lunedì , 27 Giugno 2022
Recupero di uno sciame in apiario

Recupero sciami naturali.

La sciamatura rappresenta la partenza di uno sciame con la regina, seguita da una parte delle operaie, di una colonia di api; dal punto di vista biologico rappresenta il modo di riprodursi di una famiglia di api. Questo fenomeno, in parte controllabile a secondo le tradizioni e delle tecniche di allevamento diffuse, avviene quando nell’alveare le operaie allevano nuove regine:nel momento in cui queste ultime stanno per nascere, la vecchia regina va via portando con sé diverse api dell’arnia, per formare una nuova famiglia.

La regina appena uscita dall’alveare, temporaneamente, sosta su di un supporto, in genere, un albero oppure un muro in ogni caso non lontano dall’alveare. Le api formano un grappolo disponendosi come le tegole di un tetto e le esploratrici si mettono alla ricerca di siti adatti alla nuova sede della famiglia. Possono intercorrere poche ore o alcuni giorni prima che uno sciame si allontani definitivamente dal sito temporaneo su cui si è fermato. È proprio in questo intervallo che avviene il recupero dello sciame da parte dell’apicoltore.

Il recupero è regolato dal codice civile, in particolare l’art. 924 del C.C. recita “ il proprietario di sciami di api, ha diritto d’inseguirli sul fondo altrui, ma deve l’indennità per il danno cagionato al fondo; se non li ha inseguiti entro due giorni o ha cessato di inseguirli, può prenderli e ritenerli il proprietario del fondo”. I due giorni s’intendono da quando l’apicoltore ne è a conoscenza dell’uscita del suo sciame. Il proprietario del fondo, dove si è posato lo sciame, non può vietare l’accesso all’apicoltore che vuole riprendersi lo sciame. In particolare l’art. 843 recita “ Il proprietario deve parimenti permettere l’accesso a chi vuole riprendere la cosa sua che vi si trovi accidentalmente o l’animale che vi si sia riparato sfuggendo alla custodia”. “Il proprietario può impedire l’accesso consegnando la cosa o l’animale (896, 924; Cod. Pen. 637), ” se l’accesso cagiona danno, è dovuta un’adeguata indennità. Trascorsi i due giorni dall’uscita dello sciame senza che l’apicoltore ne abbia rivendicata la proprietà, il proprietario del fondo può in quel caso catturare lo sciame.

Che cosa fa allora l’apicoltore? Si avvicina allo sciame ponendo un’arnia sotto e con uno scossone vi fa cadere le api dentro. Dopodiché chiude l’arnia, lasciando sola la porticina d’ingresso libera fino a sera per permettere alle api rimaste fuori di entrare tutte nella nuova arnia. Infine porta via l’arnia e il suo contenuto.

Sono tante le storie degli apicoltori, che si vedono ogni anno, protagonisti di azioni di recupero in collaborazione con le Forze dell’Ordine. Non è lontana la vicenda che ha fatto tanto parlare in Italia. L’anno scorso nella nostra Capitale, alle ore 15.00, al Palazzo del Quirinale: uno sciame di api si posa a pochi metri dall’ingresso principale della residenza del Presidente della Repubblica, gli agenti di sorveglianza notano l’assembramento di api operaie e allertano la centrale operativa della Polizia di Stato. Grazie alla disponibilità di un apicoltore, che ha recuperato l’ape regina e le sue migliaia di accompagnatrici, mettendo tutto in ordine dentro un pigliasciame ha portato lo sciame in apiario, lontano della città, dove le api continueranno a fare il loro prezioso lavoro al servizio dell’agricoltura, dell’ambiente e di tutti gli altri esseri viventi. La legge italiana considera le api, un patrimonio dello Stato per l’elevato contributo che danno all’agricoltura.

L’art 1 della Legge 313/2004, nota a tutti per la sua importanza e per aver riconosciuto l’apicoltura quale attività agricola a tutti gli effetti, riconosce l’apicoltura come attività di interesse nazionale utile per la conservazione dell’ambiente naturale, dell’ecosistema e dell’agricoltura in generale ed è finalizzata a garantire l’impollinazione naturale e la biodiversità di specie apistiche, con particolare riferimento alla salvaguardia della razza di ape italiana (Apis mellifera ligustica Spinola) e delle popolazioni di api autoctone tipiche o delle zone di confine. Per questo ogni anno sono davvero tanti gli apicoltori che intervengono su chiamata dei VVFF, Prefettura, VVUU, Polizia di Stato, Corpo Forestale dello Stato, per recuperare uno sciame d’api.

