sabato , 14 Febbraio 2026
Una spiegazione scientifica della sosta delle api durante la sciamatura
Api raggruppate in attesa delle esploratrici. Foto di Pasquale Angrisani.

La sciamatura naturale (Quarto metodo per utilizzarla)

Utilizzazione della sciamatura per l’allevamento delle regine.
Si tratta di un allevamento ridotto che ha lo scopo di cambiare le regine ogni due anni in un apiario di 20–30 alveari e di offrire all’apicoltore la possibilità di svolgere un lavoro più impegnativo e di grande soddisfazione.
L’attrezzo base di questo allevamento è l’arnietta. E’ semplice, alla portata di chiunque sappia piantare un chiodo e tagliare un’assicella.

E’ precisa alla Treporte, qui illustrata solo che ha metà altezza, cioè 16 cm.

Essa è composta dai seguenti pezzi:
  1. Un fondo di cm.50 * 50, con una cornice formata da un filetto alto un centimetro, nel quale sono aperte le tre porticine, come si vede nella figura della Treporte.
  2. Un melario delle solite dimensioni interne cm. 45 * 45 * 16 fissato al fondo, provvisto di due diaframmi ermetici, che servono a dividerlo in tre nuclei.
  3. Le tre porticine ricavate sul filetto che fa cornice al fondo, larghe 2 cm. è bene che abbiano un predellino di cm. 6 * 3.
  4. Tre assicelle, costruite in modo che si mantengono perfettamente piane, avranno un foro del diametro di cm. 6 provvisto di rete metallica per il passaggio dell’aria e copriranno l’arnietta ermeticamente.
  5. Una tettoia qualunque copre l’arnietta e uno sgabello alto 40 cm. la sostiene. Quest’arnietta può essere utile anche per sistemarvi favetti di covata che si trovano alle volte nei melari, i quali accettano volentieri una cella reale di sciame.
Ma veniamo alle operazioni più importanti.
  1. Raccogliere lo sciame su due melari provvisti di favi costruiti, muniti di fondo mobile normale.
  2. Quando lo sciame e ben raccolto, calmo, si contano i telaini occupati, uno sciame di 3 Kg. ne occupa 10. Ogni telaino e sufficiente a formare un nucleo per l’allevamento d’una regina. Ogni 3 telaini si prepara un’arnietta nella quale si formeranno 3 nuclei divisi da 2 diaframmi ermetici.
  3. Si prelevano dal ceppo che ha sciamato tutte le celle reali e si scelgono quelle che occorrono, una per ogni telaino da melario coperto di api. Si trattano le celle con molta delicatezza, mantenendole nella posizione naturale, senza rovesciarle, senza esporle a lungo al sole, riparandole dal freddo e dalle correnti d’aria, depositandole infine in una scatola in mezzo al cotone.
  4. Leviamo dallo sciame la vecchia regina, che si trova sempre nei favi centrali e restituiamola al ceppo, dove abbiamo eliminato tutte le celle reali.
  5. In ogni arnietta mettiamo i due diaframmi in modo che risulti divisa in tre scompartimenti uguali.
  6. In ciascuno di questi mettiamo un favetto di api dello sciame; vicino mettiamo un favetto vuoto con innestata una cella reale, volta verso le api, e finalmente mettiamo il terzo favetto, contenente un po’ di miele, badando che questo favo non sia vicino all’entrata per non offrire esca alle saccheggiatrici che insidiano sempre i nuclei più deboli.
  7. Chiudiamo le tre porticine con pezzetti di rete metallica aggomitolata, notando accuratamente che non vi siano fori d’uscita per le api. L’aria deve arrivare ad ogni nucleo attraverso I’apposito foro dell’assicella coprifavo e in parte dalle porticine chiuse con rete.
  8. Sistemati i nuclei in questo modo, osserviamo se vi siano tentativi di saccheggio. Se notiamo api che insistono per entrare dalle fessure, spruzziamole con acqua. La notte porterà la calma, ma e bene osservare anche all’indomani.
  9. Dopo la levata del sole del mattino seguente, se intorno ai nuclei regna la calma, si aprono le porticine, lasciando libertà di volo.
Vedremo un gruppetto di api uscire dalle porticine e fermarsi subito intorno ad esse. Se avessimo lasciato le porticine aperte dopo la formazione dei nuclei, avremmo constatato che le api provenienti dallo sciame, notando subito la mancanza della regina, sarebbero uscite per cercarla.
Invece, costrette a rimanere chiuse nei nuclei per tutta la sera e la notte, si sono accorte della presenza della cella reale che avevamo innestata, l’hanno accolta come sicura speranza della piccola famiglia, e al mattino le stanno intorno pronte a difenderla dal freddo e da qualunque pericolo. Ben presto incominceranno voli di orientamento per fissarsi nella misteriosa memoria la posizione della nuova dimora e, dopo poche ore inizieranno i voli di raccolta.
Anche nella prima giornata di vita dei nuclei, e necessario controllare eventuali tentativi di saccheggio e nel dubbio, si tengono chiuse le porticine finche le ladre si siano dileguate.
Se insistono, si spruzzano con acqua, oppure si cambia posto all’arnietta. I controlli alle celle reali si fanno nel giorno seguente verso sera, per verificare la normalità della posizione delle celle o gli eventuali inconvenienti.
Il controllo sulle regine note e la successive fecondazione si esegue come nella Treporte normale. Naturalmente ogni controllo, trattandosi di 3 favetti da melario, riesce assai facile.

