sabato , 24 Febbraio 2024
Il calendario dell'apicoltore: gennaio
Apiario sotto la neve

Il calendario dell’apicoltore: gennaio

Siamo in questo mese nel cuore dell’inverno, abbiamo le giornate più fredde dell’anno e, guardandoci intorno, vediamo solo il bianco della neve ed i ghiaccioli pendenti dai tetti in quasi tutte le vallate del nostro Trentino e di certo non sono risparmiate nemmeno le zone di fondo valle e la pianura.

Certamente in questo clima per quanto si voglia cercare sarà impossibile trovare qualche segno di fiore che ci faccia sperare. Malgrado tutto questo la vita all’interno dell’alveare continua anche se a ritmo rallentato. Sicuramente dove sarà stato fatto un buon invernamento non ci sarà nulla da temere. Se si potesse osservare l’interno di un alveare ci si accorgerebbe che le api all’esterno del glomere si muovono continuamente e lentamente verso l’interno e viceversa, questo allo scopo di ricambiare il calore e l’aria viziata che si trova al centro dove è custodita la regina.

In questo periodo di grande freddo si raccomanda di non disturbare le api con urti o rumori, si rischierebbe di invitarle a sciogliere il glomere con conseguente grave mortalità. Io sconsiglio di aprire gli alveari anche per controllarne lo stato e se fosse proprio necessario per qualche emergenza aspettare una bella giornata, verso mezzogiorno, quando il sole è più caldo. Levare il coprifavo e coprire subito con una coperta o un panno. Visitare poi scostando piano piano prima un lato e poi l’altro e ricoprire subito. Durante la visita non togliere mai i telaini dall’alveare come si fa d’estate, ma sollevarli nel loro posto lentamente e appena a metà. Non usare assolutamente fumo in queste visite pena una grande perdita d’api.

Quali possono essere le necessità urgenti?
La fame, ma se non si ha qualche telaino di miele di scorta sarà difficile rimediare, in quanto le api non sono capaci di arrivare al nutritore. Potrebbe essere entrato qualche roditore a svernare e fare il nido mettendo in pericolo l’alveare e in questo caso bisogna provvedere a stanarlo altrimenti a primavera saremo senza telaini oltre che senza api. Ci si può accorgere di questo osservando le porticine, vedremo rosicchiature anomale e magari delle feci lasciate dall’ospite vicino all’entrata, in questo caso è utile visitare l’alveare ma sempre con la dovuta cautela.

L’apicoltore ascolta il ronzio delle api

Un’altra osservazione, molto importante per il futuro dell’alveare, che potremo fare in questo mese è questa: controllare che da tutti gli alveari escano le api per il volo di purificazione. Come sappiamo l’ape trattiene le feci anche per un lungo tempo ma poi con le prime belle giornate nelle ore più calde, anche se c’è la neve, deve uscire per svuotare l’ampolla rettale e questo di regola dovrebbe avvenire almeno ogni 20 giorni per un buon andamento, o al massimo una volta al mese. Se da qualche alveare le api sono restie ad uscire stimolarle un po’ picchiando con le nocche sulle pareti esterne dell’arnia. Dopo un po’ usciranno tutte. Generalmente quelle che ritardano appartengono agli alveari più deboli.

È bene osservare anche il colore e la consistenza delle deiezioni. Quando queste sono di un colore chiaro e consistente, cioè goccioline riunite sulla neve o sulle strutture adiacenti, è buon segno; vuoi dire che la famiglia gode buona salute e tutto funziona a dovere; se invece sono di colore scuro a striature molto allungate e abbondanti sul predellino è un segnale d’allarme e certamente aprendo quell’alveare si troveranno anche i telaini e il coprifavo sporchi. Allora vuoi dire che la diarrea è già in atto e poco si può fare in questo periodo. Bisognerà aspettare la buona stagione e forse si potrà salvare la famiglia, ma di questo parleremo più avanti quando sarà il momento opportuno. Si noteranno anche in questi voli molte api morte sulla neve o per terra, ma se la moria non è eccessiva niente paura, è nella norma in quanto saranno api morte per età o api ammalate che, essendo più deboli, non riescono a rialzarsi a causa della bassa temperatura. Forse è meglio così, esse si portano via il male e rimarranno dentro l’alveare solo le api più forti e sane. Se invece la moria è eccessiva, con molte api morte, magari anche sul predellino, è meglio raccoglierle e farle analizzare ed essere così preparati per eventuali interventi da farsi al momento opportuno.

Là dove gli alveari sono in buone condizioni e ben riparati, ho notato ancora dopo il 10 gennaio l’inizio della deposizione e certamente verso la fine di questo mese quasi tutti iniziano tale ciclo. L’ape è molto previdente e un po’ alla volta si prepara allo sbocciare della primavera specialmente dove le regine sono giovani e vigorose. In caso di trattamenti per malattie le regine, sebbene più resistenti delle api, possono risentire per l’uso dei vari prodotti, addirittura dimezzando la deposizione. Ecco quindi l’utilità del controllo e del cambio delle regine.

Non usare indiscriminatamente i medicinali, ma solo quando è necessario e possibilmente sotto indicazione degli organi competenti in materia quali U.S.L., Istituto Zooprofilattico ed esperti apistici ben preparati. È inutile usarli come prevenzione in quanto non si farebbe altro che inquinare l’alveare e provocare assuefazione nelle forme combattute. Dunque prudenza è prima di utilizzare medicinali accertarsi delle malattie tramite le analisi.

Chiudo salutando tutti cordialmente e con l’augurio che questo nuovo anno 2024 si apra con un segno di speranza e abbondanza sia nel raccolto delle nostre api sia nel campo delle ricerche e nell’unione degli apicoltori sotto un’unica bandiera, quella della pace e fraternità.

Pietro Francescatti

Info Redazione

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