mercoledì , 11 Febbraio 2026
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Uno studio di monitoraggio in sei diverse regioni italiane sulla presenza di glifosato e altri pesticidi sulle api

L‘uso diffuso dei prodotti agrochimici ha spesso sollevato preoccupazioni riguardo al loro effetto sugli organismi viventi non bersaglio, in particolar modo sulle api.

Anche il Parlamento europeo ha sottolineato la necessità di ridurre al minimo l’impatto dei pesticidi, promuovendo pratiche sostenibili volte a equilibrare la protezione delle colture con la salute umana, animale e ambientale.

La raccolta di dati sulla contaminazione da pesticidi è quindi fondamentale per la valutazione dei rischi e per l’elaborazione di strategie per proteggere la salute umana, l’agricoltura e gli ecosistemi.

Lo studio di Mara Gasparini et al. ha indagato la presenza nelle api del glifosato, di altri pesticidi polari e dei loro metaboliti in sei regioni dell’Italia settentrionale e centrale: Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Umbria e Marche.

Un totale di 314 campioni di api è stato analizzato e classificato in due gruppi: api morte o morenti e api vive provenienti da alveari sani. I campioni sono stati raccolti volontariamente dagli apicoltori di ciascuna regione e analizzati dai laboratori ufficiali di controllo del Sistema Sanitario Nazionale (Istituti Zooprofilattici Sperimentali ) che sono stati coinvolti nell’indagine.

Metodi analitici di tecnologia avanzata sono stati impiegati per rilevare glifosato, fosetyl, glufosinato, etefon e i loro metaboliti, tutti erbicidi utilizzati per il controllo delle infestanti in contesti agricoli e civili.

Il glifosato, ad esempio, è noto e ampiamente utilizzato, con un aumento significativo della sua diffusione negli ultimi 30 anni. I suoi effetti ambientali e sulla salute umana sono da tempo ben documentati, recenti studi sulle api da miele hanno inoltre evidenziato che alteri la flora intestinale e l’espressione genica, l’attività di volo, di foraggiamento e di comportamento, e riduca il tasso di sopravvivenza delle colonie.
Sui 314 campioni analizzati, il glifosato è stato rilevato nel 33,4% dei casi. Tra questi, il 27,6% proveniente da Lombardia ed Emilia Romagna a motivo del suo uso più massiccio, il 2,6% da Umbria e Marche, il 3,2% da Toscana e Lazio, senza una particolare differenza tra le api morte o morenti e quelle vive.

Tuttavia le concentrazioni più elevate riscontrate nelle api morte o morenti suggeriscono potenziali effetti subletali dovuti ad esposizioni croniche.

Nell’analisi dei residui di pesticidi, anche l’indagine relativa ai metaboliti è cruciale per soddisfare i requisiti normativi. Secondo il regolamento 396/2005, la definizione di residuo di glifosato non include i metaboliti, ma nel documento SANCO/12745/2013, la futura definizione potrebbe essere la somma di “glifosato, N-acetil-glifosato, acido aminometilfosfonico (AMPA), espresso come glifosato”. Per questo motivo i due metaboliti citati sono stati inclusi nello studio, e l’unico trovato è stato N-acetil glifosato.

In Lombardia il 69% dei campioni totali ha riportato residui di glifosato o del suo metabolita. Di questi, il 70% proveniente da api vive e il 66% da api morte o morenti; in Emilia-Romagna il 73% dei campioni totali ha riportato residui di glifosato o del suo metabolita. Di questi, il 63% proveniente da api vive e il 75% da api morte o morenti.

Per quanto riguarda il pesticida fosetil, la sua determinazione richiede l’uso di un metodo analitico che consenta l’identificazione di entrambe le molecole coinvolte nella definizione del residuo legale (Fosetil-alluminio come somma di fosetil, acido fosfonico e suoi sali, espresso in fosetil), Nei campioni la presenza del metabolita è sempre stata rilevata mentre in un caso è stato rilevato solo il fosetil.
Il 10% del totale dei campioni provenienti dalla Lombardia e il 36% di quelli provenienti dall’Emilia Romagna hanno presentato residui di fosetil o del suo metabolita; di questi, il 10% nelle api vive e il 10% nelle api morte o morenti per la Lombardia, e il 63% nelle api vive e 31% api nelle morte o morenti per l’Emilia Romagna.

L’autorizzazione di glufosinato è stata revocata il 10 agosto 2018, con possibilità di utilizzo dei prodotti fitosanitari che lo contenevano fino al 31 luglio 2019. Né il glufosinato né i suoi metaboliti correlati sono stati rilevati in qualsiasi campione di api, presumibilmente a causa di questo suo divieto da ormai lungo tempo.

Etefon non è mai stato rilevato. Come regolatore della crescita delle piante è attualmente autorizzato per l’uso su colture quali mele, olive, pomodori, frumento, orzo e tabacco; nessuna di queste è predominante nelle zone dalle quali sono stati prelevati i campioni di api, ad eccezione della regione Umbria dove il tabacco e l’olivo sono colture diffuse. E’ anche da tenere in considerazione il fatto che gli studi di campo hanno dimostrato la rapida degradazione di questo prodotto.

I dati sulla tossicità dei pesticidi agricoli nei confronti delle api mostrano che sia il glifosato che il fosetil hanno bassa tossicità, con valori di DL50 superiori a 100 μg/ape. La probabilità che le api in cui sono state trovate queste due sostanze siano morte a causa della loro contaminazione è quindi bassa, mentre l’elevata frequenza di rilevamento indica che si possano verosimilmente presentare effetti subletali, disturbi fisiologici e alterazioni comportamentali, e che ciò possa contribuire a ridurre il benessere della colonia.

Dato che il 16% del totale dei campioni conteneva entrambi i pesticidi e che l’85% dei campioni contenenti fosetil conteneva anche glifosato, è evidente che, poiché questo studio ha cercato di identificare solo quattro principi attivi, vi è un’elevata probabilità che più di una sostanza o i suoi metaboliti siano presenti contemporaneamente nella stessa popolazione di api.

Lo studio qualitativo e quantitativo sulla presenza di pesticidi ha confermato la necessità di ricercare le molecole precursori – quelle applicate direttamente sul campo – e i loro metaboliti per ottenere una comprensione completa della possibile contaminazione.

La ricerca comparata nelle due diverse popolazioni di api (morte/morenti e vive) ha rilevato la presenza di glifosato indipendentemente dallo stato di salute degli individui, confermando l’importanza di aumentare le conoscenze sulla possibile contaminazione anche a basse concentrazioni, dato che possono avere un impatto sugli impollinatori determinandone disturbi subletali.
Questo studio sottolinea l’importanza di monitorare i principi attivi nelle popolazioni di impollinatori e di incentivare fortemente pratiche agricole più sostenibili. Le api infatti, come è noto da tempo, fungono da efficaci bioindicatori della contaminazione da pesticidi, offrendo importanti informazioni sulla salute ambientale e degli ecosistemi rafforzando un approccio alla salute che collega il benessere ambientale, animale e umano. La costante sorveglianza risulta così una misura fondamentale per ridurre i rischi dei pesticidi e garantire la conservazione degli impollinatori.

Serena Alessandrini
Fonte: mieleinforma

Info Pasquale Angrisani

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