Per il miele, purtroppo, questo è decisamente un anno orribile. Il clima ha inciso in modo decisivo, le piogge continue e intense della scorsa primavera hanno compromesso in grande misura la produzione del miele di diverse varietà ed oggi, purtroppo, gli apicoltori trentini si trovano in grave difficoltà.
“Pensavamo non ci fosse una situazione peggiore di quella vissuta negli scorsi anni. Qui invece ci troviamo con alveari che hanno prodotto tre chili di miele quando di solito arrivavano anche a 20 chili” spiega Marco Facchinelli, presidente degli Apicoltori del Trentino sottolineando che “siamo ai minimi storici”.
A confermare il disastro e le cause di quello che sta accadendo sono i bollettini che mese dopo mese sono stati fatti dall’Osservatorio Nazionale Miele mettendo nero su bianco il disastro e la situazione di sconforto sul territorio.
Sono due gli elementi che hanno compromesso la raccolta di miele: da un lato il clima e dall’altro la varroa.
Già a maggio, mese importante per la raccolta del miele, varie tipologie erano praticamente assenti sia in Trentino che nelle altre regioni. “Praticamente azzerate le produzioni di acacia e millefiori primaverili. Le fioriture sono state compromesse dall’andamento meteo estremamente piovoso, con piogge cumulate di più del doppio della norma del periodo. In molti apiari è stata necessaria la nutrizione di soccorso per salvare le famiglie dalla morte per fame” veniva riportato per quanto riguarda il Trentino Alto Adige.
A giugno le continue piogge hanno vanificato ogni tentativo di produzione. Rare le giornate di sole che hanno permesso la bottinatura e in alcuni apiari si è dovuti intervenire nuovamente con nutrizioni di soccorso. La produzione di tiglio è pari a zero, nemmeno per la fioritura del castagno si sono registrate produzioni di rilievo.
Il caldo del mese di luglio, poi, ha favorito le fioriture di millefiori di alta montagna soprattutto nelle zone di produzione del rododendro. “Si può affermare che questa sia l’unica produzione considerata soddisfacente di questa annata apistica avversa” viene spiegato sempre del report dell’Osservatorio Nazionale .
Ma a mettere in ulteriori difficoltà gli apicoltori è la varroa che anche quest’anno, purtroppo, ha dato il colpo finale a gran parte delle produzioni.
“Ci troviamo con una grossa percentuale di varroa e l’aumento delle temperature ne ha protratto e aumentato la presenza. E’ un problema che stiamo tutti registrando e sta causando debolezza delle api, deformazione delle ali, disordine nell’alveare e aumento della mortalità” ha continuato il presidente degli apicoltori.
Il parassita Varroa Destructor, è diventato una minaccia per le api mellifere ponendo gravi pericoli alla salute delle colonie, alla produzione agricola e all’equilibrio ecologico. Si nutre dell’emolinfa delle api in stadio larvale per potersi riprodurre, ciò arreca alle api nascenti deformazioni di vario tipo e una generale predisposizione ad ammalarsi. Fra le principale conseguenze ci sono ali non funzionanti, impedendo alle api di bottinare. Tutte situazioni che portano in poco tempo ad un vero e proprio collasso delle colonie.
Un allarme iniziato nell’autunno scorso e che nel corso dei mesi si è moltiplicato. I trattamenti che si possono usare si basano sul principio attivo dell’acido formico oppure dell’acido ossalico.
L’impatto economico di tutta questa situazione sugli apicoltori è devastante. “Speriamo veramente che la Provincia decida di fare qualcosa. L’apicoltura è ai minimi termini, la produzione di miele continua a calare e le spese fisse rimangono le stesse. Le aziende stanno davvero male, mi viene solo da piangere”.
Giuseppe Fin
Fonte: ildolomiti
Apicoltore Moderno