sabato , 24 Febbraio 2024
Le api sono minacciate. Il rischio per la biodiversità
Foto giveback2god.com/

Le api sono minacciate. Il rischio per la biodiversità

Per le api, tassello fondamentale dell’ecosistema, si moltiplicano le minacce. Il cambiamento climatico, le malattie e il crescente uso di agrofarmaci rappresentano i maggiori pericoli per la sopravvivenza degli impollinatori. Ma c’è anche un altro nemico che minaccia il futuro di questi insetti: la perdita di biodiversità.

«La monocoltura è una pratica non sostenibile, che ci porterà verso un futuro in cui l’unica alternativa sarà quella di inventarsi un nuovo lavoro: l’impollinatore umano. Prendiamo come esempio l’Italia: Vaia sembra un bel bosco, ma in realtà è un perfetto esempio di monocoltura: verde all’apparenza, ma la fauna soffre e gli animali muoiono. La monocoltura contribuisce anche alle catastrofi naturali. Basti pensare alle alluvioni in Pianura Padana, causate anche dalle monocolture che impermeabilizzano il terreno e lo rendono totalmente incapace di drenare l’acqua. Pensiamo anche a ciò che è successo con la recente alluvione in Toscana. Se avessimo ecosistemi più ricchi riusciremmo a gestire questi fenomeni in maniera più efficace.» spiega Niccolò Calandri, fondatore della climate tech 3Bee.

I numeri delle api

L’indotto legato alle api si aggira intorno ai 57-62 milioni di euro, pari circa al 3% della produzione dell’intera agricoltura italiana. Cifre che farebbero pensare che il settore abbia un ruolo marginale nell’economia. Tuttavia, più del 75% delle colture alimentari dipende da questi insetti e dalla loro impollinazione, secondo la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura). Infatti, se consideriamo il valore direttamente riconducibile all’azione impollinatrice svolta dalle api nelle colture agrarie e nella flora spontanea, l’apicoltura può essere ritenuta fra le più importanti attività economiche del Paese.

Il reddito che questi insetti portano in termini di produzione agricola si aggira tra 1,5 miliardi e 2,6 miliardi di euro. Senza contare che le api sono fondamentali per la riproduzione dei fiori spontanei e dell’80% delle specie botaniche a rischio di estinzione. Un contributo dal grande valore in termini di salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità. Inoltre, l’allevamento di questi insetti rappresenta un’attività agricola perfetta per zone protette e aree marginali, poiché ha un impatto ambientale nullo e non è distruttivo per il territorio. Anzi, la presenza delle api è un indicatore della buona gestione della zona, che rappresenta un habitat ideale anche per altre forme biologiche.

La filiera dell’ape italiana

Per salvaguardare questo patrimonio, la Federazione Apicoltori Italiani (FAI) ha formato la Filiera dell’Ape Italiana, progetto finanziato dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e promosso dal Centro di Referenza nazionale per la Tutela e la salvaguardia dell’ape italiana (CRT4) coordinato dalla FAI, dal Miele in Cooperativa (MIC) e dal Consiglio Nazionale per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, col supporto tecnico dell’Associazione Italiana Allevatori Api Regine (AIIAR). Negli anni, l’ape che abita in Italia ha visto un’evoluzione e una variazione genetica che hanno cambiato il comportamento delle colonie allevate e l’identità dei singoli individui. Per questa ragione, la certificazione della sottospecie di appartenenza sarà monitorata e registrata alla Banca dati dell’Anagrafe Apistica Nazionale, organismo gestito dal ministero della Salute.

Così come il DNA di questi insetti anche l’apicoltura è cambiata in modo radicale negli ultimi 20 anni. La ragione è che si è profondamente trasformato il contesto in cui questi insetti vivono. I pascoli sono sempre meno, le produzioni sono scarse e i costi sempre più insostenibili per le aziende familiari. Circa il 60% delle attività legate alle api in Italia riguarda esclusivamente la produzione di miele. Secondo gli ultimi rilevamenti, la produzione media annua è stimata intorno a 11.100 tonnellate (ISMEA, Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), quantità che copre circa la metà del fabbisogno nazionale.

Non solo miele

Quindi il miele è il prodotto più abbondante e conosciuto, ma l’abilità dell’apicoltore nel prevedere le fioriture può portare a diverse tipologie. Allo stesso modo, il lavoro delle api dà luogo a pollini ricchi di nutrimenti preziosi, pappa reale e propoli. Questi ultimi due prodotti, spesso consigliati per una alimentazione sana ed equilibrata, portano benefici all’organismo e rappresentano un efficace rimedio naturale. Non a caso negli ultimi 25 anni il mercato e i consumi del miele sono cresciuti in maniera importante.

Allo stesso modo, si è verificato un sensibile incremento produttivo dell’apicoltura italiana e i volumi dei flussi di importazione sono cresciuti di dieci volte. Oggi il nostro Paese figura tra i maggiori importatori di miele. I quantitativi si aggirano intorno sulle 15.000 tonnellate annue, che arrivano principalmente da Argentina, Germania, Ungheria e Stati dell’Est europeo. Quasi tutte le tonnellate importate vengono utilizzate dai grandi operatori industriali e commerciali. Il 25% finisce invece nell’industria alimentare e viene utilizzato come ingrediente. Negli ultimi anni le esportazioni, al contrario, sono rimaste stabili intorno a 2.500 tonnellate, circa il 24% della produzione italiana. Un trend che conferma l’interesse e il potenziale del miele Made in Italy sui mercati internazionali. Gli acquirenti principali sono i nostri partner europei. Prima fra tutti la Germania, che riceve circa il 75% dei flussi in uscita dal nostro Paese, seguita dalla Svizzera.