Di solito è un’attività svolta su base volontaria dagli apicoltori che, attraverso le associazioni che operano sul territorio, contribuiscono a salvaguardare le api ma anche le vite umane se vogliamo dirla tutta. Spesso le api costruiscono favi di covata e di scorte negli anfratti dei muri, gronde e cassonetti delle finestre. Alcuni Comuni, più sensibili al fenomeno, si sono attivati nello stipulare apposite convenzioni con apicoltori e associazioni per il solo riconoscimento delle spese di spostamento.

Molto c’è da fare su questa strada e un caso speciale è accaduto alcuni giorni fa in Provincia di Caserta, a testimoniare la grande passione e disponibilità degli apicoltori. Ci troviamo esattamente nel Comune di Casaluce, 10200 abitanti, situato nell’agro aversano il cui territorio ha conosciuto insediamenti umani dal III secolo a.C. Giornata splendida, tipica di un Settembre che saluta l’estate per l’autunno che sta arrivando, quando però, all’interno di un cortile abitato da decine di persone e frequentato anche da bambini, viene avvistato uno sciame d’api che si è fermato a 15 mt di altezza in prossimità di un muro. In effetti, lo sciame era lì da qualche tempo perché erano presenti i favi con scorte e covata, probabilmente nessuno se ne era mai accorto prima. Un gruppo di cittadini interpella l’apicoltore casertano Franco Spinelli, che dopo aver frequentato un corso base nel 2012 svolto a Vairano Patenora, ha acquisito anche le nozioni e l’esperienza per recuperare in sicurezza sciami d’api ogni volta che ci sono casi d’emergenza. Franco Spinelli, già impegnato nel sociale per altre importanti iniziative, grazie all’ausilio di una piattaforma aerea, riesce a raggiungere, mettendo anche a rischio la propria vita, lo sciame e a recuperarlo senza difficoltà salvando le api e dedicando una nuova casa alle stesse. L’esperienza è forse unica e nasconde un doppio significato. L’apicoltura e gli apicoltori sono al servizio della società. Apicoltura non significa solo produrre miele, polline, propoli e altro. L’apicoltura moderna ha anche un’importanza sociale che svolge, in particolare, attraverso l’impollinazione che contribuisce in Italia per 1.7 miliardi di euro sul PLV (prodotto lordo vendibile) e anche quale sentinella e bioindicatore ambientale della salubrità dell’ecosistema.

La famosa citazione di Albert Einstein “Se le api scomparissero dalla terra, per l’uomo non resterebbero che 4 anni di vita” è realmente frutto della mente del più grande fisico di tutti i tempi o si tratta di una “bufala”? Una rapida ricerca su Google sembrerebbe confermarlo in pieno. Eppure sembra che nessuno riesca a trovare la fonte originale da cui è tratta quella citazione. Sta di fatto che l’affermazione è proprio vera!

Gli apicoltori invece, da qualche anno a questa parte, con l’aumento delle sciamature, soprattutto nel periodo primaverile, continuano a prestare il loro impegno gratuitamente per salvaguardare le api, quasi come se fossero degli eroi mettendo anche a rischio la propria incolumità per la società e per questo utile imenottero.

Per questo, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica, a seguito delle difficoltà che molti enti riscontrano ogni anno quando sono allertati dai cittadini, la redazione ha istituito da qualche tempo una lista di apicoltori, a carattere Nazionale, divisi per Comuni, disposti a collaborare al recupero di sciami d’api, su richieste di enti pubblici o privati cittadini.

Chi intende scriversi può compilare il form.

L’elenco una volta completato per provincia sarà inviato ai responsabili istituzionali (Vigili del Fuoco, Vigili Urbani, WWF, Associazioni Agricole ecc.) che in caso di necessità interpelleranno l’apicoltore disponibile nel comune più vicino.

Info Redazione

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