II prodotti fitosanitari servono in agricoltura per controllare alcune infestazioni ma possono avere degli effetti secondari sugli organismi non target, come gli impollinatori, e per questo motivo il loro utilizzo deve essere effettuato in modo da limitare al massimo i danni a questi organismi.
La tabella 1 nasce dalla necessità di spiegare l’impatto che hanno questi prodotti sui principali insetti pronubi, in particolare Apis mellifera, Bombus terrestris e Osmia spp., che sono essenziali impollinatori di molte piante coltivate e spontanee. La tossicità si può espletare tramite contatto o ingestione e a seconda della via di esposizione può avere effetti diversi; infatti, può capitare che una stessa sostanza risulti poco tossica tramite contatto ed altamente tossica per ingestione, come nel caso del flupyradifurone. Allo stesso tempo, un prodotto può risultare tossico per le api da miele ma non per i bombi o per le osmie e viceversa, per questo motivo i pesticidi vanno utilizzati con moderazione e seguendo dei criteri ben precisi.

Generalmente, la tossicità di una sostanza viene definita sulla base della sua DL50, ossia la quantità in grado di provocare la morte del 50% degli organismi esposti, ma questo dato non è sempre indicativo della reale tossicità di un prodotto in quanto molti fitofarmaci non causano mortalità ma alterano profondamente il comportamento e la fisiologia degli insetti pronubi.
Questi effetti vengono definiti “subletali” e sul lungo periodo possono compromettere la vita delle api, sia a livello individuale sia a livello della colonia; tali effetti sono stati riportati nella tabella 3, che diventa quindi uno strumento aggiuntivo nella valutazione di un prodotto. Risulta, infatti, che diversi prodotti considerati “non tossici” sulla base della DL 50 causino in realtà alterazioni nel comportamento e/o nella fisiologia delle api, come nel caso del boscalid (fungicida) e del methoxyfenozide (insetticida).
Anche quest’anno è stata inserita la tabella 2, dove, con le medesime modalità utilizzate per la tabella 1, vengono riportate le sostanze attive impiegate nella lotta alle zanzare non già ricomprese nella tabella 1. Purtroppo, se pur sconsigliata, la prassi di combattere le zanzare con trattamenti insetticidi contro gli adulti è sempre più diffusa ed è completamente sottovalutato l’impatto negativo che ha nei confronti degli impollinatori.
Le tabelle 1 e 2 riportano anche l’indicazione della persistenza nell’ambiente delle sostanze attive, considerando persistenti quelle con DT50 uguale o superiore a 15 giorni, che indica il tempo necessario affinché la concentrazione della sostanza attiva scenda del 50% rispetto a quella presente al momento dell’irrorazione.
Ai fini di non arrecare danno a questi preziosi organismi bisogna quindi acquisire consapevolezza sul prodotto che si vuole utilizzare e seguire le linee guida per la salvaguardia degli insetti impollinatori, che comprendono le indicazioni della Legge 24 dicembre 2004, n.313. del Decreto Legislativo 150/2012 e delle leggi regionali in materia.
Serena Alessandrini
Fonte: informamiele
Apicoltore Moderno