domenica , 4 Dicembre 2022
Alberi di pesco fioriti

Esplode la Primavera

La prima stagione dell’anno, che nel nostro emisfero è iniziata con l’equinozio di primavera che va dal 21 marzo al 21 giugno, solo ora sta per esplodere! Le giornate con l’avanzare della stagione si sono ulteriormente allungate mentre la durata delle notti è sensibilmente diminuita. In quest’epoca il banchetto di Madre Natura è dei più abbondanti anche per le nostre api. La campagna è ammantata da una miriade di fiori ricchi di polline e nettare, visitati dalle nostre api con frenetica frequenza. L’andirivieni delle bottinatrici dall’ alveare ai campi e viceversa è l’espressione più radiosa di vita e laboriosità che le api esternano.

All’interno degli alveari predomina un sempre più forte impulso di vita. Nascono nuovi individui e il numero di uova che la regina depone aumenta di giorno in giorno. I fuchi hanno ormai fatto la loro comparsa e qualche apicoltore, ci risulta, ha già inarniato magnifici sciami. Siamo prossimi alla vigilia della grande fioritura delle robinie, la principale della nostra zona. Speriamo che l’andamento climatico della stagione favorisca finalmente il lavoro delle nostre amiche api: quindici giorni di caldo umido potrebbero soddisfare il lavoro di un intero anno!

Il Cielo in questi ultimi due anni non ci ha sorriso benevolmente. Auguriamoci che questa volta il tanto auspicato bel tempo faccia capolino e dischiuda i candidi e profumati calici dei fiori di acacia per permettere alle nostre care «spigolatrici» di compiere costantemente e con assiduità il loro lavoro e ricompensare l’apicoltore con dolce mercede per le fatiche e le cure prestate nel periodo di preparazione. All’apicoltore fa sempre piacere osservare api bottinatrici, penzolanti sui fiori, compiere esercizi acrobatici da vere «giocoliere », è quanto di più affascinante egli desidera ammirare frequentando il grande circo «Natura».

Ma tralasciamo auspici e speranze e veniamo, amici, a trattare i lavori da eseguire in apiario. Sono tanti: dobbiamo seguire lo sviluppo dei nuclei formati in aprile, quello di eventuali sciami usciti naturalmente e quello delle famiglie ceppo; infine, in particolare, dobbiamo curare attentamente la preparazione delle famiglie destinate alla produzione. Dopo il raccolto ci dobbiamo premurare di prelevare i melari pieni di miele, eseguire la gratificante operazione della smelatura, restituire alle api i favi da  ripulire e ordinare e poi, se vogliamo ingrossare ulteriormente le fila del nostro apiario, formare sciami artificiali e rinnovare le regine vecchie con altre giovani e prolifiche.

E’ un elenco lungo che dobbiamo rispettare, eseguendo le varie operazioni con impegno se vogliamo alla fine ottenere qualche bella soddisfazione.  Vogliamo qui soffermarci e rivolgere la nostra attenzione alle cure da dedicare alle famiglie che abbiamo destinato alla produzione. Lo facciamo con l’intento di dare qualche utile e modesto consiglio sui vari metodi per produrre di più.

Come produrre di più
Ammesso che l’ambiente in cui operano le nostre api sia dei più ideali, cioè non inquinato e con sorgenti nettarifere abbondanti, e che il clima favorisca il lavoro delle bottinatrici, l’aumento della produzione di miele dipende soprattutto da tre fattori: regine sempre giovani e prolifiche; favi rinnovati e ben costruiti; nutrizione stimolante praticata al momento opportuno.

La regina è il motore dell’alveare. Durante la stagione attiva essa depone ogni giorno oltre 1500-2000 uova circa e dalla sua validità dipende lo sviluppo e la capacità produttiva dell’intera colonia. Sostituiamo quindi periodicamente le regine vecchie di due anni di età che hanno perso vigore. Il saper dirigere, nella bella stagione, la capacità ovifìcatrice di ogni singola regina dell’apiario torna a vantaggio della produzione di miele!

La regina predilige deporre uova in favi giovani che debbono essere, nel nostro interesse, ben costruiti e formati da celle femminili. Quando le api ceraiole incominciano a costruire approfittiamo per mettere un telaino guarnito di foglio cereo fra l’ultimo favo di covata e quello del polline. Appena esso sarà costruito lo sposteremo verso il centro e nello spazio rimasto vuoto inseriremo un altro foglio cereo da far costruire. Si eviteranno in questo modo anche eventuali pericoli di sciamatura.

Se invece l’andamento climatico della stagione dovesse mostrarci il suo « pollice verso» come è accaduto in questi ultimi due anni, anziché far costruire fogli cerei dobbiamo nutrire tutte le famiglie, deboli e forti, con buone dosi di sciroppo zuccherino (soluzione 60 % zucchero – 40 % acqua), affinché la regina non rallenti o arresti del tutto il lavoro di deposizione con grave danno per la colonia e l’imminente raccolto.

