sabato , 24 Febbraio 2024
L'osservazione dei residui invernali

L’osservazione dei residui invernali

L’invernamento degli alveari è sinonimo di conclusione dell’attività apistica vera e propria e periodo di riposo nei nostri apiari. Non si deve dimenticare però il comportamento delle api in questo periodo. Seppur evidente un drastico rallentamento dell’attività e dei movimenti causati dal freddo, vi è una condizione completamente diversa dal letargo, a cui ricorrono altri animali nel periodo invernale.

Gli apicoltori ben conoscono i meccanismi che regolano l’attività del glomere e l’elevata capacità di termoregolazione dello stesso. Va comunque ricordato che l’approssimarsi della temperatura vicino ai +7 °C fa perdere all’ape la capacità di volare, e una temperatura di +5 °C fa perdere alla stessa la capacità di muoversi. Con queste temperature inizia la formazione del glomere e l’attività prosegue riscaldandolo a intervalli irregolari.
Tale riscaldamento viene prodotto da movimenti simili a vibrazioni e con il consumo di miele.

L’inizio della deposizione, la covata, il consumo di miele, la presenza di malattie ecc., sono tutti elementi che lasciano tracce e residui sul fondo dell’arnia e che noi dobbiamo imparare a interpretare come linguaggio delle api nel periodo invernale e non. Le visite in piena stagione possono essere molteplici e offrono all’apicoltore un’ampia visione delle condizioni generali della famiglia.

Anche i movimenti sul predellino offrono preziose informazioni: l’intensità di volo per la consistenza della famiglia, l’importazione di polline per la presenza di covata, sciamatura per la presenza di barbe, malattie per la presenza di api morte o incapaci al volo ecc. Dobbiamo imparare a fare le stesse osservazioni anche nel periodo rigido. Non trascuriamo quindi dal considerare questo momento, seppur molto diverso come analisi fenomenologica, come proseguimento e completamento della fase attiva dell’alveare.

Ci introduciamo nell’argomento con alcune considerazioni preliminari:

  • la conformazione dell’alveare fa sì che la caduta dei residui avvenga sul fondo dell’arnia e in corrispondenza degli spazi fra un telaino e l’altro, formando delle strisce. Non vi è equivalenza diretta fra il numero di strisce di residuo e il numero di telaini occupati. Teoricamente potrebbe essere N + 1 dove N corrisponde al numero di telaini, ma in pratica dipende dalla presenza o meno di api sulle pareti esterne dei telaini laterali. Esempio: un glomere su cinque telaini può produrre da 4 a 6 strisce di residui. Solo l’esperienza insegnerà la giusta relazione fra residui e api presenti.
  • diversa è la gradazione cromatica dei residui a seconda della provenienza. Più chiara risulta per gli opercoli di celle contenenti miele, più scura per gli opercoli della covata.

Con questi soli elementi sarà possibile accertare la presenza della regina e della covata nel periodo invernale – primaverile e seguirne lo sviluppo e l’espressione senza aprire l’arnia. Altri elementi importanti si rivelano fra i residui:

  • il ritrovamento di uova perse dalla regina nel suo inizio di deposizione. Scopriamo così che quest’anno nel fondovalle, nella zona della Vallagarina (basso Trentino) considerata l’alternanza al periodo freddo con quello di scirocco, già a Natale vi erano le prime uova sul fondo dell’arnia. Gli altri anni comparivano a metà – fine gennaio.
  • la presenza di scaglie di cera nel momento della formazione dei favi. Nel periodo primaverile, appena la temperatura lo permetterà, compariranno sul fondo delle scaglie dal diametro di 2 – 3 mm dalla forma vagamente circolare e di colorazione bianca quasi trasparente. Può essere il momento per la posa dei melari e per l’aggiunta di fogli cerei nei punti di maggior caduta.
  • la presenza di numerose parti di api, quali zampe, ali ecc. può essere provocata da una forte mortalità. Se è applicato il cassetto antivarroa, può succedere che le api nel loro lavoro di pulizia delle sorelle morte, stacchino alcune parti rimaste aggrappate o incastrate nelle maglie della rete metallica. Così pure, e questo può succedere anche nella stagione attiva, la presenza di parti di corpo, non ancora pigmentate, cioè ancora bianche. La causa è un brusco abbassamento della temperatura e conseguente ritiro nella parte centrale della famiglia, lasciando scoperte zone di covata. Col ritorno alla normalità della temperatura le api provvedono a ripulire le celle di covata morta che era prossima, in questo caso, allo sfarfallamento.
  • la presenza di cristalli di zucchero o di miele in elevata quantità, allontanati dalle api perchè inutilizzabili. Anche l’efficacia del nostro lavoro è dimostrata alcuni giorni dopo l’inserimento del candito. Se fatto in proprio e frettolosamente non mancherà di finire in buona parte sul fondo. Una cristallizzazione grossolana impedirà infatti alle api di consumarlo.
  • sintomi sulla presenza di malattie. Ricordiamo per primo, perchè molto attuale, la varroa. Forse ormai più nessuno dovrà accertarne la presenza, ma solo valutare l’entità dell’infestazione. Quindi la caduta invernale può aiutare a questo scopo. Così pure ci si accorgerà della presenza di covata pietrificata per i pezzi di api bianchi e friabili e di eventuali residui fecali per diarrea o nosema.

Come vediamo la casistica è ampia e varia. Questa interpretazione del linguaggio dei residui ci aiuterà a ridurre le visite all’interno dell’alveare ed intervenire per la presenza di eventuali anomalie. Sarà un risparmio di tempo e un minor disturbo per le api.

L’utilizzo del cassetto antivarroa permette la lettura dei residui in tutto l’arco dell’anno, oltre ad aggiungere altre valide informazioni che ogni apicoltore saprà trarre.

Tale fondo, indispensabile per i trattamenti, darà la possibilità inoltre di utilizzare al meglio e approfondire tale tecnica.

Segarizzi Fausto

Info Redazione

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