domenica , 8 Febbraio 2026
Il polline inquinato dai fitofarmaci riduce la vita delle api

Il polline inquinato dai fitofarmaci riduce la vita delle api

A danneggiare le api sono anche “le monoculture, lo spargimento di liquami e il diserbo selettivo” che hanno diminuito di molto la biodiversità dei nostri ambienti. La Federazione delle associazioni degli apicoltori chiede che gli interventi dell’Ente pubblico siano “senza distinzioni fra apicoltori professionisti o non professionisti” e lancia una proposta: “Come per la zootecnia si è arrivati al ‘premio sfalcio’, per l’apicoltura si potrebbe arrivare ad un ‘premio impollinazione’ per garantire questa importante funzione delle api sostenendo tutti gli apicoltori che operano sul territorio nei mesi primaverili”

Api uccise dal cambiamento climatico e dalla varroa ma non solo. In Trentino a preoccupare è anche ‘l’inquinamento da fitofarmaci’. A lanciare l’allarme è la Federazione Associazioni Apicoltori del Trentino che si aggiunge a quello lanciato nei giorni scorso dagli Apicoltori del Trentino guidati da Marco Facchinelli (Qui l’articolo).

La Federazione è un punto di riferimento molto importante per molti apicoltori e rappresenta cinque delle sei associazioni presenti sul territorio e più di mille apicoltori della nostra provincia, non solo apicoltori che lavorano per l’autoconsumo, ma anche professionisti del settore.

Il clima ha inciso in modo decisivo, le piogge continue e intense della scorsa primavera, come già scritto in precedenza, hanno compromesso in grande misura la produzione del miele di diverse varietà ed oggi, purtroppo, gli apicoltori trentini, ha già spiegato il presidente degli apicoltori Marco Facchinelli, si trovano a fare in conti con la varroa che minaccia le api mellifere ponendo gravi pericoli alla salute delle colonie, alla produzione agricola e all’equilibrio ecologico. A confermare il disastro e le cause di quello che sta accadendo sono i bollettini che mese dopo mese sono stati fatti dall’Osservatorio Nazionale Miele mettendo nero su bianco il disastro e la situazione di sconforto sul territorio.

Problemi che, purtroppo, non sembrano provocati solo da questo. “Vi sono altri problemi importanti viene spiegato dalla Federazione Associazioni Apicoltori del Trentino – basta pensare al polline raccolto nel fondovalle che è fortemente inquinato da fitofarmaci che riducono di molto l’aspettativa di vita delle api. Viene stoccato nei favi sotto forma di pane d’api, ma si tratta di un un pane avvelenato”. Inoltre, “le monoculture”, viene spiegato, “lo spargimento di liquami e il diserbo selettivo hanno diminuito di molto la biodiversità dei nostri ambienti. La somma di tutti questi fattori rende la sopravvivenza delle api sempre più difficile, tanto che quelle selvatiche sono praticamente ormai introvabili”.

L’allarme lanciato dalla Federazione deriva da un monitoraggio fatto su tutta la Valsugana (nel 2022), supportato dal patrocinio scientifico dell’Università di Bolzano. In base a questo studio è uscito che dell’ottantina di pollini analizzati, ad esclusione di due, “tutti erano con all’interno la presenza di fitofarmaci” è stato spiegato.

Lo scorso anno, quindi nel 2023, sempre la Federazione ha effettuato un nuovo monitoraggio nelle zone dove i pollini sono stati trovati con la maggiore percentuale di fitofarmaci e il risultato non è cambiato. “Abbiamo trovato – ha spiegato Romano Nesler – i stessi livelli di inquinamento ed in entrambi i casi sono state trovate sostanze anche dovrebbero essere state anche ritirate dal mercato”.

L’impatto economico di tutta questa situazione sugli apicoltori è devastante. Ed è per questo che la Federazione chiede che gli “interventi dell’ente pubblico siano mirati alla salvaguardia del patrimonio apistico provinciale nella sua interezza, senza distinzioni fra apicoltori professionisti o non professionisti”.

Questo, viene spiegato, in considerazione anche del fatto che l’impollinazione delle specie spontanee e coltivate in Trentino, è garantita da un grande numero di apicoltori con piccoli apiari ben distribuiti sul territorio provinciale. “Pensiamo che, in qualche modo – continua la Federazione – vada sostenuta anche l’apicoltura di chi non possiede partita iva. In quest’ottica sarebbe interessante che, come per la zootecnia si è arrivati al ‘premio sfalcio’, per l’apicoltura si arrivasse ad un ‘premio impollinazione’ per garantire questa importante funzione delle api sostenendo tutti gli apicoltori che operano sul territorio nei mesi primaverili. Parlando poi di priorità riteniamo che l’impollinazione sia, dal punto di vista ecologico ed ambientale, un problema ben più rilevante rispetto a quello, pur importante, di tenere puliti gli alpeggi”.

Pensando al benessere delle api sono molto interessanti alcune iniziative sostenute dalle amministrazioni comunali che meriterebbero di diffondersi su tutto il territorio provinciale. Il comune di Levico ha messo a disposizione degli apicoltori della zona tutta una serie di postazioni per apiari da collocare in Vezzena, una zona di alta montagna con una flora ricca e non contaminata. Molti comuni hanno attivato i “Progetti di impollinazione” a favore di tutti gli apicoltori che operano stanzialmente nella propria zona garantendo l’impollinazione. Tante Amministrazioni comunali hanno anche aderito all’iniziativa “Comune amico delle api” che prevede l’assunzione di numerosi impegni a favore degli insetti impollinatori.

Giuseppe Fin
Fonte: ildolomiti

Info Redazione

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