Più una colonia è forte e più elevato risulterà il suo rendimento in produzione di miele, soprattutto quando il raccolto è abbondante e di breve durata come nel caso della fioritura dell’acacia. Nelle zone in cui le api non potranno fruire di fioriture secondarie, che già funzionano da stimolo, la nutrizione effettuata in tempi e modi appropriati contribuirà a creare artificialmente nelle famiglie una condizione ottimale di sviluppo.

Considerando che da noi l’acacia fiorisce verso la metà di maggio, l’apicoltore che stimolerà le sue api nel periodo dal 26 marzo al 30 aprile circa ritroverà le colonie, a una quindicina di giorni dalla grande fioritura, ben sviluppate, con 6-7 favi occupati da grandi « rose» di covata opercolata. L’elevata presenza di covata opercolata all’interno dell’alveare consentirà alla maggior parte delle api di dedicarsi al lavoro della raccolta di nettare anziché all’allevamento della covata, con conseguente accrescimento della produzione di miele. La forza numerica di ogni singola famiglia verrà, mantenuta pressoché inalterata dallo schiudersi della covata nascente.

Rilevanti quantità di miele si producono, ovviamente, fornendo alle api la possibilità di bottinare per lungo tempo su sorgenti nettarifere abbondanti. L’esercizio dell’apicoltura nomade è particolarmente indicato per perseguire questi scopi, oltre naturalmente; favorire la produzione di selezionati mieli monofloreali. Gli alveari sulle fioriture precoci si sviluppano in breve tempo. Trasportati. poi su più ricchi pascoli essi vi giungono con un numero maggiore di bottinatrici pronte a riempire i melari in pochi giorni. E’ una pratica che offre molti vantaggi ma richiede anche mezzi, impegno e competenza notevoli di cui non tutti possono disporre .

Osservate le regole fondamentali suesposte, come possiamo aiutare ancora le api a produrre di più? Quali accorgimenti adottare?

Capita spesso di ritrovare inspiegabilmente a fioritura già iniziata, nonostante le premurose cure prestate, alveari con forza produttiva solamente mediocre. Queste famiglie sono destinate a svilupparsi solo nel periodo del grande raccolto, con grave danno sia per la produzione sia per la colonia che alleva bottinatrici tardive in quanto nate dopo la fioritura.

All’inizio del grosso raccolto meglio prelevare da queste famiglie che non hanno ancora raggiunto il melario dei favi con covata opercolata, liberi dalle api e unirli a quelli delle famiglie più forti. Vale di più un alveare forte che tanti mediocri!

Possiamo raggiungere tale scopo anche operando nel modo seguente: avviciniamo gradualmente, sempre sul principio della fioritura, due alveari mediocri fino ad una distanza minima. Appena le api bottinatrici si saranno orientate allontaniamo l’alveare più debole e al posto di quest’ultimo collochiamo quello più forte. Il giorno dopo le bottinatrici dell’alveare allontanato andranno ad ingrossare le fila dell’alveare rimasto e verranno accettate volentieri perché portano con sé prezioso bottino. La famiglia allontanata col tempo si rifarà delle bottinatrici perdute e riuscirà ugualmente, prima dell’inverno, a procacciarsi le necessarie provviste.

Sciamatura naturale
Per concludere due parole sulla sciamatura naturale che capita nell’epoca più bella del raccolto e divide l’alveare in due famiglie, quando le api sono impegnate nella produzione di miele. Come recuperare parte del prodotto destinato in questo caso alla formazione di una nuova colonia?

Consigliamo, innanzitutto, di introdurre lo sciame in un’arnia completa di telaini guarniti di foglio cereo, collocare la stessa sulla sede occupata dall’alveare ceppo che si allontanerà di qualche metro e immaginare quel che succederà il giorno dopo.

All’indomani, infatti, le api dello sciame compiranno i voli di orientamento e si metteranno subito all’opera per la costruzione della nuova casa; le api bottinatrici dell’alveare ceppo usciranno come di consueto per recarsi al lavoro nei campi, ma faranno ritorno, anziché al nuovo, al vecchio posto ben accolte dalle loro compagne. Il popoloso sciame, rinforzato da queste ultime, libero oltretutto da impegni di allevamento di covata, costruirà in breve tempo i favi da nido e richiederà presto un bel melario da riempire!

L’alveare-ceppo, impoverito di api bottinatrici, difficilmente sciamerà una seconda volta. Possiamo successivamente visitarlo per controllare il comportamento della nuova regina ed eventualmente, per evitare pericoli di altra sciamatura, tagliare le celle reali. Con la regina giovane l’alveare si riprenderà prima dell’autunno per entrare in produzione il prossimo anno.

Luigi Montanari e Marco Lavagnini

Info Redazione

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2 Commenti

  1. Ho realizzato dei nuclei con ottimi favi di covata opercolata e favo con scorta ma dopo l’introduzione della regina il mattino successivo si è verificato un forte abbassamento della temperatura domanda: potrebbe compromettere l’accettazione della regina? grazie

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