Giugno è un mese cruciale per l’apicoltura in Italia, segnando l’inizio della raccolta del miele. In questo periodo, è fondamentale monitorare attentamente i melari sugli alveari, al fine di garantire una gestione ottimale della produzione. La cura del melario e gli interventi apistici devono essere eseguiti con precisione per evitare danni alle colonie e ottimizzare la produzione di miele (Winston, 1991).
Il Melario e la Sua Gestione: Prassi e Problemi
In passato, durante le ispezioni ai melari, era comune spostare i favi pieni di miele dal centro verso i lati, inserendo al centro quelli vuoti presi dai bordi. Nelle arnie a 12 telaini, oggi in gran parte in disuso, alcuni apicoltori ruotavano il melario di 180°, spostando i favi vuoti dove precedentemente si trovavano quelli pieni. Sebbene questa pratica fosse ritenuta utile per ottimizzare lo spazio e favorire la raccolta del miele, in realtà comporta più danni che benefici.

Le api, infatti, reagiscono negativamente a questi interventi, poiché alterano il loro comportamento naturale. In natura, le api immagazzinano il miele nei telaini adiacenti alla covata, partendo dalla parte inferiore, per proteggerlo dal freddo e garantirne l’accesso costante alla colonia. Modificare questa disposizione, spostando i telaini o ruotando il melario, può sconvolgere l’equilibrio interno dell’alveare, creando stress e disorganizzazione (Winston, 1991).
Inoltre, ogni intervento meccanico genera vibrazioni, variazioni di temperatura e odori estranei che turbano l’equilibrio sensoriale delle api. Queste, essendo molto sensibili, reagiscono con disorientamento, rallentando la raccolta del nettare. In alcuni casi, possono addirittura abbandonare il melario o ridurne l’utilizzo, riducendo l’efficienza della produzione di miele.
Un altro errore comune è l’inserimento del secondo melario vuoto tra quello già pieno e il nido. In questo modo, si costringono le api a spostare il miele verso il basso, un’operazione che comporta un dispendio energetico notevole, soprattutto in un periodo in cui la colonia dovrebbe concentrarsi sulla raccolta e sulla cura della covata. Questa pratica può anche compromettere l’alimentazione della regina e delle larve, con effetti negativi sulla salute dell’intera colonia. Secondo Winston (1991), la disposizione del miele e del polline attorno alla covata segue precisi criteri termici e nutrizionali che non dovrebbero essere alterati senza una vera necessità.
Approccio Basato sul Comportamento delle Api
Le tecniche moderne di gestione del melario si basano sul comportamento delle api e sulla loro risposta agli stimoli ambientali. Gli apicoltori più esperti osservano costantemente le colonie per individuare il momento giusto per intervenire. Se le api sembrano fermarsi su determinati telaini senza continuare a raccogliere miele, ciò indica che l’area è satura o che le condizioni interne dell’alveare non sono ottimali (Bourgeois, 2009).
L’uso di tecnologie avanzate, come termocamere e sensori di peso, sta rivoluzionando la gestione del melario. Questi strumenti permettono di monitorare la densità del miele e il comportamento delle api senza aprire continuamente l’alveare, riducendo così lo stress per la colonia e migliorando la precisione degli interventi. In questo modo, gli apicoltori possono intervenire al momento giusto, evitando il rischio di sovraffollamento o mancanza di spazio.
L’Importanza dell’Escludi-Regina

Per evitare che la regina deponga uova nel melario, viene utilizzato un escludi-regina, un dispositivo che consente alle api operaie di muoversi liberamente ma impedisce alla regina di salire nel melario. Questa tecnica, utilizzata da decenni, è fondamentale per garantire che il melario venga riempito esclusivamente con miele, evitando la contaminazione con uova o larve (Winston, 1991). L’escludi-regina è considerato una prassi fondamentale, ma deve essere controllato regolarmente per assicurarsi che funzioni correttamente, poiché eventuali malfunzionamenti possono compromettere la produttività.
Il Nomadismo
Giugno segna anche l’inizio del nomadismo apistico, una pratica che prevede lo spostamento degli alveari da zone pianeggianti a zone montane, dove le fioriture sono più tardive e abbondanti. Questo approccio permette agli apicoltori di sfruttare diverse fioriture e produrre mieli monoflorali, molto apprezzati per le loro caratteristiche uniche.
Il nomadismo consente di massimizzare la varietà delle fioriture, come quelle di acacia e castagno. Tuttavia, richiede un’attenta pianificazione, poiché le colonie devono essere forti e ben nutrite prima del trasferimento. La distanza tra la posizione iniziale e quella finale deve essere di almeno 6 km per evitare che le api tornino indietro.
Allevamento delle Regine e Trattamenti Contro i Parassiti

Pasquale Angrisani
<strong>Riferimenti bibliografici</strong>
- Bourgeois, D. (2009). Apiary Management: Bees, Beekeeping and Behavior. Apicultural Press.
- Winston, M. L. (1991). The Biology of the Honey Bee. Harvard University Press.
Apicoltore Moderno
Buonasera! Io vorrei iniziare con le api ma sono all’inizio mai avute dove posso comperare tutta quelli che serve?