La futura Politica agricola comune (PAC) riaccende il dibattito sulle misure di sostegno destinate all’apicoltura e sul futuro degli apicoltori. FAI, Miele in Cooperativa e Unaapi hanno chiesto al Masaf, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, l’introduzione di un sostegno accoppiato al reddito per le aziende apistiche. La richiesta nasce dalle difficoltà che il comparto sta affrontando negli ultimi anni: calo delle produzioni, eventi climatici estremi, siccità, gelate tardive, aumento dei costi di produzione e riduzione dei margini economici.
Come redazione di Apicoltore Moderno, riteniamo che questa discussione offra però anche l’occasione per ampliare la riflessione. Il confronto si concentra giustamente sulle aziende che esercitano l’apicoltura come attività economica, ma esiste un’altra componente del settore che merita attenzione: quella dei piccoli apicoltori che allevano poche colonie e producono miele principalmente per il consumo familiare.
Pur avendo finalità diverse rispetto alle aziende professionali, anche questi apicoltori registrano i propri alveari nella Banca Dati Nazionale Apistica e contribuiscono alla consistenza del patrimonio apistico italiano. Inoltre, le loro api svolgono la stessa funzione biologica di tutte le altre colonie, partecipando all’impollinazione delle colture e alla conservazione della biodiversità.
I piccoli apicoltori contribuiscono al patrimonio apistico e alla biodiversità
L’apicoltura italiana è una realtà molto più articolata di quanto spesso si immagini. Accanto alle aziende professionali opera un numero elevato di piccoli apicoltori che allevano poche colonie per passione o per produrre miele destinato esclusivamente all’autoconsumo.
Secondo i dati della Banca Dati Nazionale Apistica elaborati dal CREA, nel 2023 gli apicoltori che producevano per autoconsumo rappresentavano circa il 74% degli apicoltori registrati. Si tratta quindi della componente numericamente più ampia del settore, anche se caratterizzata da dimensioni produttive molto contenute.
Naturalmente queste realtà sono profondamente diverse dalle aziende professionali, sia per organizzazione sia per obiettivi economici. Tuttavia, quando gli alveari sono regolarmente censiti, entrano a far parte del patrimonio apistico nazionale e contribuiscono alla sua consistenza complessiva.
Anche pochi alveari hanno un valore per il territorio
È proprio questo il punto sul quale riteniamo opportuno soffermarsi. Un apiario composto da cinque o dieci alveari non può essere paragonato, dal punto di vista economico, a un’azienda che ne gestisce centinaia. Tuttavia, se si considera l’elevato numero di piccoli apiari distribuiti sul territorio italiano, il loro contributo complessivo assume un peso tutt’altro che trascurabile.
Il patrimonio apistico nazionale, infatti, è il risultato della somma di tutti gli alveari regolarmente registrati, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda che li gestisce. Anche gli apicoltori che producono miele esclusivamente per la propria famiglia partecipano quindi, con le loro colonie, alla consistenza del patrimonio apistico italiano.
Il ruolo delle api va oltre la produzione di miele
Le differenze economiche tra un’azienda professionale e un piccolo apiario sono evidenti. Le imprese devono sostenere investimenti, costi di gestione e rischi legati alla produzione e alla commercializzazione del miele, mentre chi pratica l’apicoltura per autoconsumo svolge spesso questa attività per passione.

Dal punto di vista ambientale, però, le api non fanno distinzione. Ogni colonia raccoglie nettare e polline, impollina le specie vegetali presenti sul territorio e contribuisce alla biodiversità. Per questo motivo il valore ambientale di un alveare non dipende dalla quantità di miele prodotta o dalla destinazione commerciale della produzione.
Anche il CREA ha più volte evidenziato il ruolo strategico dell’apicoltura per i servizi di impollinazione e per la tutela della biodiversità. In quest’ottica, la presenza di piccoli apiari rappresenta comunque un contributo alla diffusione delle api sul territorio nazionale.
È proprio partendo da questa considerazione che si apre un’altra questione: se le api svolgono una funzione importante anche dal punto di vista ambientale, come potrebbe essere riconosciuto questo valore nell’ambito delle future politiche di sostegno all’apicoltura?
Contributi per gli apicoltori: la futura PAC tra sostegno al reddito e riconoscimento ambientale
Come redazione di Apicoltore Moderno, riteniamo che questa sia una riflessione che meriti attenzione. La proposta avanzata da FAI, Miele in Cooperativa e Unaapi riguarda un sostegno accoppiato al reddito destinato alle aziende apistiche, uno strumento pensato per aiutare le imprese ad affrontare le difficoltà economiche che stanno interessando il settore.
Si tratta di una richiesta comprensibile, considerando l’aumento dei costi di produzione, gli effetti dei cambiamenti climatici e il calo delle rese registrato negli ultimi anni. Allo stesso tempo, però, il dibattito sulla futura PAC potrebbe rappresentare l’occasione per affrontare anche un’altra questione: il riconoscimento del valore ambientale svolto dagli alveari, indipendentemente dalla destinazione del miele prodotto.
Se una colonia di api contribuisce all’impollinazione e alla biodiversità, il beneficio per il territorio non dipende dal fatto che il miele venga commercializzato oppure destinato all’autoconsumo. Da questo punto di vista, il servizio ecosistemico svolto dalle api resta lo stesso.
Naturalmente questo non significa equiparare un piccolo apicoltore a un’azienda professionale. Le due realtà operano con finalità, responsabilità e costi molto diversi e, proprio per questo, è ragionevole che gli strumenti di sostegno possano essere differenziati.
Un eventuale contributo destinato al reddito delle imprese risponde infatti a esigenze economiche e produttive, mentre un diverso strumento potrebbe prendere in considerazione la funzione ambientale svolta dagli alveari regolarmente censiti e mantenuti sul territorio, secondo criteri che spetterebbe al legislatore definire.
Una riflessione per il futuro dell’apicoltura
La futura PAC offre quindi l’opportunità di ampliare il confronto sul ruolo dell’apicoltura, andando oltre il solo aspetto produttivo. Accanto alle esigenze delle aziende professionali, che rappresentano il motore economico del comparto, esiste infatti una vasta rete di piccoli apicoltori che, pur non producendo miele per il mercato, contribuisce alla presenza delle api sul territorio.
Il patrimonio apistico italiano è il risultato dell’insieme degli alveari regolarmente censiti, indipendentemente dalle dimensioni dell’apiario. Ogni colonia rappresenta una presenza attiva nell’ambiente e partecipa ai processi di impollinazione che sostengono gli ecosistemi e molte produzioni agricole.
Per questo motivo riteniamo che il dibattito sulla futura PAC possa prendere in considerazione due aspetti distinti ma complementari: da un lato il sostegno economico alle aziende professionali, chiamate a garantire la produzione e la competitività del settore; dall’altro il riconoscimento del valore ambientale assicurato dalla presenza delle api, anche quando gli alveari sono gestiti da piccoli apicoltori che producono miele esclusivamente per autoconsumo.
Non si tratta di chiedere gli stessi contributi per tutti, ma di interrogarsi se strumenti diversi possano valorizzare funzioni diverse. Se gli alveari contribuiscono alla consistenza del patrimonio apistico nazionale e le api svolgono un ruolo essenziale per l’impollinazione e la biodiversità, è legittimo chiedersi se anche questa funzione possa trovare spazio nelle future politiche di sostegno al settore.
Articolo a cura della Redazione.
Apicoltore Moderno