Questo mese è un periodo delicato sia per le api sia per l’apicoltore, poiché si preparano ad affrontare il lungo inverno. Purtroppo, con amarezza, dobbiamo annoverare quest’anno tra i peggiori per l’apicoltura.
Da indagini condotte presso apicoltori esperti, risulta che ci sono stati anni di crisi e scarsità di raccolto, ma nessuno ricorda una stagione così priva di risultati come questa. Solo chi ha portato gli alveari in alta montagna ha potuto raccogliere qualcosa, specialmente dal rododendro.
Questo è stato causato senza dubbio dall’andamento primaverile sfavorevole.
Ci troviamo quindi in una situazione piuttosto difficile e sarà opportuno cercare di riunire gli alveari più deboli. Per chi non l’avesse già fatto nel mese di settembre, c’è ancora tempo, nella prima quindicina di questo mese, per praticare una buona nutrizione stimolante, allo scopo di incoraggiare la regina a deporre nuova covata, utile in primavera.
Raccomando di procurarsi in tempo anche del candito, che si potrà utilizzare benissimo alla fine di ottobre e novembre. Basta lasciare il nutritore sopra gli alveari, rimuovere l’umbone centrale, mettere il candito e coprire bene con materiale isolante; le api, nelle ore calde, continueranno a nutrirsi, risparmiando così le scorte interne.
Data la scarsa disponibilità di polline, raccomando anche l’uso di SUPERBEE, un mangime complementare liquido costituito da una miscela completa di amminoacidi, vitamine e minerali, che garantisce un apporto proteico, vitaminico e minerale fondamentale per lo sviluppo della famiglia, specialmente in caso di scarsa disponibilità di polline o di polline con un basso contenuto proteico. Un apporto proteico e vitaminico equilibrato è essenziale per lo sviluppo delle api e per il rafforzamento del loro sistema immunitario. La dose è di 10 ml di SUPERBEE in un litro di sciroppo zuccherino ogni volta che si nutre.

Vediamo ora quali lavori sono necessari in questo periodo: certamente, all’interno degli alveari, la covata sarà ridotta, se non del tutto assente, ed è il momento di pensare all’invernamento. Un buon apicoltore avrebbe dovuto già iniziare a pensarci in settembre, restringendo i nidi, rimuovendo i favi vuoti o il miele in eccesso e mettendo i diaframmi. Ora, però, bisogna controllare le scorte e accertarsi che negli alveari ci siano almeno 5-6 favi coperti d’api e, naturalmente, verificare la presenza della regina. Dopo questo, si devono riempire gli spazi vuoti con materiale adatto; io consiglio cartoni ritagliati su misura e, verso l’esterno, un foglio di polistirolo. Coprire bene il coprifavo e non mettere nulla all’esterno; le api rimangono più sane, purché siano ben nutrite. È importante anche controllare che l’apertura di volo non superi la larghezza del glomere.
Dopo questi accorgimenti, si può e si deve lasciare le api tranquille. Con l’arrivo delle notti fredde, inizieranno a formare il glomere, magari solo di notte per poi scioglierlo di giorno. Per questa ragione, è necessario operare nelle ore più calde della giornata, altrimenti, verso il tramonto, si rischierebbe di perdere molte api, specialmente in vista di possibili brinate notturne.
A chi non l’avesse ancora fatto, consiglio di effettuare i controlli sanitari, soprattutto riguardo alla varroasi. Questo periodo, grazie alla ridotta presenza di covata e al clima non ancora troppo freddo, è ideale per eseguire i trattamenti contro l’acaro Varroa. Ormai non ci sono più dubbi a riguardo: tutti concordano sul fatto che è necessario intervenire per salvaguardare il nostro patrimonio. Ricordiamoci che un buon invernamento è la base per un buon svernamento; non conviene invernare o unire famiglie malate, poiché si rischia di diffondere malattie. Meglio eliminarle, specialmente se occupano meno di quattro favi.
Per quanto riguarda i lavori rimanenti in apiario, sarà cura dell’apicoltore diligente eliminare tutto ciò che è superfluo e preparare tutto il necessario per la prossima stagione. Il tardo autunno è il momento giusto per pulire le arnie ed eventualmente tinteggiarle, poiché durante l’inverno perderanno l’odore della vernice fresca, che è molto sgradevole per le api. Non è raro che uno sciame, messo in un’arnia appena dipinta, esca subito a causa del forte odore di pittura fresca. È importante anche controllare magazzini o depositi di favi per evitare la presenza di tarme o topolini, che possono causare gravi danni.
Cerchiamo quindi, anche se quest’anno le nostre api non sono state molto generose, di preservarle e prepararle al meglio per la prossima stagione, sperando e augurandoci che sia più favorevole e ricca di quei doni incomparabili che solo le nostre amiche api sanno dare.
Francescatti Pietro
Apicoltore Moderno