A chi non è mai capitato, durante la propria attività apistica, di introdurre uno sciame naturale in un’arnia non completamente dotata di telaini con fogli cerei? Eppure, alla prima visita di controllo, si nota che le api non utilizzano i fogli cerei artificiali, ma iniziano a costruire i favi nello spazio vuoto, attaccandoli direttamente sotto il coprifavo dell’alveare.
Per un neofita, questo fenomeno può dare origine a due possibili ipotesi:
1) Le api, al buio, non riescono a vedere i fogli cerei prestampati e pronti per essere ingrossati.
2) I fogli cerei sono stati disposti in una posizione errata.
Tuttavia, entrambe queste ipotesi vanno scartate. La prima è errata, poiché le api, nella costruzione dei favi, si affidano al tatto e all’olfatto e lavorano sempre al buio, salvo rari casi in cui costruiscono all’aperto. La seconda ipotesi è anch’essa da escludere, perché, se l’arnia fosse stata completata con telaini contenenti fogli cerei, le api avrebbero costruito su tutti i fogli senza preferire lo spazio vuoto.
La spiegazione più logica, secondo l’autore di questo articolo, è la seguente:
Quando lo sciame viene introdotto nell’arnia, le api riconoscono che i fogli cerei inseriti dall’apicoltore contengono sostanze estranee mescolate alla pura cera d’api. Per questo motivo, li abbandonano e si dirigono verso lo spazio vuoto per costruire i favi.
Purtroppo, è una prassi comune che molte aziende apistiche, per ridurre i costi di produzione dei fogli cerei, aggiungano diverse sostanze che ne alterano la composizione chimica. Le più comuni sono paraffina, vaselina, oli minerali e altre sostanze inorganiche.
Conoscendo le caratteristiche della pura cera d’api:
- fonde a circa 64,4°C (±0,6°C),
- prende fuoco tra 254 e 274°C,
- diventa plasmabile a circa 35°C,
- inizia a solidificarsi intorno ai 63,5°C (±0,5°C),
- galleggia sull’acqua grazie alla sua densità di 0,963 g/cm³ a 20°C.
Possiamo verificare se i fogli cerei acquistati sono realmente di pura cera d’api attraverso questo semplice esperimento.

Tutte le sostanze aggiunte alla cera d’api dalle industrie apistiche ne alterano le caratteristiche, inclusa la densità dei fogli cerei. Per eseguire un semplice esperimento di verifica, è necessario preparare una soluzione idroalcolica con densità uguale a quella della pura cera d’api.
Preparazione della soluzione
Per creare questa soluzione, si inizia versando acqua (densità 1 g/cm³) in un contenitore e immergendovi un campione di pura cera d’api. Poiché la cera d’api ha una densità di 0,963 g/cm³, galleggerà sull’acqua. Aggiungendo progressivamente alcol etilico o alcol denaturato (densità 0,794 g/cm³), si riduce la densità complessiva della soluzione fino a ottenere un valore pari a quello della cera d’api, che inizierà così ad affondare.
Verifica del foglio cereo
Una volta ottenuta la soluzione con densità corrispondente, si può immergere un cubetto di cera fuso ricavato dal foglio cereo da analizzare. È fondamentale che il cubetto di cera da testare abbia dimensioni e forma identiche a quelle del campione di riferimento, poiché la forma influisce sul galleggiamento. Questo principio è facilmente osservabile confrontando oggetti della stessa densità ma di forme diverse, come un blocchetto di ferro che affonda e una vaschetta di ferro dello stesso peso che galleggia grazie al suo maggiore volume.
Se il cubetto di cera da analizzare non galleggia alla stessa altezza del campione di riferimento, significa che la sua densità è stata alterata da sostanze estranee, che hanno modificato le caratteristiche della cera d’api originale.
Apicoltore Moderno
Ditemi perché quest’anno le mie api hanno lavorato poco, perché non c’era niente da bottinare?
Il problema è da ricercare nella prolungata siccità, abbinata alle temperature molte elevate, che hanno compromesso gran parte dei raccolti.