Il 24 febbraio 2025 si è concluso il percorso di salvataggio della storica azienda Lega Costruzioni Apistiche di Faenza, con un incontro decisivo tra i lavoratori, i sindacati e l’avvocato della proprietà, Carlo Giulio Casadio. Dopo un tentativo di asta per l’acquisizione dell’azienda, che si è svolto il 30 gennaio senza risultati, non si è concretizzata alcuna offerta. Senza alcun acquirente, l’unica alternativa per la Lega è stata la liquidazione, che porterà alla cessazione dell’attività e al licenziamento di tutti i dipendenti a partire dal mese di marzo.
Nonostante il marchio Lega, celebre a livello internazionale, rimanga un valore ambito da imprese concorrenti, la sua acquisizione non sembrerebbe essere sufficiente per salvare la produzione, che potrebbe essere trasferita altrove. La difficoltà di trovare un acquirente è stata probabilmente aggravata dal ritardo dell’asta, che ha impedito l’inizio della stagione produttiva 2025, un periodo cruciale per l’azienda che opera in un settore fortemente legato alla stagionalità.
Fino a poco tempo fa, c’erano state speranze di salvataggio, con due gruppi, uno italo-turco e uno italo-argentino, che avevano mostrato interesse, ma entrambi si sono poi ritirati. I dipendenti, che negli anni avevano dedicato la loro vita all’azienda, sono rimasti disorientati dal fallimento della trattativa. Come racconta Luca Marangoni, storico dipendente e responsabile del magazzino, “ci sono stati mesi di incertezze, in cui non riuscivamo a produrre, nonostante gli ordini continuassero ad arrivare.”
Armando Lega, fondatore dell’azienda nel 1938, aveva creato una realtà che era riconosciuta come una delle migliori del settore apistico, tanto da essere definita la “Ferrari” del mondo dell’apicoltura. Ma negli ultimi anni, tra crisi economiche, cambiamenti climatici e una crescente concorrenza estera, le difficoltà finanziarie sono diventate insormontabili. Nonostante la speranza di rimanere in piedi grazie a una possibile cooperativa di dipendenti, la realtà ha preso una piega amara.
I dipendenti hanno lamentato il fatto che, in molti mesi di trattative, non siano emersi reali interessamenti da parte di aziende locali o italiane. La chiusura di Lega, un’eccellenza del territorio, ha suscitato amarezza anche nei lavoratori, che hanno visto il proprio impegno e la propria dedizione ridotti a nulla. “La nostra azienda, pur operando in un settore di nicchia, era un fiore all’occhiello per Faenza e per l’Italia. Ma purtroppo, nessuno ha messo in atto l’intervento necessario per salvarla,” affermano con disappunto.
La fine di Lega Costruzioni Apistiche non rappresenta solo la perdita di un’azienda di valore, ma un segnale preoccupante per il tessuto produttivo della città, che sta già faticosamente cercando di riprendersi da crisi globali come la pandemia e le alluvioni. Ora, l’intero settore dell’apicoltura locale dovrà affrontare le conseguenze di questo triste epilogo.
Articolo a cura della redazione
Apicoltore Moderno
Solidarietà a tutti i dipendenti, ho acquistato i primi prodotti da loro conoscendo lo storico Savelli che mi ha incuriosito ancora di più in questo mondo dove la passione è fondamentale per affrontare i periodi di crisi.
Spero ancora in qualche miracolo, questa azienda ha dato a tutta l’italia e non solo, garanzie di qualità dei prodotti immessi sul mercato.
Sto Piangendo da come ho avuto questa “botta”; ho ancora in servizio 2 arnie del 1990 (avevo 10 anni circa) ho sempre, quando ho potuto, acquistare da loro:materiale fatto con passione e davvero bene;
Un Altro Pezzo del “made in Italy” che se ne va (Spero in un miracolo) ma il grave è l’assenza di tutto un settore che ha certamente beneficiato della LegaItaly
I cambiamenti climatici? Non sarebbe meglio parlare dei costi di produzione che pongono le industrie italiane fuori mercato per via delle politiche energetiche miopi ed ideologizzate attuate negli anni dai vari governi italiani ed europei?
Redazione
5 Marzo 2025 a 12:34 Modifica
Hai ragione a sottolineare la questione dei costi di produzione. Le politiche energetiche europee e italiane, pur mirate a combattere i cambiamenti climatici, hanno avuto un impatto significativo sulle industrie, soprattutto quelle ad alta intensità energetica come chimica e acciaio. I costi dell’energia sono aumentati a causa delle politiche di decarbonizzazione, mettendo le imprese italiane in difficoltà rispetto alla concorrenza internazionale.
Anche se è fondamentale ridurre le emissioni per affrontare la crisi climatica, le politiche attuate hanno creato un dislivello competitivo, rischiando di danneggiare le industrie e portare alla delocalizzazione. Una soluzione potrebbe essere una politica energetica che bilanci sostenibilità e competitività, incentivando l’efficienza energetica senza penalizzare troppo le imprese.
Bonjour,
Je suis Français mais j’ai connu LEGA en 1970 qui était un entreprise familiale à l”époque et la famille LEGA bien entendu,Pratiquement tout mon matériel d’apiculture est du LEGA , certains appareils ont été fait sur mesure, à lépoque j’allais en Italie sept ou huit fois dans l’année et chaque fois j’allais rendre visite à la famille LEGA et je revenais avec du matériel. Je suis profondément triste de la disparition de cette entreprise avec laquelle j’avais gardé des contacts avec certaines personnes de la nouvelle direction.
J.TURCHET
Sono quarant’anni che faccio l’apicoltore e ho sempre acquistato prodotti Lega ,ho anche avuto il piacere di venire a Faenza in azienda per conoscere questa grande azienda e vedere una piccola parte della produzione.
Apprendo con grande dispiacere che questa grande azienda conosciuta nel mondo non ci sarà più.
Spero fino alla fine che ci sia qualcuno disposto a continuare questa tradizionale azienda per il bene di noi apicoltori.