venerdì , 30 Settembre 2022
Maschio e femmina di vespa crabro visti da varie angolature
Vespa cabro. Dimensioni: Gli operai e i droni misurano tra i 20 e i 25 mm dalla testa all'addome, mentre la regina misura tra i 35 e i 50 mm anche se solitamente non supera i 35 mm.

Insetti rari in Italia scoperti nella riserva

Ne hanno scoperti 35 e in alcuni casi sono vere e proprie “prime” scientifiche. Sono le nuove specie di coleotteri, farfalle e libellule che popolano zone umide e prati del Vincheto di Celarda di Feltre: fra questi anche l’esemplare che negli Usa ha la nomea di “peste” del mais ma che qui ha deciso di campare negli alveari

Può essere che il Carpophilus lugubris tra qualche tempo si dimostri pericoloso per le api, ma finora (a un paio di anni dalla comparsa) si è limitato a stare in fondo agli alveari, senza “disturbare”.

Al Vincheto stanno lavorando gli entomologi dell’Ufficio territoriale per la biodiversità del Corpo forestale, Utb diretto da Antonio Andrighetti: fra trappole a terra e volanti, la squadra dell’Ufficio ricerche ha individuato esemplari mai visti prima in Italia, alcuni anche potenziali pericoli in agricoltura e pertanto sotto osservazione, ma indicativi della biodiversità che arricchisce i 92 ettari di riserva del Cfs.

Uno studio lungo anni che permetterà di gestire progetti ancora più ambiziosi: come quello per il ripopolamento della Euphydryas aurinia, una farfalla in via di estinzione perchè non trova più habitat.

carpophilus_lugubrisUna “prima per la scienza”, mai descritta prima, è sicuramente il Sargus harderseni, trovato esclusivamente nelle riserve di Bosco Fontana (Mantova) e del Vincheto. Con lui, altre specie hanno il carattere di eccezionalità: il Carpophilus lugubris, il coleottero della famiglia delle Nitidulidae, «la cui scoperta al Vincheto permette di dire sia la prima sul territorio nazionale», spiega il responsabile dell’ufficio ricerche del Cfs, Enzo Gatti, coadiuvato nel lavoro da Maria Luisa Dal Cortivo e Monica Sommacal. «Una specie da tenere sotto controllo: nel Nord America, dove prolifera», era il killer del mais.

Si presume che in Italia sia arrivato sulle ali d i correnti oceaniche (oltre Celarda non ci sono sue altre segnalazioni nel Belpaese) ma più che i filari di mais, abbia la predilezione per il miele: alberga così negli alveari. «Finora non si registrano danni ma lo osserviamo.

L’anno scorso abbiamo avuto proprio a Celarda la prima segnalazione al di fuori del Nord America da dove origina. È una specie “test”, tra l’altro dove si diffonde fa danni: sono coleotteri che stanno sul fondo degli alveari ma finora, dopo due anni di osservazione, sul Montello, hanno continuato a cibarsi di quel che cade dai “piani più alti”, polline, scarti. Finchè continuano così non creano disagi, quindi è meglio non fare allarmismi». Altre specie sono sotto osservazione: si pensi che a Celarda hanno trovato il loro habitat il 10% dei coleotteri d’Italia: cioè 1233 specie sulle 13mila circa del Belpaese.

Mancavano da 30 anni in Italia sia il Bittacus hageni che il Temnostoma bombylans. Toccata e fuga invece per il raro Monarthrum mali, un coleottero della famiglia degli Scolytidae, «una specie sempre nordamericana di cui abbiamo trovato solo un esemplare», continua Gatti «Una prima a livello europeo: forse perchè ha difficoltà ad adattarsi a condizioni diverse da quelle in cui vivono.

Non avendo più avuto segnalazioni verrebbe da dire che la specie qui non s’è acclimatata». Storia diversa invece per la Cyclorhipidion bodoanum, un altro coleottero della famiglia Scolytidae, specie esotica che si è acclimatata nel nostro paese e prolifica. Anche in questo caso Celarda ha il suo primato: mai avvistata prima del 2007 in Italia. Si nutre di legno morto o ammalato, derrate alimentari varie. Come arrivano? È dimostrato che alcune specie siano arrivate coi venti e siano proliferate trovando i loro habitat naturali o adattandosi.

Uno studio infinito quello del Cfs e che come altrove nella ricerca, è sempre a rischio e ha bisogno di continui sostegni (economici e di attrezzature) che si spera non manchino nei prossimi anni.

E che ha permesso di catalogare dalle iniziali 473 specie di coleotteri nel 1991 alle 700/800 prima del progetto Life: progetto che ha segnato il decollo della ricerca nel Vincheto «e che ci ha concesso di fare monitoraggi in grande stile e i risultati si vedono ancora», concludono Dal Cortivo e Sommacal. Insomma: d’ora in poi prima di armarsi di “ciavatta” per schiacciare uno sconosciuto sul muro, sarà bene chiedersi di che razza è.

Cristina Contento http://corrierealpi.gelocal.it/

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