è un contaminante ambientale da sempre riscontrato nel miele, la cui concentrazione è diminuita negli anni soprattutto in seguito all’introduzione dei motori catalizzati.

Ad esempio, in Svizzera è stato dimostrato che la concentrazione media di piombo nel miele era di 0,20 mg/kg nel 1984 (Bogdanov et al., 1986) e si è successivamente ridotta a 0,040 mg/kg in mieli raccolti tra il 2000 ed il 2002 (Bogdanov, 2006).

Nel laboratorio del Centro di Referenza Nazionale per l’Apicoltura presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) sono pervenuti negli anni numerosi campioni sui quali è stata effettuata la determinazione della concentrazione di piombo.

In questo lavoro abbiamo valutato l’andamento della contaminazione da piombo del miele analizzato a partire dal 2005 e considerato la percentuale di mieli con una concentrazione di piombo che supererebbe il tenore massimo di 0,10 mg/kg, risultando così fuori dai limiti di legge dal 1° gennaio 2016.

Anno 55 – n. 564 gennaio 2016 INDUSTRIE ALIMENTARI

Info Redazione

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