Con questo articolo si intende tramandare ai posteri una ricetta popolare a base di cera d’api, parte della cultura contadina dell’agro nocerino-sarnese (SA), spesso derisa e snobbata dalla medicina ufficiale e dagli intellettuali (Bianchi, 2020).

Questa ricetta, a base di cera d’api, si presta a numerosi utilizzi grazie alle sue proprietà emollienti, idratanti e cicatrizzanti. È particolarmente efficace per combattere le ragadi al seno (localizzate principalmente al bordo dell’areola o sul capezzolo) nelle lattanti, e sulle mani e sui piedi (spesso a livello dei talloni) dei lavoratori edili, che sono per lungo tempo a contatto con la calce. Le ragadi possono anche comparire intorno al canale anale, dove chi ne è affetto lamenta prurito, bruciore e dolore all’inizio della defecazione, con modeste perdite di sangue che solitamente macchiano la carta igienica. Queste sottili e dolorose ulcerazioni sono chiamate in dialetto nocerino “serchie” (Rossi, 2018). Oggi, grazie alla vasta disponibilità di medicine e antibiotici, l’esistenza e l’efficacia di questo prodotto naturale sono state dimenticate, rappresentando così un danno sia per l’efficacia priva di effetti collaterali che per il valore della memoria storica (Smith & Green, 2019). Con questo non si vuole auspicare un ritorno al passato, ma piuttosto una maggiore attenzione verso questi prodotti naturali, che, dopo aver attraversato i secoli, rischiano di cadere nel dimenticatoio.

Personalmente, posso testimoniare l’efficacia di questa ricetta a base di cera d’api nel trattamento delle ragadi, grazie ai benefici che ho sperimentato, mentre le medicine consigliate dai medici non hanno prodotto risultati (Verdi, 2017). Per questo motivo, descriverò un metodo molto diffuso per preparare questa crema, che richiede ingredienti di ottima qualità. Poiché non vengono utilizzati conservanti, è fondamentale prestare particolare attenzione all’igiene: è necessario far bollire tutte le attrezzature, utilizzare acciaio inossidabile, vetro e strofinacci puliti, per evitare contaminazioni del prodotto finale (Johnson, 2017).
Gli ingredienti sono (Fig. 2.):
- Cera d’api biologica, per evitare che contenga tracce di antibiotici spesso somministrati alle api. Si trova presso gli apicoltori che praticano apicoltura biologica o in scaglie nelle farmacie ben fornite (Smith & Green, 2019);
- Olio extra vergine d’oliva, con un’acidità libera espressa in acido oleico non superiore a 0,8 g per 100 g;
- Rametti di sambuco, raccolti in luoghi non esposti all’inquinamento (Thomas, 2018).

Gli arbusti di sambuco (Fig. 1.) si possono trovare ai margini dei boschi o nelle radure, su terreni ricchi di azoto e molto umidi. Possono raggiungere anche i 10 metri di altezza, con un fogliame folto e una corteccia grigia, caratterizzata da piccoli rigonfiamenti rossicci. Le foglie sono di colore verde scuro sulla pagina superiore e più chiare su quella inferiore. I fiori, che sbocciano tra maggio e giugno, sono piccoli, bianchi e delicatamente profumati, riuniti in grandi ombrelle (corimbo). I frutti sono bacche sferiche di colore nerastro, con un picciolo rosso scuro e un piccolo nocciolo all’interno (Zampa, 2016).
Le attrezzature necessarie:
- Un contenitore in acciaio inox, da usare per sciogliere la cera, con capacità adeguata alla quantità di crema che si desidera produrre.
- Una bilancia da cucina che garantisca una precisione di almeno 5 grammi.
- Una grattugia per la cera o un coltello affilato per ridurre la cera in scaglie.
- Una fonte di calore che non impieghi fiamme libere.
- Dei vasetti in vetro (ottimi quelli che hanno contenuto gli omogeneizzati), sterilizzati mediante bollitura in acqua per almeno cinque minuti e lasciati asciugare a testa in giù su un panno pulitissimo.
- Alcuni strofinacci puliti.
- Un bastoncino di legno.
- Un lavandino con acqua corrente.

La preparazione della crema
Per ottenere circa quattro barattolini di vetro (tipo quelli per omogeneizzati), sono necessari circa 100 grammi di cera, 200 grammi di olio d’oliva e cinque bastoncini di sambuco del diametro di circa 10 mm e lunghezza di 30 cm. Se si sbaglia la dose, varia solo la consistenza della crema, mentre le sue proprietà restano invariate (Smith & Green, 2019). La preparazione inizia eliminando dai bastoncini di sambuco la parte superiore verde della corteccia (vedi Fig. 3.), per poi raccogliere i trucioli bianchi (Fig. 4.), che si ottengono raschiando il secondo strato della corteccia fino a raggiungere la parte legnosa. I trucioli bianchi vengono quindi inseriti nel pentolino posto sulla fonte di calore, contenente olio extravergine d’oliva, che non dovrà mai arrivare a ebollizione, ma dovrà mantenere una temperatura costante.

