martedì , 21 Aprile 2026
"Un po' di storia: esperienza di travasi"
Bugni rustici

Un po’ di storia: esperienza di travasi

I travasi possono essere effettuati sia all’aperto che in ambienti chiusi, ma la loro buona riuscita dipende in gran parte dalle condizioni meteorologiche. È essenziale preparare l’attrezzatura e predisporre il luogo in cui si intende operare. Se si sceglie di lavorare all’aperto, il terreno deve essere comodo e pianeggiante. Tuttavia, l’operazione può essere eseguita anche al chiuso, specialmente quando la stagione non è favorevole, poiché in questo modo le api restano più calme e si riduce il rischio di saccheggio.

Preparazione del luogo e dell’attrezzatura

Prima di iniziare, è utile stendere un telo di nylon sul terreno per recuperare eventuali pezzi di cera e api cadute, imbrattate di miele. Sopra il telo, posiziona il bugno villico con la porticina di volo rivolta verso l’esterno. L’arnia ricevente va collocata sopra un rialzo, in modo che il tetto del bugno sia allineato con la porticina di volo. Stendi infine un pezzetto di tela tra il tetto e la porticina per facilitare il passaggio delle api.

È importante avere a portata di mano la cassetta degli attrezzi per l’apiario, contenente martello, tenaglia, scalpello, coltello, forbici, spazzola, affumicatoio, gomitolo di spago, alcune stecche di legno, un secchio d’acqua e un contenitore chiuso per raccogliere i favi ritagliati e i pezzi di cera. Tutto deve essere ben organizzato per evitare perdite di tempo durante l’operazione.

Preparazione dell’arnia ricevente e del bugno

Iniziamo preparando l’arnia ricevente, inserendo non più di 4-5 telaini già costruiti. Copriamo con coprifavo e tetto, mantenendo la porticina aperta il più possibile. Passiamo poi al bugno: con lo scalpello, delicatamente e senza fare troppa forza, cerchiamo di schiodare il tetto alzandolo di 2-3 dita per creare un buon passaggio per le api. Prestiamo attenzione a non forzare troppo, per evitare di rompere i favi del nido, il che potrebbe provocare una colata di miele con il rischio di uccidere molte api, compresa la regina.

Dalla porticina del bugno, soffiamo alcuni sbuffi di fumo e tambussiamo (picchiettiamo) leggermente sui lati in basso. Le api, spaventate, si metteranno subito in agitazione, ingozzandosi di miele per prepararsi a lasciare la casa invasa dal fumo e dai rumori. Dopo qualche minuto, alcune esploratrici inizieranno a visitare la nuova arnia e, progressivamente, insistendo con il fumo e il tambusso, passeranno velocemente attraverso le aperture. Anche la regina, seppur con un po’ di ritardo, seguirà il resto delle api, svuotando rapidamente il bugno. Se si lavora con attenzione, l’operazione non dovrebbe durare più di 20 minuti.

Recupero della covata e sistemazione dei favi

La parte più delicata e importante del lavoro consiste nel recuperare il maggior numero possibile di covate. Per prima cosa, spostiamo la famiglia nell’arnia al vecchio posto, ora invaso dalle bottinatrici rientrate dal volo. Per non essere disturbati da queste, è consigliabile svolgere il lavoro a qualche metro di distanza dal vecchio posto, evitando così di perdere api. Successivamente, spostiamo il bugno, ormai privo di api, in un luogo riparato dalle correnti d’aria, poiché la covata non è più protetta dalle api e si raffredda rapidamente.

Favi nel muro di un'abitazione

Schiodiamo e apriamo il bugno, cercando di rompere il minor numero possibile di favi. Con un coltello, ritagliamo i favi di covata, li estraiamo e li collochiamo al centro di telaini vuoti, bloccandoli con lo spago (evitando il filo di ferro). È sufficiente fare due legature, poiché le api completeranno la costruzione dei favi mancanti e rosicchieranno lo spago, che troveremo a pezzi sul predellino dopo qualche giorno. È importante assicurarsi che le cellette siano tutte orientate verso l’alto.

Le scorte rimanenti possono essere fuse per recuperare cera e miele. Una buona nutrizione alla famiglia per qualche giorno consentirà loro di riprendersi senza problemi. Anche se questa operazione può sembrare complicata, con un po’ di pratica diventerà più semplice e si acquisirà una maggiore dimestichezza con le api. Si consiglia di evitare di effettuare queste operazioni in autunno, quando c’è il rischio di saccheggio, preferendo periodi di abbondanza o di sciamatura, quando le api sono più tranquille.

Gestione delle celle reali e favi

Durante il travaso, è possibile trovare molte celle reali nei bugni villici. Chi è interessato a sperimentare può recuperarle e inserirle nelle arniette di allevamento, ottenendo così ottime regine d’allevamento naturale, considerate le migliori. Se non si riesce a completare questa operazione, è consigliabile inserire con delicatezza le celle reali nella nuova famiglia, dove le api potranno formare uno sciame o sostituire la regina esistente.

I favi di covata precedentemente preparati vanno sistemati al centro della nuova arnia. Durante la stagione, saranno spostati ai lati e, in autunno, eliminati, poiché saranno vecchi e mal rifiniti. Questo metodo consente di invernare una famiglia in ottime condizioni. Lo stesso procedimento può essere applicato anche per le arnie con telaini “fuori misura”. In questo caso, sarà più facile ritagliare i favi di covata ben inquadrati nei telaini, aggiustando la lunghezza con una stecca legata con filo di ferro sopra la testa del telaino. Anche in questo caso, le api completeranno i favi mancanti, che poi andranno spostati ai lati e rimossi in autunno.

Conclusione e consigli finali

In futuro, sarà importante standardizzare il più possibile gli apiari, per facilitare i trattamenti contro la varroa e tutte le operazioni apistiche, consentendo anche di scambiare i favi tra le arnie per rafforzare le famiglie più deboli. È fondamentale avere la volontà di diventare veri apicoltori, poiché questa attività, oltre ad essere molto interessante, può offrire grandi soddisfazioni.

Concludo questa chiacchierata con la speranza che sia stata utile a qualcuno e, come sempre, auguro a tutti un buon lavoro apistico!

Francescatti Pietro

Info Redazione

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