Quanto vale la filiera dell’impollinazione?

««È importante ricordare che circa il 75% delle colture alimentari a livello globale dipendono almeno in parte dall’impollinazione zoogama. Questo include frutta, verdura, semi, noci e oli. Il valore economico dell’impollinazione è stimato in miliardi di dollari ogni anno. Nel 2005 per esempio, era di 153 miliardi di euro: il 9.5% del valore totale della produzione agricola mondiale per l’alimentazione umana. L’impollinazione è dunque fondamentale per la catena di valore delle api e ha un impatto notevole. Secondo le ultime stime un singolo impollinatore può generare un euro, che racchiude in sé l’intero ciclo di vita dell’ecosistema: dal frutto al seme, dall’albero all’erba medica che nutre le nostre mucche, tutto è interconnesso grazie al lavoro di questi piccoli ma fondamentali esseri. Tuttavia, bisogna sottolineare che alcuni di questi insetti sono a rischio estinzione. Non dobbiamo pensare a un unico impollinatore generico, ma dobbiamo tenere presente che ci sono più di 20.000 specie diverse di impollinatori. La vera minaccia è la perdita di biodiversità. Stiamo assistendo a una drastica riduzione delle aree naturali biodiverse, soppiantate da costruzioni in cemento e pratiche di agricoltura intensiva. Questo tipo di agricoltura mono nettare, offre nutrimento agli impollinatori per soli cinque mesi all’anno, lasciandoli poi morire di fame».

C’è abbastanza consapevolezza nell’opinione pubblica e nelle istituzioni riguardo al ruolo di questi insetti?

««Credo che la consapevolezza rispetto al ruolo degli impollinatori e alla tutela della biodiversità sia abbastanza forte ad oggi. C’è tanta informazione sulle api, che hanno guadagnato notorietà e le possiamo considerare come i nuovi gatti, ma questo non basta. Dobbiamo creare vere e proprie oasi della biodiversità, senza pesticidi, in cui api e impollinatori possano prosperare. Le petizioni e le campagne di sensibilizzazione hanno il loro valore, ma devono essere seguite da azioni concrete, soprattutto nelle aree urbane. Il fulcro del problema risiede nella gestione agronomica del terreno».

Parliamo dell’iniziativa che prevede l’adozione di un alveare aziendale. In cosa consiste e quali benefici può portare all’impresa?

«In 3Bee creiamo vere e proprie Oasi della Biodiversità aziendali: habitat urbani e agroforestali in zone a bassa biodiversità, con l’obiettivo di rigenerarla. All’interno delle Oasi utilizziamo alveari tecnologici in grado di monitorare parametri ambientali utili ad analizzare la biodiversità che ci circonda e la salute degli impollinatori, con l’obiettivo di creare una rete di sentinelle in tutta Europa. L’ape mellifera rappresenta infatti un fondamentale bioindicatore che ci permette di comprendere lo stato di salute dell’ambiente e l’eventuale necessità di una maggiore biodiversità. Supportare un’Oasi della Biodiversità significa realizzare un progetto di rigenerazione tangibile e misurabile, che consente di aumentare la disponibilità di nettare e polline, creando un circolo virtuoso di cui beneficiano gli insetti impollinatori, ma anche l’intero ecosistema. Un’opportunità per contribuire attivamente alla salvaguardia dell’ambiente, ma anche per essere protagonisti di un cambiamento positivo con azioni concrete per la tutela della biodiversità».

Connettere natura e tecnologie per preservare la biodiversità è il centro della vostra attività. Come raggiungere questo scopo?

«La fusione tra natura e tecnologia per salvaguardare la biodiversità è il cuore della nostra missione. Come raggiungiamo questo obiettivo? Collaboriamo con il settore privato, grazie al quale abbiamo raccolto circa 5.000 coltivatori che ci supportano attivamente nella cura e crescita delle nostre Oasi, sposando appieno il progetto. Abbiamo infatti cercato di ridurre le frodi, evitando di affidarci a chi dice di piantare senza poi farlo. Grazie all’utilizzo dei satelliti e della tecnologia Flora, sviluppata in collaborazione con ESA (European Space Agency), siamo in grado di monitorare la diversità floreale presente in un’area, ma anche l’indice di abbondanza degli impollinatori e la potenziale produzione di nettare. Il nostro obiettivo è di raggiungere le 10.000 Oasi della Biodiversità create, per realizzare il più grande corridoio ecologico d’Europa per gli impollinatori reso possibile da privati e aziende».

In quest’ottica, quali sono le tecnologie più promettenti?

«Le tecnologie più promettenti sono sicuramente i sensori e i microfoni che ci permettono di “ascoltare” gli insetti impollinatori all’interno delle Oasi della Biodiversità. Le tecnologie proprietarie da noi sviluppate ci permettono di monitorare le api mellifere, ma anche gli impollinatori selvatici: tramite i dati raccolti, riusciamo ad avere un quadro completo dello stato di salute della biodiversità di una specifica area. Questi dati sono estremamente preziosi: vengono utilizzati da oltre 15 università e centri di ricerca per studiare le api, gli impollinatori e il loro ruolo nell’ecosistema. Ma il nostro impegno va oltre. Oltre 800 scuole hanno implementato i programmi educativi di 3Bee, che fungono da strumenti didattici innovativi per sensibilizzare le nuove generazioni sull’importanza della biodiversità e sul ruolo vitale degli impollinatori. Questo è un aspetto fondamentale del nostro lavoro: collegare ricerca, educazione e azione pratica per un impatto positivo e duraturo sull’ambiente».

Edoardo Lisi
Fonte: ilbollettino

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