mercoledì , 30 Novembre 2022
Prova dello stecchino su favo colpito da peste americana

Il flagello delle api: la peste americana

Una malattia causata da Paenibacillus larvae
Delle api sicuramente tutti conoscono la dolcezza e le proprietà nutritive dei prodotti alimentari quali miele, polline e pappa reale. L’uomo, nei secoli, oltre ad affinare le tecniche per aumentare l’efficienza della raccolta dei prodotti apistici, ha dovuto contrastare la comparsa di malattie e parassiti per garantire la buona salute dell’alveare. Tra le malattie che affliggono le api, la più subdola e particolare è la peste americana, un’infezione intestinale causata dal batterio Paenibacillus larvae. La peste americana è una delle malattie che deve essere denunciata dell’apicoltore ed è stato stimato che circa il 2,5% degli alveari in Italia ne siano colpiti.

Propagazione e conseguenze della peste americana
Partiamo subito dalla peculiarità di questa malattia. Paenibacillus larvae è un batterio gram-positivo che possiede in natura un unico ospite conosciuto: le api. Se da un lato la peste americana non si diffonde ad altri animali né tantomeno all’uomo, dall’altra il batterio è così specializzato da sfruttare il comportamento delle api per diffondersi all’interno dell’alveare. Vediamo come.

Le api, appartenenti all’ordine degli imenotteri, sono insetti sociali che possiedono un’organizzazione della colonia molto precisa. Come tutti sappiamo, a capo della colonia c’è una regina che ha il “solo” scopo di deporre uova fecondate all’interno delle celle del favo. Le uova si sviluppano in larve e dopo 21 giorni nasce una nuova ape. Le api dalla nascita fino alla morte (circa 2 mesi) cambiano gradualmente la loro attività secondo questo ordine: spazzina, nutrice, ceraiola, guardiana e bottinatrice (addette all’accumulo di polline e miele, il cibo delle api).

Ciclo di propagazione di P. Larvae
Figura 1 – Ciclo di propagazione di P. Larvae in un alveare [Poppinga and Generesh 2015]

La peste americana è in grado di diffondersi all’interno dell’alveare grazie all’azione delle nutrici, le api adibite alla nutrizione delle giovani larve. Come suggerisce il nome, P.larvae infetta le larve, e non le api adulte, che ingeriscono cibo (polline e miele) contaminato da spore del batterio. Una volta all’interno dell’intestino le spore germinano e P.larvae prolifera nutrendosi inizialmente del cibo ingerito ed infine della larva stessa, rompendo la parete dell’intestino e causandone la morte nel giro di 6-12 giorni. Quando i nutrienti iniziano a scarseggiare, la popolazione di P.larvae sporula riempiendo la massa della larva in decomposizione con miliardi di spore. Miliardi per una sola cella! A questo punto il destino dell’intero alveare è segnato e la peste si diffonde!

Le api nutrici, continuando a visitare anche le celle infette per eliminare i resti delle larve, contaminano il loro apparato boccale ed il cibo con le spore di P.larvae. Il cibo contaminato viene portato ad altre larve ed il ciclo continua fino al completo collasso dell’alveare. La peste americana infatti causa il blocco della nascita di nuove api. Niente nascite uguale nessuna spazzina, nutrice, ceraiola, guardiana e bottinatrice e quindi niente cibo per la sopravvivenza dell’alveare.

Metodi di prevenzione, controllo e trattamento della peste americana delle api
La domanda sorge spontanea, ma come fanno P.larvae e le sue spore a contaminare per la prima volta un alveare di api? La domanda è un po’ come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina, difficile rispondere. Sicuramente ci sono comportamenti da seguire e da evitare da parte dell’apicoltore per ridurre il rischio di propagazione della peste americana, tra cui: pulire accuratamente gli strumenti che si usano per visitare e lavorare con gli alveari; evitare di comprare arnie (casette delle api) o strumentazione usata e di non sicura provenienza o spostare telai (strutture dove le api costruiscono le celle) da un’arnia ad un’altra. Un’altra causa d’insorgenza della peste americana può essere l’ingresso di un’ape contaminata dalle spore in un alveare diverso da quello di provenienza.

peste americana
Figura 2 – Test del fiammifero effettuato in un alveare infetto [IZSLT]

Il monitoraggio della peste da parte dell’apicoltore avviene controllando l’aspetto e la regolarità delle celle di covata (quelle contengono le larve in sviluppo) e tramite il test del fiammifero. Se si inserisce un bastoncino o un fiammifero in una cella infetta, ritirandolo indietro rimane attaccato un filamento elastico color marrone chiaro che si allunga per qualche centimetro. Inoltre un odore di colla di pesce può essere un campanello di allarme.

Come si è soliti dire, prevenire è meglio di curare ed in questo caso non c’è frase più azzeccata. Difatti non ci sono attualmente antibiotici autorizzati in apicoltura ed efficaci per contrastare P.larvae, soprattutto per la forma sporigena. Il solo rimedio da applicare consiste nella distruzione dell’alveare infetto tramite una prima eliminazione di tutte le api adulte (vapori di zolfo) e il successivo rogo di tutti i favi e dell’arnia stessa. Un rimedio che fa impallidire qualsiasi apicoltore.

Francesco Da Ros
Fonte: microbiologiaitalia

Fonti

Crediti immagini
Immagine in evidenza: https://www.futurity.org/bees-farmers-conservation-2638052-2/
Figura 1: https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S2214574515000747?via%3Dihub
Figura 2: https://www.izslt.it/apicoltura/peste-americana/

Info Redazione

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Un commento

  1. Desidero fare alcune precisazioni. In Itala esistono due tipi di Peste americana sostenute da due genotipi differenti (Erik 1 e Erk 2) che presentano sintomi molto diversi tra loro. In tutti gli alveari è possibile isolare spore ma la malattia si manifesta solo se viene superato un livello soglia perché le api dell’alveare hanno un ridotto istinto igienico, caratteristica ereditaria. In caso di sospetto l’apicoltore può rivolgersi al Servizio Veterinario che svolgerà gratuitamente i prelievi da inviare al laboratorio (IZS) per la conferma della malattia. Questo a tutela degli atri alveari dell’apicoltore ma anche degli alveari della zona. Il saccheggio degli alveari infetti e spopolati è la modalità più frequente di diffusione di questa malattia infettiva.

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