sabato , 13 Aprile 2024
Impollinatori

Le api e l’apicoltura, criticità e prospettive

Le piante entomogame sono quelle che hanno bisogno dell’intervento degli insetti perché avvenga l’impollinazione. Gli insetti impollinatori e le piante nel corso dei millenni hanno subito un processo di coevoluzione che ha determinato una stretta interdipendenza tra le specie vegetali e quelle animali. Oltre il 75% delle principali colture agrarie e circa il 90% delle piante selvatiche si servono degli animali, principalmente insetti, per trasferire il polline da un fiore all’altro e garantire la riproduzione delle specie (Figura 1).

Figura 1. Chi sono gli impollinatori?

Questo processo è alla base della conservazione degli habitat naturali, oltre che della produzione di alimenti per gli animali e per l’uomo. Ne consegue che l’impollinazione, soprattutto quella entomofila, è un elemento imprescindibile della biodiversità, della nostra esistenza e delle nostre economie. Il valore economico del servizio di impollinazione è stimato in circa 15 miliardi di euro all’anno in UE e a livello mondiale, la produzione agricola direttamente associata all’impollinazione rappresenta un valore economico stimato tra 235 e 577 miliardi di dollari (Figura 2).

Figura 2. L’impatto economico degli impollinatori

Tuttavia, i servizi e i benefici vitali forniti dalle api e dagli altri insetti sono ora in pericolo poiché l’esistenza degli stessi impollinatori è fortemente minacciata. L’abbondanza delle popolazioni e lo stato di salute degli insetti pronubi è sottoposta a minacce e pressioni di varia natura: in Europa, secondo l’International Union for Conservation of Nature, il 9% delle specie di api e farfalle è a rischio di estinzione. Il declino degli impollinatori è associato a una serie di pressioni ambientali che spesso agiscono in sinergia tra loro, quali distruzione, degrado e frammentazione degli habitat, inquinamento da agenti fisici e chimici, cambiamenti climatici e diffusione di specie aliene invasive, parassiti e patogeni (Figura 3).

Figura 3. Impollinatori sull’orlo dell’estinzione

Numerose sono state le azioni intraprese dalle autorità europee per indagare in maniera approfondita sulle cause che hanno determinato il declino delle api; con la decisione 2012/362/EU la commissione europea ha inteso finanziare un piano di sorveglianza, applicato in tutti gli Stati membri teso a monitorare il fenomeno della perdita delle colonie. Il piano, denominato EPILOBEE, ha avuto durata biennale (2012-2014) e nel suo ambito sono state esaminate le principali malattie delle api: la varroatosi o varroosi, la peste americana, la peste europea, la nosemiasi e la paralisi cronica virale. Una banca dati basata sul web è’ stata creata per consentire di raccogliere e salvare i dati di tutti gli Stati membri partecipanti allo studio. I risultati di questo imponente lavoro sono consultabili on line sul sito della Commissione Europea.

Nel 2015, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), ha lanciato un progetto per sviluppare un approccio olistico alla valutazione del rischio dei molteplici fattori di stress nelle api (MUST-B). L’aspetto innovativo di questo progetto consisteva nel considerare più fattori di stress – siano essi chimici, biologici o legati a fattori ambientali come i cambiamenti climatici e le pratiche agricole – insieme in un unico quadro di valutazione del rischio. I frutti di questo importante lavoro si sono raccolti nel maggio 2021, quando EFSA ha rilasciato un parere scientifico alla Commissione per l’Ambiente, la Sanità pubblica e la Sicurezza Alimentare del Parlamento europeo, intitolato: “Un approccio sistemico alla valutazione del rischio ambientale di molteplici fattori di stress nelle api”.

Secondo Bernhard Url, direttore esecutivo dell’EFSA, questa relazione riveste una particolare importanza per coloro che vogliono preservare gli ecosistemi europei, al centro dei quali non si trovano solo le api, ma tutti gli insetti impollinatori.

I cambiamenti climatici che sono diventati sempre più evidenti nel corso degli ultimi decenni hanno determinato un disallineamento temporale tra il ciclo delle piante e quello degli impollinatori cosa che, come elemento macroscopico, ha comportato una drastica riduzione delle produzioni annuali di miele. In Italia ci sono 6.864 apicoltori, 1.632.825 alveari che nel 2020 hanno prodotto 18.500 tonnellate di miele, circa il 50% del fabbisogno nazionale (dati dell’Osservatorio Nazionale Miele).

Con oltre 30 monoflora e una molteplicità di millefiori identitari, il nostro Paese può contare su un patrimonio di mieli unico al mondo, ma nonostante i livelli qualitativi di eccellenza il prodotto italiano spunta prezzi mediamente bassi, in quanto Il mercato non riconosce un valore adeguato alle produzioni nazionali. Il mercato del miele è fortemente condizionato dagli ingenti quantitativi di prodotto di provenienza extra UE (principalmente Cina) sulle cui caratteristiche qualitative è legittimo dubitare. Citando testualmente la Risoluzione del Parlamento europeo del 1 marzo 2018 sulle prospettive e le sfide per il settore dell’apicoltura dell’UE vogliamo sottolineare che: “…il miele è il terzo prodotto più adulterato al mondo; tale adulterazione causa notevoli danni agli apicoltori europei e espone i consumatori a gravi rischi per la salute”; “…non tutti gli Stati membri sono in grado di effettuare analisi volte a individuare le irregolarità del miele importato”. Per i motivi che abbiamo esposto in precedenza, la collettività ha tutto l’interesse di sostenere i produttori apistici, in quanto da essi dipende la permanenza delle api sul territorio.

Cosa si può fare in concreto per perseguire questo obiettivo?

  1. Porre in atto misure di sostegno per l’apicoltura, compatibilmente con i vincoli imposti dalla UE, in quanto le api rappresentano un bene comune da tutelare, aldilà degli interessi degli operatori del settore;
  2. individuare metodiche analitiche affidabili per smascherare le contraffazioni del miele, garantendo ai consumatori un prodotto autentico e agli apicoltori un mercato più equo;
  3. rafforzare la caratterizzazione identitaria legata al territorio dei mieli nazionali;
  4. dare evidenza ai consumatori delle caratteristiche garantite dal produttore, in modo da giustificare ai suoi occhi la notevole differenza di prezzo rispetto al miele non qualificato che trova sugli scaffali dei supermercati.

Il ruolo della Ricerca gioca un ruolo di primaria importanza, attraverso la messa a punto di metodi di analisi affidabili per l’identificazione dell’eventuale presenza di sostanze estranee nel miele messo in vendita, oltre che per la determinazione della sua origine botanica e geografica, altro aspetto oggetto di frequenti frodi commerciali. Questa sfida è stata raccolta dai ricercatori dell’IZSAM che hanno in cantiere un ambizioso progetto teso al raggiungimento dell’obiettivo di tutelare e valorizzare l’immagine del miele e degli apicoltori, la categoria di imprenditori agricoli che di fatto garantisce la salvaguardia delle api.

Luciano Ricchiuti
Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale” (IZSAM)
Sede territoriale di Lanciano (CH)
Fonte: www.europarl.eu

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