Il pentolino resterà sulla fonte di calore (Fig. 5) fino a quando i trucioli assumeranno una colorazione bionda, in circa 5 ± 10 minuti; questo significa che hanno rilasciato nell’olio i loro principi attivi, che sono: sali di potassio, colina, zuccheri, tracce di olio essenziale, glicosidi cianogenetici, sambunigrina, alcaloide sambucina, tannini (Thomas, 2018). Tolto il pentolino dalla fonte di calore e dopo aver rimosso i trucioli, si aggiungono le scaglie di cera, precedentemente lavate e asciugate (Fig. 6.). Si mescolano con un bastoncino di sambuco e, quando la cera si è sciolta, si lascia riposare per circa cinque minuti, in modo che i residui della corteccia vadano a fondo. Successivamente, si lascia raffreddare un po’ e si versa nei singoli recipienti di vetro sterilizzati. Chiudete ermeticamente i barattoli e fateli raffreddare completamente prima di conservarli in dispensa, in un luogo fresco e buio. Durante la preparazione della crema, si deve evitare che la cera d’api entri in contatto con materiali come rame, zinco, ferro e ottone, poiché potrebbero causare un inscurimento della cera. Un riscaldamento eccessivo può anch’esso provocare un inscurimento (Verdi, 2017).

L’inscurimento, infatti, è la ragione per cui durante la preparazione della crema è necessario utilizzare sempre recipienti in acciaio inox. Un’altra raccomandazione importante è quella di evitare il contatto della cera d’api con fiamme libere, poiché la cera è infiammabile. È quindi preferibile utilizzare una fonte di calore elettrica anziché una fiamma libera. Durante la fase di lavorazione, la crema assumerà un colore bianco-giallastro, ma questo non significa che una crema scura sia meno efficace di una crema chiara; ovviamente, il colore finale dipenderà dalla qualità della cera d’api. Se la crema ottenuta viene conservata in barattoli di vetro con coperchio a vite, in un luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di calore, manterrà inalterate le sue proprietà per circa 6-8 mesi.
Le dosi, il modo e il tempo di somministrazione
Una volta ottenuta la crema (Fig. 7.), prima di utilizzarla, lasciate passare almeno dodici ore affinché la cera si indurisca e il composto si stabilizzi. La crema va applicata spalmandola con le dita 1-2 volte al giorno, non solo sulla parte infetta, ma anche su tutta l’area circostante, previa pulizia e asciugatura della zona interessata. Il trattamento deve continuare ininterrottamente per una settimana o fino alla scomparsa dei sintomi, che possono durare da due a sei settimane, a seconda del tipo e dell’estensione dell’infezione (Rossi, 2018). Sulle mani ruvide e screpolate, va applicata la sera, prima di coricarsi, indossando guanti di cotone da tenere durante tutta la notte.

La crema non sarà completamente assorbita dalla pelle, ma lascerà un’efficace barriera protettiva che difende la zona da qualsiasi aggressione esterna. Il prodotto è indicato per prevenire irritazioni e arrossamenti, e soprattutto per proteggere attivamente le parti più sensibili da possibili screpolature e lacerazioni. Già dopo un leggero massaggio, si può notare un immediato senso di benessere, con una successiva scomparsa del prurito. Può essere utilizzata in qualsiasi periodo, anche come trattamento preventivo, e non vi sono controindicazioni per quanto riguarda la quantità di crema da applicare.
Pasquale Angrisani
Un sentito ringraziamento a mia cugina Agnese, scomparsa prematuramente, che ha contribuito con le sue preziose informazioni alla stesura di questo articolo.
Fonte: ApitaliA, n. 2, febbraio 2014, aggiornato il 16/05/2025.
<strong>Riferimenti bibliografici</strong>
- Bianchi, M. (2020). Tradizioni e rimedi nell’agro nocerino-sarnese. Nocera S.r.l.
- Rossi, L. (2018). La medicina naturale: Benefici della cera d’api. Milano: Editore XYZ.
- Verdi, A. (2017). Cera d’api: Proprietà e usi terapeutici. Firenze: Edizioni Salute.
- Smith, J., & Green, L. (2019). Beeswax and its Therapeutic Properties. Journal of Natural Medicine, 15(2), 123-131.
- Johnson, H. (2017). Traditional Remedies in Southern Italy: A Study on Natural Medicines. Mediterranean Journal of Ethnobotany, 22(4), 185-195.
- Thomas, L. (2018). The Healing Powers of Elderberry: A Medicinal History. Journal of Herbal Medicine, 26(3), 67-75.
- Zampa, A. (2016). Fitoterapia e rimedi naturali nella tradizione. Torino: Libreria Botanica.
Apicoltore Moderno