mercoledì , 11 Febbraio 2026
Articolo sul glifosato
L’erbicida 2,4-D mette a rischio le api: anche dosi subletali alterano funzioni vitali e comportamento delle operaie

L’erbicida 2,4-D mette a rischio le api

Il 2,4-D (acido 2,4-diclorofenossiacetico) è uno degli erbicidi più diffusi al mondo ed è noto per il suo efficace ruolo nel controllare le infestanti a foglia larga in colture come grano, mais e riso. La sua diffusione è agevolata da costi contenuti e ampia disponibilità, ma i residui di 2,4-D e del suo prodotto derivato 2,4-DCP, persistono nell’ambiente e possono accumularsi negli ecosistemi, minacciando gli organismi non target. L’esposizione prolungata può avere effetti tossici su umani e animali, inclusi effetti genotossici e neurologici.

Rispetto agli erbicidi le api mellifere risultano particolarmente vulnerabili, perché oltre ad avere effetti diretti sui singoli individui, possono alterare anche la salute della colonia. Va infatti considerato che gli erbicidi contribuiscono alla diminuzione della diversità floreale, riducendo così la disponibilità di polline e nettare e peggiorando le condizioni nutrizionali delle api. Inoltre, precedenti studi, hanno rilevato che a dosi basse fino a 100 ppm, le colonie di api mellifere sottoposte a 2,4-D mostrano un ridotto sviluppo della covata e a 1000 ppm le uova non si schiudono. Il 2,4-D è stato poi rilevato nel miele e nel polline dentro le arnie, con conseguenti potenziali effetti sul lungo termine sulla colonia, anche a basse concentrazioni.

Questa ricerca ha misurato la tossicità del 2,4-D sulle api da miele su operaie di diverse età (appena sfarfallate, nutrici e bottinatrici), determinando la dose letale (LD50) e le dosi subletali, esaminando poi gli effetti sia su parametri fisiologici sia molecolari e cognitivi.

I risultati mostrano effetti significativi sulle api nutrici: le ghiandole ipofaringee, fondamentali per il foraggiamento/alimentazione della covata, si riducono di dimensione e diminuisce l’espressione di AmGr10, un recettore del gusto coinvolto nella cura della prole.

Nelle api bottinatrici, l’esposizione a dosi subletali di 2,4-D altera la loro capacità di reagire agli stimoli gustativi, riducendo la sensibilità verso zuccheri e altre sostanze nutritive fondamentali. Questa ridotta reattività è associata a un abbassamento dell’espressione del gene AmGr1, che codifica per un recettore coinvolto nella percezione degli zuccheri e risulta quindi essenziale per individuare e valutare le risorse alimentari presenti nell’ambiente. Parallelamente, sono stati osservati effetti negativi anche sulle funzioni cognitive: memoria olfattiva e apprendimento risultano compromessi, con ogni probabilità a causa di una minore attività del recettore dell’octopamina AmOA1. Quest’ultimo svolge un ruolo cruciale nei processi di elaborazione cognitiva, permettendo alle api di riconoscere e associare specifici odori alle ricompense, come le fonti di nettare. Questi effetti combinati mettono a rischio la salute e la resilienza dell’intera colonia.

Lo studio sottolinea come anche quantità di 2,4-D inferiori alla soglia di mortalità possano avere conseguenze profonde sulle funzioni fisiologiche, comportamentali e cognitive delle api.

Il caso del 2,4-D evidenzia, ancora una volta, la necessità di strategie più prudenti nella gestione dei pesticidi, con un’attenzione particolare agli effetti ecologici sugli impollinatori.

Considerando l’importanza delle api per gli ecosistemi e la possibile analogia con rischi per la salute umana, la ricerca invita a ulteriori studi sui potenziali impatti a lungo termine di questo erbicida su ambiente e salute pubblica.

Elisa Monterastelli
Fonte: mieleinforma

Info Redazione

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