Tuttavia, mi pare necessario raccomandare molta prudenza per non provocare il saccheggio.

L’uso della Treporte e della « mini – treporte » per l’allevamento delle regine, ad uso familiare, presenta i seguenti vantaggi:
  1. Vengono utilizzate celle reali provenienti da sciame naturale che daranno le migliori regine e abbondante prodotto.
  2. Il costo è minimo, considerando che i materiali necessari sono già disponibili in qualunque apiario, appena mediocre.
  3. Si ha la possibilità di operare una selezione oculata di regine provenienti da ceppi che hanno le migliori doti di mitezza, laboriosità e resistenza alle malattie.
  4. La facilità di avere giovani regine selezionate, metterà gli apicoltori che hanno ingegno e buona volontà, nelle condizioni di aumentare il prodotto, aumentare il patrimonio apistico; evitare le perdite causate dall’orfanità dopo la sciamatura o durante l’inverno.
  5. Le operazioni necessarie, come ho scritto sopra, daranno all’apicoltore confidenza nelle manipolazioni, grande soddisfazione nella conoscenza della vita dell’alveare e infine capacità di svolgere un lavoro nobilitante e redditizio. Certo non è il lavoro monotono della catena, né basta premere un bottone, occorre una partecipazione intelligente e amorosa ai segreti della natura.

Quando nella Treporte ci sono tre regine feconde che aiutate dalle operaie hanno riempito di covata e scorte i tre nuclei, si può aumentare il numero degli alveari operando in questo modo:

  1. Si mette ad un fianco della Treporte un’arnia nella quale si travasa tutto il nucleo, spostando di circa 30 cm. in senso opposto i due nuclei rimasti.
  2. Si lascia così una settimana, quindi si fa la stessa operazione con il nucleo dell’altro fianco.
  3. Dopo un’altra settimana, si possono spostare i due alveari dei fianchi, aiutarli tutti e tre con la nutrizione stimolante e con aggiunta di favi di covata opercolata.
Anche l’orientamento delle entrate è presto usato bene dalle bottinatrici. Si avranno così tre alveari normali, pronti a superare l’inverno.
Se Ie regine della Treporte sono due, si possono ricavare due alveari ed avere ugualmente un buon risultato.
Infatti eravamo partiti con una famiglia che ha dato uno sciame. Messo lo sciame al posto del ceppo e questi nella Treporte, con stagione media costruirà i favi del nido e darà un melario di miele. Il ceppo, come abbiamo visto sopra può formare, due o tre alveari.
Come si spiega un risultato così positivo?
Ci sono due fattori che contribuiscono ad ottenerlo:
  1. Il blocco della covata, ottenuto convogliando tutte le bottinatrici nello sciame.
  2. Il contributo di tre regine giovani, selezionate, che aiutate convenientemente daranno una forte popolazione capace di formare tre alveari normali.

Naturalmente si possono avere anche difficoltà non previste, prima fra tutte la cattiva stagione. Tuttavia è certo che il metodo è valido, confermato dall’esperienza di molti apicoltori continuata per anni, in posizioni diverse.

Abramo Andreatta.
Articolo tratto dalla rivista “le nostre api” Anno XIII – N.4 – Aprile 1985 pubblicata dal Consorzio Apistico Provinciale di Trento.

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