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aethina tumida

L’Aethina tumida, nuovo flagello per l’apicoltura, impone delle verifiche (aggiornato al 19 settembre 2014)

Un settore già martoriato da un parassita (la Varroa), che dècima gli alveari italiani da oltre un trentennio, deve affrontare oggi un nuovo flagello, l’Aethina tumida, patologia esotica, rinvenuta il 5 settembre scorso nel comune di Gioia Tauro, in un apiario della Università di Agraria posto in località Sovereto (Reggio Calabria).

La Nota del MdS DGSAF0018843-P-12/09/2014 dispone le prime misure urgentissime per arrestare la diffusione del parassita. Lo stamping out dell’apiario infestato è stato già eseguito, ma è necessario adesso costruire attorno al focolaio un cordone di protezione di 20 km di raggio o più. Determinanti sono adesso la velocità e il rigore con cui saranno eseguiti questi interventi per spegnere sul nascere l’incendio.

ANAGRAFE APISTICA NAZIONALE

– L’anagrafe apistica, che con la georeferenziazione consente alle autorità sanitarie di identificare l’ubicazione di tutti gli apiari presenti sul territorio, è lo strumento indispensabile in ogni emergenza sanitaria e opera di risanamento. Nei prossimi giorni verrà effettuata una ricognizione degli apiari presenti in loco e verranno applicati con urgenza i provvedimenti disposti dal Ministero della Salute. Il Decreto Anagrafe Apistica Nazionale del 04.12.2009 e la Legge 313 del 24.12.2004 prevedono la registrazione di tutti gli apicoltori italiani.

TRACCIABILITA’ DELLE MOVIMENTAZIONI

– La tracciabilità delle movimentazioni di alveari, nuclei, pacchi d’api, regine, telaini di covata che hanno interessato la Calabria consentirà di prevedere le traiettorie di fuga del parassita ed organizzare ulteriori controlli a distanza.

RESPONSABILITA’ DEL L’APICOLTORE

– Soltanto se gli apicoltori avranno notificato i propri allevamenti, soltanto se saranno in grado di dare resoconto preciso delle loro movimentazioni, soltanto se mostreranno collaborazione con le istituzioni al rinvenimento di apiari abbandonati ed alveari selvatici, soltanto se avranno coscienza insomma della responsabilità enorme che grava sulla regione Calabria per la salvezza dell’apicoltura italiana, il pericolo sarà sventato.

LE ASSOCIAZIONI APISTICHE

– Il ruolo delle associazioni apistiche nel costruire la responsabilità dell’imprenditore apistico, mostra oggi tutta la sua importanza. Chi ha formato i propri associati a rispondere con puntualità ai principi dettati dal Reg. CE 178/2002 (registrazione-tracciabilità), può dire di avere assolto il proprio mandato e di aver lavorato per dare un futuro al settore. La base su cui si fonda la sicurezza alimentare è l’etica comportamentale dell’OSA: l’autocontrollo, gestito correttamente, è un modus operandi che dovrebbe esser oramai acquisito da ogni operatore del settore alimentare. La presenza della figura del medico veterinario nelle fila dei consulenti che le associazioni offrono agli apicoltori è la cartina tornasole della modernità e della lungimiranza delle politiche associative italiane.

I MINISTERI e gli ORGANISMI loro collegati

– Il dualismo tra istituzioni sanitarie ed agricole può soltanto indebolire il sistema. La mancata chiarezza sulle competenze al livello centrale, più volte segnalata da FNOVI ai MINISTERI, deve lasciare il posto ad una collaborazione sinergica, nella quale ognuno deve fare la sua parte. Gli agronomi occuparsi delle colture e dei trattamenti agricoli, i veterinari delle api e delle loro patologie. I Centri di Ricerca/Enti affiliati devono rispettare l’organizzazione che lo Stato si è dato e riferirsi e coordinarsi con il Ministero della Salute per ogni patologia apistica. La notifica di eventuali sospetti di patologia in atto deve pervenire solo e soltanto all’AUTORITA SANITARIA LOCALE e non ad altri. L’ASL deve esser messa in grado di rispondere alle rinnovate esigenze, quindi dotata del veterinario Ufficiale esperto ed addetto al settore apicoltura al quale dovranno affiancarsi i veterinari degli IZS, con il loro indispensabile supporto di conoscenze e di laboratorio e i medici veterinari liberi professionisti, per affrontare insieme l’emergenza sanitaria.

I MEDICI VETERINARI “ESPERTI” IN APICOLTURA

– Indispensabile è adesso l’opera di tutti i veterinari dipendenti e libero professionisti che si sono formati attraverso i corsi offerti dagli Ordini Veterinari, dalle ASL, dalle UNIVERSITA’, dagli IZS, dalle ASSOCIAZIONI di CATEGORIA, dagli Enti pubblici e privati e dalla FNOVI che sono in grado di lavorare nel settore e di coordinarsi con le istituzioni locali, nazionali ed europee. La FNOVI è convinta che il rispetto della legalità tuteli per primi proprio gli apicoltori. Si è battuta da sempre affinché si instaurasse un corretto approccio tra il settore apistico e le istituzioni, tra gli apicoltori e i veterinari, tra il Ministero della Salute e il MIPAAF. E’ in grado di fornire gratuitamente un corso di formazione on-line di 10 ore a tutti i veterinari che intendono approcciarsi in prima battuta al settore. Produrrà una lista di medici veterinari rinnovata, con evidenza del curriculum del professionista, per valorizzare la competenza acquisita. Tutta l’apicoltura italiana si gioca la faccia a Gioia Tauro. E’ arrivato il momento delle verifiche.

Aggiornamenti relativi al ritrovamento di Aethina tumida nel Comune di Gioia Tauro.

Aggiornato al 19 settembre 2014

Ufficio stampa Fnovi

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